Il terremoto

E’ l’alba di un giorno d’estate.

In silenzio m’infilo i jeans, le scarpe da tennis e sono fuori. Con i pensieri ridotti in pappa.

Inizio a correre, prima lentamente poi sempre più forte. Prova a raggiungermi adesso. Nelle cuffiette arriva la musica di Mengoni che a squarciagola canta “gra-zie per a-vermi fat-to ma-le non lo di-men-ti-che-rò….”, corro più veloce, nessun filo logico tra i miei passi e i pensieri.

Ho un terremoto che brucia dentro.

Corro sull’erba umida di rugiada,  una cornacchia emette in cielo il suo grido stridulo.

Mi hai fatto male. Se qualcuno mi avesse allertato sul dolore che avrei un giorno provato non ci avrei minimamente creduto. Quale male avrebbe mai potuto venirmi da te? Dov’è finita quella voglia di “essere noi due”?

I fili d’erba si rialzano dopo il mio passaggio a cercare ancora la luce. Non me l’aspettavo sai, ma in fondo non esiste dolore che capisci fintanto che non lo provi. E adesso lo conosco questo dolore nuovo, questo terremoto che mi brucia dentro. Piovono le mie fanculizzazioni a manetta verso di te, di me, verso di noi.

Curi le foglie e non ti accorgi che l’albero è già morto.

La corsa è finita, sono stremata dentro e fuori,  ora posso tornare a casa.

E come facevo un tempo per annullare i dispiaceri dei vent’anni vado in cucina ad affogare la violenza della rabbia. In un grande barattolo, nella credenza a vetri, ci sono le salsicce sott’olio. Ne prendo due e inizio a mangiarle. Così, alla cazzo. E sempre con quel terremoto che non si placa dentro.

Dalla televisione la voce di un cronista annuncia un’edizione straordinaria del telegiornale: “Nella notte nuove scosse di terremoto di magnitudo 4,9.  Non si registrano fortunatamente danni a cose nè a persone”.

Stai mentendo bastardo di un giornalista. I terremoti fanno “sempre” danni alle persone.

Ho finito di mangiare, la rabbia è placata e riesco perfino a sorridere.

E allora “gra-zie per a-ver-mi fat-to ma-le non lo di-men-ti-che-rò….” canto a squarciagola anch’io.

Lascerò le foglie cadere una ad una verso il loro destino, c’è un altro treno fermo alla stazione ed io sto andando a prenderlo perché adesso è tempo di vivere.

E scusami cronista perchè  avevi ragione tu, da questo terremoto non viene registrato …. “nessun danno alle persone”.

Già, fortunatamente proprio nessun danno.  🙂

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9 thoughts on “Il terremoto

  1. “Chi è stato danneggiato è pericoloso, perché sa di poter sopravvivere” Questo sostiene Josephine Hart nel suo libro “Il danno”. Un bel libro da cui Louis Malle ha tratto un bel film con un conturbante Jeremy Irons

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  2. Sai che oltre ad essere simpatica sei pure brava? 😄

    Ho sbirciato nel tuo blog….complimenti!! Davvero! Io torno di sicuro, senza rompere nulla, senza fare danni, spero! 😄😄

    Si corre a filo d’acqua,
    Solo per stare in piedi
    Non conta troppo il tempo
    Nemmeno quei pensieri
    Quelli che ritornano
    Sai,di grande effetto,
    Ma il correre più forte
    È ciò che fa volare….
    Oltre.

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