“Amico” dolore

A Genova, alle cinque e quaranta di un mattino di febbraio, faceva piuttosto freddo.

Il cielo era una lastra grigia e compatta, la luce che trapelava, triste. Ero uscita in silenzio dallo scompartimento del treno con addosso il malessere della stanchezza del viaggio e mi ero avvicinata al finestrino nel corridoio. C’era un’aria stranamente rarefatta.

Avevo preso appunti e scritto quasi tutta la notte sul mio quadernetto a spirale con i fogli a righe. Un pensiero poi scritto di getto mi aveva attraversata la mente,  subito avevo strappato il foglio in quattro pezzi e l’avevo lasciato lì, sul sedile, accanto alle mie poche cose.
Sopra quel treno sferragliante, fermo nella stazione di Principe in attesa di riprendere la sua monotona corsa, io ero diretta in Francia, precisamente a Nizza, dove ero attesa da un luminare.

Sulla banchina umida di quella stazione c’era un ragazzino con un fascio di giornali sotto il braccio. Li distribuiva gratuitamente a passeggeri distratti e stretti nei loro cappotti, poco inclini a un sorriso o a una piccola mancia. Poco più in là, un inserviente strascicava pesantemente i piedi, allungando in avanti il busto sotto il peso d’un secchio di acqua torbida e una vecchia scopa.

Appoggiata al finestrino di quel lungo corridoio pensavo alla mia reazione al dolore, di quanto m’imponessi di scollarlo dalla realtà. Uno scollamento desolante ma necessario perchè mi era insopportabile capire di essere più o meno sempre allo stesso punto. Quando il dolore era arrivato a bussare alla mia porta avevo accumulati tanti progetti, alcuni veramente inebrianti. L’energia viva ed impaziente del mio carattere aveva presto lasciato spazio ad un senso di soffocamento, un senso di panico puro.
Con poca forza di volontà e tanta rabbia dentro avevo reagito.  Ero un animale braccato che si voltava di scatto ma la nostalgia per la vita era ancora più forte del desiderio e si era letteralmente impadronita di me.

Quando il dolore è insopportabile ci sembra che non debba avere mai fine. Trascorriamo notti insonni e se all’alba finalmente prendiamo sonno è un sonno inquieto e agitato, con quel dolore che è sempre una presenza viva dentro di noi.
Eppure proprio quel breve sonno ci rende persone diverse.
Il dolore è sempre lì immobile ma è meno infuocato di prima. Le fitte che ci provoca sono meno lancinanti. Ci sentiamo è vero sempre malati di quel dolore ma è come l’inizio di una sana convalescenza. Non sempre si guarisce completamente, il dolore non ci abbandona mai del tutto ma il male è così debole e in un certo senso gentile, che finiamo addirittura per volergli bene e ce lo portiamo dietro come fosse un amico, un amico segreto.

Il fischio del capotreno annunciava la ripresa del viaggio verso Nizza. Sentivo lo sbattere metallico e grattato delle porte e quel lento ondeggiare dei vagoni che sembrava tardasse a prendere slancio.

Quando sono tornata indietro nel vagone, lo scompartimento era completamente vuoto.

Dal finestrino,  per metà lasciato abbassato, era entrato il vento.  Aveva portato via dal sedile i pezzi di quel foglio a righe con il pensiero scritto e subito dopo stracciato in quattro. Non c’era più dolore accanto alle mie cose, solo una sana convalescenza, incalzante e incanalata come la vita che mi scorreva dentro. Ancora piena di elettrizzante energia. Una nuvola passando davanti al sole aveva oscurato l’aria ma subito il cielo era tornato di un limpido azzurro e non c’era più nessuna tristezza lassù, in alto.

E neppure un dolore.

20130824_111141Elaborazione @Fotograffio

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45 thoughts on ““Amico” dolore

  1. magari con il tempo il dolore viene alleviato anche dalla rassegnazione.
    a me è capitato di non dormire per mesi a causa di una brutta esperienza, ma un giorno mi sono svegliata felice di aver dormito per tutta la notte e quella mattina dopo tante ho sorriso, e tutto sembrava meno pesante il dolore al cuore, i pensieri tetri. sono passati anni e riguardando ciò che avevo scritto in quel periodo mi sono scese due sole lacrime per me stessa, ma si va avanti.
    un bacio Cla

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    • Ciao Kla, benvenuta 😉
      Il tempo, che può essere rappresentato anche da un breve sonno, è davvero un grande medico. Guarisce e lenisce molti mali. Non tutti, purtroppo. Purtroppo.
      Personalmente ho imparato ad “occuparmi” di un problema ancor prima di “preoccuparmi”, forse solo per non sommare il peso delle due cose.
      Si va avanti, certo, guai se non fosse così e possibilmente al posto delle due lacrime… con un bel sorriso 🙂
      Un bacio anche per te 😉

