“Nonno … raccontami di quando avevi la mia età”

Sai che esiste un “deposito dei sogni”?

Sono i sogni irrealizzati, usati, nascosti, avanzati, denigrati, impossibili.

Ci sono i sogni di chi non c’è più, di chi è andato via per sempre senza aver fatto in tempo a spenderli, a viverli tutti i suoi sogni.

Sono qui, sul bordo dell’imbuto del deposito dei sogni a cercarne uno per me.

Lo voglio leggero come una farfalla e  morbido come una nuvola. Lo voglio unico ed esclusivo. Voglio il sogno che ho perso. Voglio mio Nonno.

Intenta a districare in questa grande massa informe mi sono accorta di non essere sola. Un’ombra scura è accanto a me, guarda dentro e non cerca, guarda dentro e non parla. Solo il respiro un po’ rantoloso a indicarmi la sua presenza. Con la coda dell’occhio, sperando di non essere vista, lo guardo. E’ un vecchio di circa ottant’anni, una testa pulcinesca, fissa un punto remoto dentro questo grande imbuto. E’ come un paziente che respira ma non vede, non sente e non si muove, rimarrà in vita finchè il crepuscolo invernale non scenderà miracolosamente su di lui.

Solo per un attimo il nostro sguardo si incrocia, è curioso il mio, è assente il suo.

Chissà “cosa” o “chi” sta cercando in questo posto.

In silenzio, continuo a ravanare.

Poi le cuffiette nelle orecchie mi tradiscono e imbarazzata me le tolgo. Ho i R.E.M. nelle orecchie. Peter Buck capace di costruire il suono in tanti strati fondendosi al canto ipnotico e trasognato di Michael Stype, il leader che masticava le parole, lasciano adesso la mia persona completamente imbambolata con la loro poesia, con la lora magia, con la loro forza. Mi lasciano imbambolata davanti a un uomo che non conosco, un nonno che appartiene a qualcuno, un vecchio che appartiene alla stessa società come appartengo io. Un uomo che in silenzio al bordo di un imbuto ha ascoltato la mia stessa musica sintonizzato sulla mia stessa scia d’onda e che mi sta sorridendo con gli occhi celesti, come quel cielo che si allarga sempre più sopra le nostre teste.

“Tu, come ti chiami?”  la sua è una voce morbida, quasi felpata.

Mi chiamo …. “ penso che la prima è morta, la seconda sta nascendo. Non migliore, non peggiore, solo un’altra. “…mi chiamo Affy”.

Sorride ad un antico ricordo.

E poi quasi a rincorrere quel mio vecchio sogno.

“Nonno raccontami di quando avevi la mia età”.

Prende fiato, fissa qualcosa di astratto e poi:

“Alla tua età sognavo la rivoluzione Affy. E la rivoluzione  era possedere un’auto veloce, era possedere la vita in grande. Nei miei sogni c’era un grande paese, grandi macchine, grandi popoli. C’era la conquista dell’America con la sua musica dove il viaggiare era una condizione fisica e interiore, c’era l’autoradio che rappresentava uno strumento di sovversione. Motori a due o quattro ruote che avevano la musica al posto della benzina ed erano capaci di mettere tutto in movimento.
Eri una bambina ancora piccola Affy quando la chiave entrava nel cruscotto, quando sentivi il cambio del motore e la leva che passava da R a N, a D. Era lì che cominciava il nostro viaggio con una musica a basso costo, una chitarra e uno spinello, una coca-cola e una ragazza. Sfumacchiavamo, niente di più. L’eroina era ancora lontana e la realtà non corrispondeva mai ai veri sogni, per alcuni un quadro fosco e senza speranze ma era così difficile allora restarne incontaminati. A te è arrivata un’eredità fredda e a tratti svuotata di contenuti, sono arrivate persone spesso omologate e piuttosto deprimenti, un terreno fertile dove è difficile definire la distinzione netta tra “buoni” e “cattivi”.
Eri una bambina ancora piccola  Affy quando dall’America arrivava il messaggio che la musica era qualcosa in più che viaggiava oltre il suono perchè nella musica c’era la rabbia, la rivolta, la protesta, il sogno. C’era la speranza.”

Parla con un giro di parole sfumate, garbate, malinconiche e al suo fianco la mia voce cristallina sembra un perfetto complemento.

“Bisogna essere nomadi, bisogna attraversare le idee come si attraversa una strada o una città” .

Poi il silenzio, lo sguardo torna assente, le parole non hanno più nessun suono. Solo il suo respiro rantoloso a tenermi compagnia.

