Un sabato d’autunno

Fotograffio ha l’influenza e fuori piove.

Alle otto di questa mattina, dopo aver trascorso tutta la notte a stilare una relazione che doveva dimostrare l’equilibrio nella gestione di un’impresa osservata da un punto di vista economico tra la reddittività degli investimenti aziendali e l’onerosità dei mezzi di finanziamento acquisiti, avevo solo voglia di mettermi a letto con due cuscini sopra la testa senza più alzarmi, senza aprire nessuna finestra, senza vedere nessuno nè ancora meno rispondere al cellulare.

Proprio l’incessante suoneria del telefono con un sincronismo perfetto mi ha invece costretta a rispondere mandando all’aria il mio programma.

“Affy … mi dispiace tantissimo per il lavoro” esordisce con tono avvilito e sofferente.

“Non ti preoccupare Fotograffio, è tutto finito. E’ venuta fuori una relazione niente male” gli  rispondo.

Per un’impresa la scelta di delegare a terzi alcune attività aziendali comporta la perdita di controllo. Un grave rischio e lo sappiamo bene noi che ci occupiamo di gestione esterna. Io e Fotograffio nel nostro lavoro rappresentiamo un’impresa e non possiamo permetterci nessuna perdita di controllo nè tanto meno possiamo delegare a terzi. Abbiamo pompato duro in questi ultimi anni.

“Affy sto male”. Una strana resa nella sua voce.

I miei  pensieri sbalzando si rompono in tutte le direzioni.

Conosco Fotograffio da lunga data. E’ un toscanaccio di quelli veraci, con lui non ho mai avuto un accenno di noia, una manifestazione di vuoto. Siamo sempre andati uno in soccorso dell’altra lasciando transitare nella nostra amicizia tutto quello che ci andava, anche quando le nostre strade non erano molto praticabili. Si lamenta adesso e sembra rivolgersi a qualcuno in attesa.

Con gli occhi a pampinella ho preso il mio ultimo disegno ancora incompleto e mi sono seduta sul letto, il cellulare in vivavoce. Ho ripreso con la matita a disegnare un casolare, non so nemmeno bene cosa.

“Raccontami qualcosa, dai”  gli dico. Quando Fotograffio sta male per esorcizzare la paura ha bisogno di parlare a raffica, senza un nesso preciso. A me spetta solo l’onere di dargli il via, il famoso “la”.

Ed inizia a raccontarmi che c’è un posto dalle sue parti che non mi ha fatto ancora visitare. Sa che mi piacciono i parchi e questo posto si chiama Parco dell’Orecchiella. Ci sono borghi medievali molto suggestivi che contano pochi abitanti come Tereglio e Montefegatesi. Confesso di non averli mai sentiti prima d’ora. Dice che mi porterà a mangiare le frittelle di farina di castagne, in quelle zone è pieno di questi alberi. Poi mi racconta la lunga storia di un diavolo che è il protagonista di una leggenda garfagnina. Io disegno il mio casolare a piccoli quadratini.  Lui parla di Borgo a Mozzano e di un ponte sul fiume Serchio. Sono troppo stanca, sono assente come una figura di carta e non riesco a seguire tutte le sue parole, sono troppo distante per pensare ai cipressi e ai pini che mi sta adesso raccontando. Mi piacciono i pinoli ma il disegno comincio a vederlo annebbiato, quasi spiegazzato. Che situazione curiosa.

“Dopo questa chiacchierata mi sento veramente molto meglio e sono passate oltre due ore” sta adesso dicendo Fotograffio. Mi saluta con quell’allegria che gli è congeniale, quasi ristabilito. Gli tiro un bacio con la mano, una manciata di coriandoli in un carnevale finito.

Scivolo nel letto con due cuscini sopra la testa. Cellulare spento.

Mi rannicchio nel sonno, la pioggia non ha ancora smesso di cadere.

Finalmente ho finito il disegno. Oggi è l’ultimo mio pensiero.

