Io, Renzo e l’aquilone

Ho una passione che mi porto dietro da bambina, quella di costruire e far volare un aquilone.
Ricordo che il primo giorno delle vacanze estive, terminata la scuola, insieme a mio cugino Renzo si andava a comprare la carta colorata e lo spago. Intanto, strada facendo, discutevamo sulla forma che gli avremmo dato: a rombo, quadrangolare o a forma di pesce.
L’aquilone ha uno scheletro che è una colonna vertebrale da nord a sud ed un arco elastico da est a ovest. L’arco doveva essere tutto d’un pezzo capace di opporre resistenza al vento.
Il nostro laboratorio era il box di mio padre, dietro la casa facevamo man bassa di canne di tutte le specie prediligendo però il giunco ed il pioppo.
E s’iniziava: dimensioni e taglio della figura, lo spacco in due delle canne, la costruzione dell’arco, il fissaggio dello scheletro al foglio. Quante canne ridotte a niente a furia di pareggiarle, quanti archi si stroncavano sul più bello con lo scheletro che maldestramente fissato sguazzava impietoso, quante volte si è dovuta abbandonare la forma prescelta per mancanza di carta o bacchette.
Finalmente, ultimata la costruzione, si animava con il vento. Saper mettere il vento appartiene ad un istinto, ad un intuito. Non esistono regole fisse perchè il vento ha un’armonia invisibile, ma dopo aver passato una mattinata a costruire e a discutere eravamo impazienti di sperimentare.
L’aquilone ha un grande nemico: l’albero. I nostri aquiloni sembrava avvertissero il pericolo perchè oltre una certa altezza si rifiutavano di elevarsi cominciando a far capriole e giravolte, allora io e Renzo intervenivamo con delle modifiche, con assoluti lampi di genio apportati ai venti o alla coda.
Non so poi per quale ragione ero sempre io che correvo mentre Renzo dirigeva l’azione seduto sul prato.
Quando l’aquilone  si alzava con modo deciso, superando la quota critica, potevo finalmente lasciargli il filo e vederlo salire lassù.
Accadeva, purtroppo, che incominciasse a far le capriole, precipitare calamitato dagli alberi, restare prigioniero impigliato tra i rami di una quercia di cui non s’arrivava in due ad abbracciarne il tronco.
E lì non c’era assolutamente più nulla da fare, nessun rimedio, bisognava soltanto lasciarlo lassù a dibattersi disperato fintanto che si lacerava spezzandosi.
Noi ci accontentavamo di riportare a casa lo spago.  🙂

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4 thoughts on “Io, Renzo e l’aquilone

  1. Vuoi il mio pensiero? Sei sicura?

    Due parole, racchiudono ciò che provo, per quello che vedo, ciò che voglio vedere …

    SEI FANTASTICA!

    Chi non lo ha capito, scusa ma non merita menzione.

    Vola libera, leggera
    Non pensare al vento
    E nemmeno al vuoto
    Sotto a te c’è un mondo
    Non esiste il vuoto
    Non esiste il nulla
    Tu
    Colore della vita
    Sorriso delicato
    Tu
    Che libera sei e voli
    Con te.

    Pier (con affetto e stima, un pensiero per te)

    Mi piace

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