Latitano oggi i tuoi sogni senili così come latitano i miei desideri ancora giovanili, abbiamo in comune lo stesso destino Nonno, lo subiamo apparentemente imperturbabili, tu che ormai attraversi la vita come un uomo di passaggio, io che cerco il tuo respiro dentro lo stesso imbuto, io che attraverso la vita cercandoti.

Torneremo in questo deposito dei sogni, ci incontreremo io e te al bordo di questo imbuto, il crepuscolo invernale lo faremo attendere ancora un po’.

Oggi sono tornata a cercarti, tu eri già lì ad aspettarmi.

Mi racconterai di quando avevi la mia età.

Ti ascolterò implorandoti di aiutarmi a non guardare giù, nel fondo.

“Mi aiuterai, vero Nonno?”

20130720_155648

Mio Nonno @ Fotograffio

Annunci

45 thoughts on ““Nonno … raccontami di quando avevi la mia età”

  1. Com’è tenero e leggero questo racconto! Sembra quasi una fiaba da ascoltare prima di andare a dormire…
    Bella e originale l’idea del “deposito dei sogni”, non ci avevo mai pensato, ma sono d’accordo con te che esiste. Mi piace molto questo nonno che ti accompagna nel tuo percorso di vita, è come un angelo custode su cui puoi sempre contare. Sai, dicevo proprio qualche giorno fa ad un altro blogger che a volte si verificano strane coincidenze, anche con te questa volta: ho scritto un semplice racconto che riguarda un nonnino proprio qualche giorno fa, solo che aspettavo dicembre per postarlo per una ragione personale… ho l’impressione che a volte noi bloggers siamo in “connessione” con l’anima, ed è semplicemente fantastico!! Un grande abbraccio cara Affy. 😉

    Mi piace

  2. Mi sono piacevolmente persa tra le parole che hai scritto, per un attimo mi sono ritrovata a cercare non so cosa nel “Deposito dei Sogni”… Anzi, forse lo so cosa sto cercando, magari lo troverò… Ti abbraccio cara Affy… Buon fine settimana! 🙂

    Mi piace

  3. non potevi scrivere una favola più bella….complimenti davvero….mi sono emozionata ricordando i miei nonni,la sera prima di addormentarmi parlo con la mia nonna preferita,quella che ero più legata e sai quante volte l’ho sognata….loro ci proteggono e ci stanno sempre accanto…..un bacio affi

    Mi piace

  4. “We shall overcome,
    we shall overcome,
    we shall overcome some day.

    We’ll walk hand in hand,
    we’ll walk hand in hand,
    we’ll walk hand in hand some day.

    Oh, deep in my heart,
    I do believe
    we shall overcome some day.”

    Buona serata e buona notte, Affy del mio cuore da Silva e Joan Baez

    Mi piace

  5. Ho depositato tanti sogni, laggiù, non sai quanti. E tra questi ora ne lascio uno, in cui io e te e le altre e gli altri ci incontriamo, a uno starbuck, con bicchieroni di caffè appoggiati al banco, dietro la vetrata, a guardare la gente che passa e a commentare, con un sacco di canzoni che si sentono in sottofondo.
    Hai lasciato un bellissimo sogno, tu, hai svelato un po’ della tua anima, un po’ delle cose che hanno fatto di te la splendida persona che sei. Grazie, Affy.
    Salutami il nonno, quando lo vedi di nuovo, digli che deve essere orgoglioso di sua nipote.

    Mi piace

  6. Ma che bel racconto, mi sono commossa! Ottima anche l’idea del deposito dei sogni, di solito, se si ha un solo sogno questo rimane in un cassetto. Meravigliosa la descrizione del nonno, certo che se vivesse al giorno d’oggi e vedrebbe questa crisi ne rimarrebbe molto amareggiato! Oggi c’é il benessere, ma purtroppo ci sono famiglie che hanno problemi grossi per la mancanza del lavoro. Comunque, a parte questo sono sicura che,da come scrivi da ragazzina avrai avuto un diario personale, e l’avrai tenuto con la massima cura. Buona giornata cara Afi.

    Mi piace

  7. Il titolo di questo articolo affi mi ha incuriosito e mi sono messo a leggere. Ho 60 anni, come un cretino mi sono ritrovato a piangere e come un cretino ho anche il coraggio di ammetterlo,sei dolcissima,sei lei che ha portato il sole nella mia giornata cupa,auguri di ogni bene da carmelo

    Mi piace

    • E no io non voglio farti piangere, perbacco!
      Carmelo grazie e se in qualche modo posso aver contribuito a farti star bene sono contenta per questo.
      Grazie e benvenuto in questo mio blog, mi farà piacere leggerti ancora 😉
      un caro saluto

      Mi piace

  8. A te è arrivata un’eredità fredda e a tratti svuotata di contenuti, sono arrivate persone spesso omologate e piuttosto deprimenti, un terreno fertile dove è difficile definire la distinzione netta tra “buoni” e “cattivi”.

