Il mio cielo

Mi alzo dalla sedia investita da una massa di pensieri che feriscono l’anima per le verità che contengono.

Vado fuori, c’è odore di ginestra. Guardo il cielo che si mostra netto ai miei occhi senza sbavature né fraintendimenti.

Con il naso all’insù annego in quel celeste intenso e tu diventi parte di me, mi sembra addirittura di riuscire a vederti nel profilo di una nuvola ovattata. Forse sei tornato per prendermi per mano oppure per stringermi in un abbraccio da togliere  il fiato tanta è la forza che sprigioni, tanto è il tuo calore. Ricordi quando mi prendevi la mano e la stringevi forte alla tua?  Ti restituivo la stretta e si stava così senza parlare.

Non accontentarti” mi dicevi “dei rimasugli di felicità. Vivere non significa accontentarsi, vivere significa amare, essere aperti all’Amore, amore che ha il potere di unire, illuminare e guarire, a volte devi passare attraverso la disperazione per conoscerne la gioia”.

Il cielo allarga adesso il suo celeste, torno dentro con calma.

“… guarire”.

Sento forte  l’odore della ginestra e la tua mano ancora stretta nella mia.

Ti voglio bene Papà.

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