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  2. Si capisce subito che sei una persona sensibile…lo si vede da come scrivi. Ad ogni modo il dolore fa parte della vita umana; è il tempo che poi, senza fretta, è buon medico, nel senso che se si riesce pian piano a superare quello che ci capita di brutto, a mano a mano che il tempo passa, viene lenita anche la rabbia e la disperazione. E’ come quando ci si procura una ferita da taglio: ci vuole il suo tempo, dopo averla disinfettata, perché si cicatrizzi. La stessa cosa avviene quando si passa un periodo difficile: basta aver pazienza e perseveranza perché la serenità prima o poi arrivi.

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  3. Io col Dolore ho un rapporto greve.
    Non sono mai riuscito a dominarlo, o in qualche modo assimilarlo a qualcosa che purtroppo ci tocca.
    Lo subisco e basta.
    Passa lentamente senza un perché, e mi lascia sempre un amaro come inchiostro.
    In qualche modo me lo porto appresso da sempre, e le pause che mi concede sono veramente brevi.
    Il tempo di un respiro sul mare.

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    • Sai … ci sono persone che con il dolore ci parlano, ci scendono a patti e non si lasciano invadere la vita accettando passivamente la sorte.
      Io ho cercato di farmelo amico, forse ingenuamente spero nella sua lealtà, nel suo impossibile tradimento. Siamo diventati amici forse perchè abbiamo visto l’una nell’altro lo stesso genere di non-appartenenza, io con il mio male non sono un pubblico ordinario e nello stesso tempo lui non è uno spettatore distaccato.
      Mi spiace leggere il tuo commento che in qualche modo sa di resa ed è poco, troppo poco il tempo di un respiro sul mare. Troppo poco per chi ha voglia di vivere.
      Ti lascio un pò del mio ottimismo, mostralo al tuo dolore appena si palesa, hai visto mai funzionasse? 🙂
      E ti lascio anche un abbraccio forte, sincero 😉

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  4. Bellissimo questo racconto cara Afinebinario… E’ vero, lascia un po’ di speranza e ottimismo. Anch’io ho un dolore grande con cui sto convivendo (credo che siamo in molti in questa situazione) ma per ora non riesco a farmelo “amico”; spero di riuscirci presto perché ho voglia di tornare a vivere pienamente. Il tuo racconto mi aiuta a trasformare la speranza in fiducia. Come ha detto un commento più su, ci vuole pazienza…
    Grazie per le cose belle che scrivi.
    Buon fine settimana.

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    • Coraggio Laura 😉
      L’ottimismo e la speranza sono i remi per arrivare in porto quando i motori entrano in avaria, dobbiamo crederci noi per prime e lo dobbiamo fare fino in fondo.
      Grazie per essere passata qui e mai, non perdere mai la fiducia.
      Un forte abbraccio e buon fine settimana anche a te 😉

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  5. La caratteristica dei blog come il mio, che sono monotematici e si collocano immediatamente in una determinata casella, è che sai subito cosa stai per leggere, toh, al massimo non sai se la ricetta sarà dolce o salata.
    Non ero preparata all’emozione che mi ha dato il tuo post di oggi. E non ho capito se è un racconto autobiografico o di fantasia. In ogni caso chapeau, A fine binario, e tutta la mia considerazione. Silva

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  6. Ma quando hai scritto avevi in mente il dolore fisico o il dolore per aver perso qualcuno? Che tipo di dolore avevi in testa? Il dolore lo vivo un po’ come lo hai vissuto tu se è dolore fisico. Quando c’è l’ho addosso penso che posso apprezzare i momenti in cui sto bene. Da bimbo mi captava quando avevo la febbre o il mal di gola. Stavo a letto immobile aspettando che passasse. Poi a un certo momento arriva un sollievo, leggero , piano piano. Capitava di addormentarmi e il giorno dopo tutto era finito. Adesso che sono grande prendo la cosa in maniera diversa , come ho già scritto in un mio post. Se soffro di mal di testa o cervicale, penso a Gesù che travagliato la croce, a piedi nudi, mentre lo insultavano e gli tiravano calci, con la schiena a brandelli. In confronto cos’è un mal di testa? Quindi chiedo al Padre di sopportare il dolore e di farmelo passare quando Lui pensa sia il momento…. E funziona!