    Come è vero !
    Complimenti per lo scrivere così sublime !
    Ciao.

    Mi piace

  9. bellissimo il tuo racconto Affy,nel leggerlo pensavo a quanto mi manchi la mia nonnetta materna dove da ragazza passavo tutti i miei fine settimana.
    La sogno frequentemente ,certe volte è un sogno che mi riporta indietro nel tempo ,e
    rivedo lei come era ,altre invece come il sogno di 4 notti fa era angosciante,sapevo che lei non c’era più e sentivo che mentre dormivo piangevo per il dolore e la nostalgia!
    Un bacio ,buona domenica♥
    liù

    Mi piace

    • Liù mi si stringe il cuore nel leggerti perchè spesso provo anch’io i tuoi stessi sentimenti. Per mio Nonno così speciale e per mio Padre che mi manca da morire.
      Da lassù, appoggiati ad una nuvola come fosse una finestra speriamo possano seguire il nostro cammino, i nostri passi ed aiutarci a stare bene 🙂
      Un abbraccio speciale anche per te, sempre così cara 😉

      Mi piace

  10. “Coincise con un assopimento.
    So solo che qualcosa o qualcuno era venuto a raggiungermi. Non so cosa fosse.
    So che era di sesso femminile,
    non è forse il sesso che si tende ad attribuire a qualcuno cui si soccombe?
    Quella notte compresi il significato del verbo soccombere.
    Ero sveglio o dormivo? Non ne ho idea.
    Bisognerebbe non aver mai parlato, non aver mai letto,
    perchè la parola non abbia un’aria di dèjà vu,
    perchè abbia ancora il fulgore perentorio di una lama illibata.
    A che scopo cercare di dire qualcosa che appartiene alla sfera dell’indicibile?

    Restituire il mio corpo, la mia anima, la mia pelle e il mio sangue a quella folgorazione interminabile a quell’incandescenza boreale, a quell’ineffabile ebrezza di soccombere, proiettarsi in paesaggi interiori e colori mentali che trasformano l’architettura delle mie ossa nel loro equivalente musicale, che dettano al mio cuore il ritmo geniale del piacere”

    sogni suoni e gocce di meraviglia, sai come stupire ed emozionare, come rinnovare la bellezza, grazie 🙂

    Mi piace

  11. Il solo titolo mi ha commosso…sono entrata nel tuo racconto trasportata da una dolce melanconia .. ho sentito la voce di mio nonno .. e di mia nonna che mi hanno cresciuto con amore . Grazie per avermi “ricordato” i miei “ricordi”. Ti abbraccio dolcemente come facevano i miei nonni con me! :*

    Mi piace

    • Wow Carla!
      Sai che questo blog è nato quest’estate per caso, merito di colleghi che approfittando di un mio momento particolare me lo hanno regalato senza offrirmi possibilità di ripensamento?
      Ecco ti racconto questo perchè vorrei dividere con loro il Tuo apprezzamento, loro che continuamente mi dicevano “ma perchè non apri un blog …?”.
      Loro che oggi osservano tra le quinte il mio percorso compiacendosi per quella collega che adesso è una donna serena.
      A Te Carla, a loro che “guai se non ci fossero” e a tutti coloro che ho l’onore di aver conosciuto su queste pagine: “GRAZIE”.
      Un abbraccio Carla 🙂

      Mi piace

  12. Che bello il Deposito dei Sogni e che dolce questo racconto… Sei sempre così dolce cara amica mia… mi sei mancata, lo sai? Quando ti leggo, inconsciamente mi sento serena. Non so come fai… e il Deposito dei sogni, lo voglio anche a casa mia! Chissà cosa ci tiro fuori! ^_^ bacioni dolcissima amica! :-****

    Mi piace

  13. Struggente di dolore, come la vita quando ci toglie chi amiamo di più e ci lascia un segno perenne che ci cambia e dal quale non possiamo più tornar gli stessi. Vero, si può rinascere…. ma tutto è comunque DIVERSO, nulla sarà più come prima, tantomeno NOI. Ti abbraccio, FORTE.

    Mi piace

Il tuo commento:

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...