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Il mio disegno a matita

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Eccomi “bambina” alle prese con un disegno

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63 thoughts on “Un sabato d’autunno

    • Grazie Ludmilla, il caro Fotograffio reduce da una brutta influenza sta decisamente meglio. 🙂
      Mi piace disegnare da quando ero bambina (ho parecchie fotografie che mi ritraggono all’opera) parto da un cubetto poi ne aggiungo un altro e via dicendo. Se la conversazione si dilunga viene fuori un paese intero. Era un disegno iniziato da tempo e rimasto lì in sospeso, mentre stamattina parlavo ho finito il praticello e la parte che resta dietro alla costruzione. Però non sono capace di disegnare le persone. 🙂
      Un bacione e buona domenica 🙂

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  1. Dal ponte alla casa, un sentiero ampio e solo un poco in salita. In pochi istanti si arriva, si bussa alla porta e si viene accolti. C’è sempre aria di festa in casa, e suoni di parole che si ricorrono tra le pareti: quando una prende l’altra si compongono storie che tutti ascoltano incantati. La padrona di casa sta seduta a un tavolo, dove disegna con mano sicura e dove cattura le parole, con una retina come quella di Teresa, la vispa, le raccoglie e le infila su di uno spago robusto, per formare collane rilucenti di pensieri ed emozioni. Tutto è sorridente, in quella casa disegnata con la matita, fatta di pietre e mattoni e parole e sensazioni piacevoli. Vuoi trovare la casa? Prendi il treno rosso, sul disegno laggiù e prosegui… sino a fine binario.

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    • Te riesci sempre a sorprendere. Già ma sei un Raccontatore, un Uomo di parole. 🙂
      Mi ci vedo come la vispa Teresa fra l’erbetta che con il retino cattura le parole. Ahahahahah.
      Grazie per aver lasciato parole, le conservo sai….
      Un abbraccio forte, anzi visto che ti piacciono particolarmente ce ne sono due tutti per te. 😉
      Ciao Ysker.

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  2. Bello questo post cara Affi, un altro pezzetto della tua vita che hai condiviso con noi in modo così sentito e realistico al contempo, ti ho seguito in ogni cosa che facevi, dicevi, sentivi insieme a Fotograffio (a proposito, auguri! Sto curandomi anch’io per l’influenza) e poi a conclusione un disegno davvero bellissimo! Complimenti cara. Un abbraccio.

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    • Grazie carissima, in fondo il blog è condivisione nonchè complicità tra noi. 😉
      Come scrivevo a Ludmilla adesso Fotograffio sta meglio, il peggio è passato. Curati molto bene anche tu perchè è davvero una brutta influenza quella che sta girando in questo momento.
      Mi piace disegnare (comunque il disegno è alla buona, basti guardare il laterale della costruzione), disegno spesso quando sono al telefono o ascolto musica. Disegno da tanto tempo e a tal proposito ho aggiunto una foto di quando avevo cinque anni dove, appunto, disegnavo.
      Un bacione e ti auguro una buona domenica 😉

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  3. Caspita,masei bravissima!! Parlando e ascoltando hai disegnato quasi un’intero borgo.
    Io al massimo faccio solo quadretti con barre,sono negata nel disegno! 😦
    Bella la chiacchierata con Fotograffio che poco dopo stava già meglio.
    Eri una bellissima bambina e scommetto che sei una bellissima donna,principalmente nell’animo!
    Un abbraccio e un bacio,buona domenica!
    liù

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    • Ullallà sempre gentile nei tuoi commenti. Inizio bene la giornata con te. 😉
      Ti definisci negata nel disegno, io sono stata giudicata negativa nel disegno. Non ci sono mai persone, gli alberi sono irrilevanti e in secondo piano, non c’è mai un unico corpo ma un agglomerato, le porte sono sempre chiuse se non addirittura sbarrate. E potrei continuare …. 😦
      Da bambina il primo aggettivo che bene mi rappresentava era “diligente”.
      La “diligenza” mi è rimasta intatta, non sono forse un treno? 😉
      Un bacione cara Liù e grazie sempre per essere qui, è un piacere grande per me. 😆

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  4. Complimenti!!!! Un disegno bellissimo e anche l’ aiuto che hai dato a fotografico con il semplice ascolto. Non riesci nel tuo disegno a intravedere qualcosa di ciò che ti è stato raccontato? Secondo me c e e per questo e ancora più vivo. Buona domenica 😉

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  5. Amica mia dolcissima! Quanto sei brava a disegnare… @_@ io sono semplicemente una schiappa… non so fare una linea dritta nemmeno con un righello. Tu, invece, sei una vera disegnatrice DOC. Con una matita sei riuscita a fare un vero dipinto. Davvero complimentissimi! Forse ti ha ispirata anche la telefonata ^_^ Mille baci. Complimenti. E buona domenica pomeriggio.
    P.S. se può consolarti, qui a Bari è brutto tempo e pioviggina da 3 giorni :-S