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    • Ciao Michele. Questo post riguarda una mia esperienza personale, ho problemi di salute e dopo un primo momento di smarrimento in cui ho sentito tutto precipitare, ho reagito metabolizzando il dolore come fosse un mio amico. Fino ad oggi si è dimostrato un buon amico spero continui ancora così.
      Scrivi una profonda verità: dobbiamo apprezzare tutti i momenti positivi perchè ne abbiamo tanti ma molto spesso tendiamo a dimenticarcene.
      La Fede è una grande risorsa, non mi piace però farne ricorso solo nel momento del bisogno; vorrei sentire quella scintilla accesa dentro di me in ogni momento, soprattutto quando le cose vanno bene.
      Mi è sempre caro leggerTi 😉

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      • La Fede è come una pianta: va sempre annaffiata. Per farlo ti consiglio di pregare. Noi abbiamo iniziato a pregare il Rosario ogni sera insieme, all’ospedale da nostra figlia. Da allora non abbiamo più smesso. È un dialogo continuo che voglio sempre coltivare e mai interrompere. Questa è stata la nostra strada, ognuno deve trovare la propria e non è facile.

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  7. Con il dolore non si impara a convivere MAI !! Sembra che ci si abitui un po’ solo quando si attenua.
    Ma quando riprende più forte e rabbioso di prima fa piangere lacrime amare e ci si chiede il perchè di tutta questa sofferenza.
    Non ho mai avuto una risposta e ormai sento che finirà solo quando chiuderò gli occhi per sempre!
    Un abbraccio forte forte cara Amica♥
    liù

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    • Carissima Liù ho letto con attenzione il Tuo commento.
      Kahlil Gibran sul dolore scriveva: “Il vostro dolore è il rompersi del guscio che racchiude il vostro intendimento. Come il nocciolo del frutto deve rompersi perchè il suo seme possa ricevere il sole, così dovete conoscere il dolore”.
      Conoscere vuol dire prendere conoscenza di ciò che si ha. Piaccia o non piaccia.
      La conoscenza porterà poi all’accettazione o al rifiuto.
      Ho imparato sulla mia pelle che rifiutando il dolore o subirlo, stavo peggio. Stavo peggio perchè “lui” era sempre lì, come scrivi Tu forte e rabbioso, ed io lottando con tutte le mie forze alla fine non soltanto ero oltremodo debilitata ma ero diventata un’altra persona, una brutta persona: aggressiva, dura, ribelle, cattiva, depressa, sconfitta e umiliata. E il dolore era sempre lì, forse se la rideva di tutti i miei sforzi e forse chissà diventava ancora più forte. Rifiutarlo o subirlo era una strada che, nel mio caso, aggiungeva dolore al dolore, un fardello troppo ingombrante.
      Un proverbio recita: “Per il bene del padrone si fanno le feste al cane”.
      Non posso certo dire di averlo festeggiato, questo mai. L’ho accettato per il bene verso me stessa. E’ un ospite inopportuno, è vero, ma “convivendoci” giorno dopo giorno ho imparato a conoscerlo per benino e a contrastarlo, a non lasciarmi comunque sopraffare, a tenergli testa cercando di debellarlo, a tramutare quel forte dolore in una pacata sofferenza e quella pacata sofferenza in un fastidio quotidiano. Oggi siamo “amici”, in senso lato ovviamente, quella sofferenza di cui accenni Tu è cambiata, si è mitigata rendendo il mio dolore accettabile ed accettato.
      Non c’è una risposta al perchè esista la sofferenza Liù. Alcuni l’addebitano al destino o alla malasorte, altri ad una sfiga personale. Io mi rallegro quando incontro la gioia, la serenità, la felicità e mi rattristo davanti al dolore, al male, alla sofferenza. Mettendo però questi sei elementi su un piatto mi rendo conto che appartengono tutti ad uno stesso seme. Un seme che si chiama Vita.
      Ricambio col cuore il Tuo abbraccio e che sia una splendida domenica 😉

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  8. Il dolore….
    Qualcuno dice che ricorda a noi stessi di essere vivi. Può darsi, ma non sempre lo vogliamo come rammemoratore.
    Io ancora non ho finito, so cosa vuoi dire, ho visualizzato il tuo viaggio, immaginato il treno, le voci, i profumi e gli odori…tutto, anche il dolore. Tra qualche giorno sarò di nuovo in ospedale, rileggerò questo racconto, per avere coraggio.
    Un abbraccio!
    By Pier

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    • Bentornato Pier.
      Accade soltanto ai vivi di conoscere il dolore e accade soltanto ai vivi di soffrire per dolore. Ci sono persone che non tollerano il benchè minimo dolore e ci sono quelle capaci di portare dentro di loro enormi dolori. Il dolore non sceglie le persone e nessuna persona sceglierebbe mai di conoscere il dolore.
      Il dolore semplicemente arriva.
      C’è chi lo subisce, chi lo rifiuta, chi ci convive, chi lo tollera, chi lo maledice, chi lo sopporta, chi lo biasima, chi lo accetta.
      Siamo qui con qualche difficoltà a tracciare la rotta della nostra vita ma anche con la sensazione eccitante di avere il timone di una nave che esplora un oceano.
      Coraggio Comandante, siamo con te.