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  6. Per un’impresa la scelta di delegare a terzi alcune attività aziendali comporta la perdita di posti di lavoro e non di controllo che si può esercitare comunque sulla ditta che effettua i lavori, sicuramente si ottiene un risparmio nella voce costi del personale e quindi sui costi fissi del conto economico, ma nessuna “relazione” parlerà mai di padri di famiglia che si ritrovano senza lavoro ad un’età che non consente di rifarsi una vita, non parlerà mai della povertà a cui si condannano i dipendenti licenziati, all’impossibilità di percepire una pensione senza più contributi versati, hai loro figli che non potranno andare all’università.
    Di questo bisognerebbe parlare, non di l’equilibrio nella gestione di un’impresa, osservata da un punto di vista economico, tra la reddittività degli investimenti aziendali e l’onerosità dei mezzi di finanziamento acquisiti, bisogna parlare di famiglie, di sopravvivenza, di dignità calpestata.
    Scusa lo sfogo, anche se non c’entra niente col tuo post volevo dare una voce ai tanti licenziati per aumentare il profitto e la redditività aziendale.
    Un abbraccio.

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    • E’ uno sfogo legittimo il tuo Antonio e deve essere assolutamente ascoltato e rispettato. Aggiungo pure che il tuo sfogo è il mio ma una relazione tecnica non parla di padri di famiglia che perdono il posto di lavoro. Quelle sono maledette sopravvenienze passive che non rientrano in nessuna relazione, in nessun bilancio e a cui nessuno in quelle sedi fa menzione, purtroppo.
      Falliscono però con un ritmo incredibile anche tante micro aziende e non ha senso perorare lavoro senza perorare l’impresa, l’unica in grado di creare lavoro.
      La perdita del lavoro con la mancanza di conseguente autonomia economica, la perdita della propria dignità sociale è un dramma dei nostri anni che non può continuare in eterno. Occorre valorizzare le energie, le competenze e le forze per cambiare lo stato delle cose ma soprattutto dobbiamo credere che questo sbando non duri ancora a lungo. Crederci è una promessa che dobbiamo a noi stessi.
      Un forte abbraccio

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      • Se si licenziasse solo per evitare il fallimento sarebbe anche accettabile, ma tu che sei competente sai bene che spesso lo si fa solo per aumentare i dividendi ai soci o per consentire al titolare di comprare una barca più grande e un’auto più costosa.
        Io mi auguro che questo sbando duri poco ma sono sicuro che chi oggi ha perso il lavoro a 40/45/50 anni non lo troverà facilmente neanche con un nuovo miracolo economico.
        Una buona serata.

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        • Ho amici in quella fascia di età che non hanno più lavoro. Hanno famiglia, un mutuo sulle spalle, figli universitari e genitori pensionati che, per quanto possibile, provano a mantenerli. Provano, a volte senza riuscirci. E allora i pasti si consumano alla Caritas, si chiede solidarietà tra gli amici, si vive alla giornata ed ogni tanto si conoscono gli stenti.
          Questa realtà valida per oggi non posso credere duri all’infinito. Non posso e non voglio credere. Mi aspetto non un miracolo economico bensì un diritto sancito dalla nostra Costituzione.
          Io voglio credere, sperare in un domani diverso. Migliore.
          Buona serata anche a te Antonio

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  7. E’ fortunato Fotograffio ad averti incontrata e probabilmente lo sei anche tu. Sebbene fossi così esausta sei stata ad ascoltarlo per alleviare quello stato d’animo poco sereno che avevi percepito dalla sua voce… e alla fine stava meglio. Si evince un filo continuo tra di voi, che evidentemente vi fortifica a vicenda. D’altronde, cos’è l’amicizia? se non il sorreggere l’anima altrui? GRAZIE! perché hai poi davvero “sfornato” qcs da leggere col cuore. Un abbraccio. Marilena

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    • Stamattina Fotograffio stava decisamente meglio, merito dei medicinali antinfluenzali però.
      C’è un buon feeling tra me e lui, lo ammetto.
      Passo da te a vedere cosa di buono hai sfornato, è l’ora di cena ed io ho un certo languorino … 😉
      un abbraccio e un bacione 😉

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  8. Il ponte del diavolo! Questo bellissimo ponte è tutt’oggi avvolto da un velo di curiosità e mistero. Dice che nessuno sappia quando è stato costruito ed è sorprendente la sua solidità . Pare che sia stato fatto costruire dalla contessa Matilde di Canossa per agevolare il passaggio da un borgo all’altro, sul fiume Serchio. La leggenda dice che ad un capomastro fu affidata la costruzione del ponte. Questo uomo conosciuto per la sua bravura e serietà cominciò i lavori ma nonostante la buona volontà non riusciva a finire il ponte. Una sera mentre era seduto sgomento lungo la sponda del fiume gli apparve un uomo tutto elegante che gli promise che avrebbe finito lui il ponte in una notte, in cambio però voleva l’anima del primo essere che fosse passato sopra il ponte. Era il diavolo! Il costruttore disperato per il disonore davanti ai paesani per la incapacità accetto l’offerta. Il diavolo allora in una notte tirò in alto tutte le pietre del fiume le fece roteare in un vortice e quando ricaddero si unirono in quel bellissimo ponte. Il costruttore in un primo momento felice della bellissima opera si penti subito pensando alla povera anima che sarebbe passata il giorno . Corse dal vescovo che li disse di far passare dal ponte un maiale. il giorno dopo quando il diavolo, che si era messo in mezzo al ponte, vide che il maiale affacciarsi alla base del ponte e tutto soddisfatto incominciare a salire verso di lui, fu preso dalla rabbia e con un grande balzo si buttò di sotto e nessuno lo vide più risalire…da qui il nome :::) Un pò lunga ma non ho resistito da buona toscana!
    Il tuo bellissimo disegno sembra proprio che ritragga un immagine dei vecchi casolari di Lucca. Mi sembra però un pò triste ..o sbaglio?
    Forse avevi sonno 🙂
    ti abbraccio e …buona notte!

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    • Perfetto, proprio quello che mi ha raccontato il mio amico Fotograffio. Mi aveva infatti parlato anche di un maiale.
      Lui parlava ed io arricchivo il foglio di nuovi elementi.
      Ti sembra triste il disegno? Mah … non saprei.
      Sonno ne avevo davvero tanto, ricordo bene.
      Ti abbraccio anch’io, buona notte.
      Grazie per il tuo fantastico commento, mi ha fatto davvero piacere. 😉

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  9. Ciao Affy, che dire! Complimenti a Fotograffio, è un vero genio! E complimenti anche a te per il bel disegno, sei davvero brava. Se questi sono i “pasticci” che fai mentre sei impegnata al telefono, figuriamoci gli altri! Buona settimana! Spero ti sia ristabilita! 😉

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    • Ciao Enrico ma capperi quanti premi hai collezionato! Ancora complimenti, s’intende. 😉
      Io disegno quadratini, mi verrebbe da dire che sono una cubista ma verrei male interpretata. Una cubettista può andar meglio. 🙂
      Adesso sto benissimo come pure Fotograffio che ha finalmente finito di graziare i timpani altrui con i suoi starnuti e colpi di tosse.
      Grazie Enrico, un abbraccio 🙂

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  10. Sai che mi ero perso, MEA CULPA, MEA CULPA, questo tuo articolo?! Sono imperdonabile. Domani faccio 5 giri del campo senza fermarmi. Giuro.
    Bellissimo come sempre. I tuoi racconti, i tuoi frammenti di vita, sono sempre molto belli, ben descritti e ti rendono partecipe. Complimenti veramente.
    E poi, che invidia vedere il tuo disegno. Io sono ancora orgoglioso dell’unico disegno decente (copiato) che ho fatto, l’ho incorniciato da quanto ne sono orgoglioso… per il resto, penso che il disegno più incredibile è quello dell’omino stilizzato… oltre incomincio ad incartarmi. La mano fa il disegno basilare, da bambino con la benda sugli occhi, ed il cervello ha in testa Monet. Ci dev’essere un blocco stradale da qualche parte. Appena lo scopro, forse riuscirò a disegnare decentemente. Se lo scopro. Questi maledetti lavori in corso sono malefici ed infidi… si spostano, si nascondono, non si fanno trovare.
    Scusa, mi sono perso: Complimenti 🙂

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  11. Ma sei bravissima!!!! Proprio tanto bello!!!
    Anch’io da piccola disegnavo moltissimo, ancora oggi disegno di tanto in tanto, ma così, a mano libera, al massimo faccio qualche fiorellino.
    Complimenti davvero!
    Mchan

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    • In questa fotografia scattata da mio padre avevo cinque anni circa ed ero biondina grazie al sole-mare-sole-mare.
      Oggi sono mora e sbuffo … come un treno!!! 😉
      Grazie per il commento ma … tu eri “quello” di Sorrento o sbaglio? 😳