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        • Comandante Pier suvvia … saprà pur bene quale strumenti scegliere! Ciò che serve sono le carte, le stelle, il mare.
          Lasci perdere l’inchino, La prego! 🙄
          La Vita che ci viene data è un dono che esige l’obbligo di viverla non è un semplice passaggio per la vita o attraverso di essa e la risata è “sempre” propedeutica: sono certa indebolisca il transito del dolore. O almeno, mi piace crederlo.
          Grazie a Te Pier, grazie 😉

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          • Sei fantastica! (Posso dirtelo?)

            Rimani nei paraggi, i binari mi danno la direzione, ed il treno ha battiti regolari.
            Vedo ultimamente non c’è più molto interesse per quello che scrivo, ma probabilmente mi sono illuso ce ne fosse prima.
            Apprezzo i pochi, ma veri, che si affacciano nel mio mondo. Grazie!

            “Sei apparsa per caso
            O così mi pareva
            Ma poi nulla è per caso,
            Specie quando
            Il calore,
            quello puro, vero e sobrio,
            Ti riveste e lo senti,
            Non a caso
            O per gioco
            Ma per darti il ricordo
            Di un sorriso scordato,
            Per ridare la nota…
            Quell’accordo che senti,
            Senti dentro, già è tuo,
            E riparte l’orchestra
            Quella della tua vita.”

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            • E vai!
              Dicono che il mattino abbia l’oro in bocca: stamattina il mio mattino si è palesato con una bella poesia che vale più dell’oro.
              Grazie Pier 🙂
              Il Tuo blogghino è bello solido, c’è dentro l’Arte che manca al mio: Poesia e Musica.
              Molte volte le persone si affacciano (guarda che capita anche a me) leggono la tua poesia e sembra limitativo commentarla solo con un “mi piace” oppure con uno stringato commento tipo “bella poesia”. “Ti sembra” che non ci sia interesse per quello che scrivi, ma non è così, fidati.
              E della “musica” ne vogliamo parlare? Fai di quelle robe lì che ogni volta che le ascolto mi ritemprano la giornata…
              Da te i numeri sono dati dalla “qualità”, hai capito Pier? 😉
              E poi hai quell’avatar batuffoloso 😳

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  9. Ti ho letta tutta d’un fiato,è stato come fare una corsa.E’ bellissimo il modo che hai di raccontare e come vivi le situazioni.
    bella anche la foto.
    Antonella’86

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    • Ciao Antonella86 benvenuta. La fotografia è opera di un mio caro amico, il suo nick è Fotograffio, si diletta come può.
      Grazie per le cose che mi scrivi ma adesso riposati dopo la corsa e riprendi fiato.
      a presto 😉

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  10. Ciao Afb, mi piace moltissimo il tuo blog, vorrei proporti di scrivere insieme a me un racconto e partecipare a “20lines” dove possiamo anche proseguire l’incipit lasciato da un’altra persona. E’ un progetto stimolante.
    Hai la mia e-mail per contattarmi.ti aspetto

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    • Grazie Giuseppe e ben arrivato in questo spazio 😉
      Sono andata a leggere qualcosa su “20lines” e devo dire che è un progetto interessante per chi ama scrivere.
      Attualmente impegni di lavoro sempre più pressanti e non ultimo il blog stimolano sufficientemente le mie meningi anche a livello residuale.
      Ti prometto di pensarci e, se del caso, farti sapere. Grazie per essere passato e per la condivisione di un’idea. A presto, dunque 🙂

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  11. il dolore è un compagno di viaggio, a volte silente, altre terribilmente invadente, ma sta lì da tanto tempo che è ormai una consuetudine disattesa, un pò come una presenza che si da per scontata e forse ci si stupisce quando non c’è …
    Buonanotte AFB 🙂

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    • Ciao carissima Marilena 😉
      Il dolore appartiene alla Vita che vuoi farci?
      Certo che vengo da te a leggerti, lo sai che lo faccio sempre con piacere. Il problema sono i manicaretti che sforni, da te si indugia piacevolmente in cucina e il resto sembra passare in secondo piano.
      Ma recupero, giuro! 😉
      Che sagoma quell’uccelletto con gli occhiali da sole sul ramo. Mi regala felicità quando lo vedo apparire …
      un bacione 😉

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