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  12. Ciao Afinebinario. Era da da un po’ di tempo che pensavo di affacciarmi alla tua “finestra”- non Bill Gates parla di “windows” 🙂 -. Ho ammirato molto il tuo “disegno a matita”, un po’ come uno che non sa suonare il violino ma che apprezza una esecuzione musicale. Si’, perche’ io avevo sempre 4 in disegno.
    A proposito, ti racconto questa:in terza media ebbi una supplente di Avellino, che ci assegno’ come compito di disegno di disegnare un paesaggio. Il giorno dopo, chiese ad alcuni-compreso me- di farle vedere il compito. “Ma…queste Vargiu-e’ il mio cognome- sono bambinate!” mi disse. Poi continuo’: “ma non so…se sei cosi’ anche nelle altre materie, addio!”. “Signora-le dissi io-…io questo so fare, mica e’ copla mia se non riesco a disegnare, e riguardo a come vado nelle altre materie, le dico solo questo: per fortuna il disegno non e’ materia di esame!”. Credo che avesse capito come andavo nelle altre materie.
    Ciao 🙂

    Marghian

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    • Ciao Marghian, devo dire che anch’io ogni qualvolta mi affaccio alla tua finestra ammiro la tua conoscenza musicale. Suoni molto bene, niente da dire.
      Mi ha fatto piacere la tua visita. 😉
      Trascorri un serena domenica, ti abbraccio

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      • Ciao, Afinebinario, beh…suono poco, ed ho imparato un po’ di musica per conto mio, e da ragazzo. Da quando vivo da solo (la tristezza non c’entra, triste non lo sono per niente…)suono cose che so gia’ fare, e non ho approfondito lo studio dei miei strumenti (chitarra e tastiera). “Da quando vivo da solo”, nel senso puramente logistico: aver da fare tutto in casa, per giunta dover anche..ed ancora (a quasi 61 anni) lavorare, viaggiare per recarmi al lavoro e coso, non lascia tempo per uno studio sistematico, ne’ per la musica, ne’ per qualsiasi altra cosa e…si fa’ quel che si puo’. hai visto il mio ultimo post? E’ in due parti, ho terminato la prima. Poiche’ ho due blogs, ti indico che il post sta nel blog dove senti la musica. Sentirai (se sentita non l’hai gia’ 🙂 ) una melodia sarda, e’ una canzone che avrai sentito dalla voce di ANDREA PARODI, “Non potho reposare”. Io, per il blog, faccio le musiche “a tema”. Poiche’ il post tratta di un radiotelescopio che e’ stato installato in Sardegna ( nella prima parte ho trattato il rapporto degli ANTICHI sardi con gli astri), e ci ho messo la mia interpretazione de “Non potho reposare”. La canzone e’ talmente famosa da noi che, se la Sardegna diventasse una nazione..questa musica ne sarebbe l’inno nazionale, davvero!!!! Tanto i sardi ci tengono. Nota bene: Parodi la interpreto’ molto dopo..la canzone e’ dei primi anni ’40 ed altre versioni sono molto piu’ vecchie-anni ’40, ’50, ’60 o ’70-. Ciao, abbi una serena notte ed un buona settimana 🙂

        Marghian

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  13. Ahi hai amica, nonostante la tua evidente e coinvolgente apertura verso gli altri, blindi la casa che disegni, tieni tutte le finestre chiuse, la costruisci di mattoni regolari e rigorosi, non la completi con un giardino… Non avere paura. Io, per esempio, non ti farò mai del male.
    Ti voglio bene, ti ammiro e condivido.

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    • Proprio vero, sai Silva che da un punto di vista psicologico è un disegno che presenta diversi aspetti negativi? Credo di essere una persona abbastanza estroversa con gli altri eppure nella lettura del disegno si avverte una chiusura. Mah … un mistero. 😉
      Grazie cara, sono fortunate le persone che incrociano la loro vita con la tua ed io lo sono stata.
      Ti stringo forte in un abbraccio 😉

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  14. Credo che il disegno possa avere una connotazione negativa o meno, a seconda del “contesto”. Se l’opera avesse come titolo “sera d’autunno”, ecco che…e’ normale che alla sera, in una stagione come l’autunno o l’inverno, una casa (di campagna specialmente) abbia le finestre chiuse, ed i colori siano cupi. Il post ha per titolo “Un sabato d’autunno”. In questo “contesto”, il disegno cosi’ com’e si colloca perfettamente. Se ci si da’ come titolo “solitudine”, il significato ..cambia ancora. Non si tratta di “significato negativo” o “non negativo”, e poi….questo lo sa l’autore, con che stato d’animo ha fatto il disegno, eccetera. Se ho sbagliato in qualcosa, Considera il mio.. 4 in disegno 🙂

    Ciao.

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