Profumo di merendine e amicizia

Sul tavolino di legno in sala d’attesa c’è un contenitore pieno di caramelle. Al suo fianco in bell’ordine ci sono alcune riviste.

Ne prendo una qualunque, leggo il titolo di un sondaggio:

 “Hai un ricordo che ogni tanto ti ritorna in mente?”.

Ho frequentato le scuole elementari dalle suore. La maestra, Suor Letizia, era una suora alta e legnosa, con gli occhialini cerchiati d’oro e le labbra sempre serrate, egoiste nei baci. Aveva una voce squillante, alta e aspra che vibrava come la campanella quando suona la ricreazione e che a me, ogni volta, faceva sussultare.

Dietro la scuola, separata da una rete d’acciaio a maglie grandi verdi, c’era una casa per le persone anziane e quando il sole era alto i vecchietti passeggiavano lentamente nel cortile, traballando dentro corpi logori e passi malfermi asciugavano ai raggi le loro ossa scricchiolanti.

Con Giulia dividevo il banco accanto alla finestra ed è così che avevo conosciuto Pietro, un vecchietto che passeggiava sempre solo, le spalle ricurve e le mani intrecciate dietro la schiena. In realtà non sapevo se quello fosse realmente il suo nome, lo chiamavo in quel modo perché aveva sempre con sé tante chiavi tintinnanti che penzolavano dalla cintura dei pantaloni.

Un giorno mentre ero fuori in cortile e c’era il sole alto, quelle chiavi mandarono un riflesso, un bagliore, ed io mi ero incantata a guardarle. Avevo otto anni, Pietro si era avvicinato tremolante alle maglie della rete, le chiavi tintinnavano e parlando con le mani mi aveva fatto capire che quelle erano le chiavi della sua vera casa, lontana da quel posto.

Quanta simpatia avevo per lui.

Il martedì e il giovedì noi studenti ci fermavamo a scuola e nel pomeriggio si faceva basket. A fine pranzo veniva servita una merendina confezionata e subito dopo, per circa mezz’ora, le suore ci lasciavano andare fuori, in cortile. Custodivo con cura quel dolcetto ed ogni martedì e giovedì come per un tacito accordo lo portavo a Pietro. Lui mi aspettava vicino alla rete, gli brillavano gli occhi  mentre infilava le dita tra le maglie per prendere quella leccornia e se pioveva stava ugualmente lì ad aspettarmi sotto un ombrello rosso come un papavero in mezzo al prato. Ricordo che scartava subito il dolce, se lo portava alla bocca senza dire nulla, mai un grazie, mi sorrideva con un sorriso grande e gli occhi lucidi. Se poi anche Giulia non mangiava la sua merendina io le chiedevo il permesso di prenderla e la portavo a Pietro che in certi giorni poteva contare su una doppia razione. La sua felicità nel vedere due involucri al posto di uno non la riesco a  raccontare però mentre scrivo provo la stessa commozione di allora. Rivedo i suoi occhi posarsi sulla rete, infilare la mano rugosa tra le maglie e afferrare piano piano, uno alla volta, i dolcetti dalle mie mani. Sorrideva con una felicità che mi allargava il cuore mentre stringeva quegli involucri. Quando ci separavamo gli dicevo sempre ciao ma lui non mi rispondeva, quel ciao però a me sembrava di sentirlo o forse, così giovane,  non ci facevo troppo caso. Rientravo a scuola nella mia classe e lui nella casa con gli altri vecchietti.

Un martedì pomeriggio di primavera con il solito dolcetto in tasca mi ero avvicinata alla rete ma Pietro non venne. Ricordo che quel giorno mi ero appoggiata alle larghe maglie verdi ed avevo iniziato sommessamente a piangere. Chissà se era tornato nella sua vera casa. Rientrata in classe ero andata silenziosa al mio banco, accanto a Giulia. Suor Letizia mi aveva chiamata a sé e per la prima volta mi aveva abbracciata. Pietro non sarebbe venuto più.

Questo è un ricordo che mi torna spesso in mente.

Poso la rivista sul tavolino di legno accanto al contenitore con le caramelle.

La porta dello studio si apre, qualcuno chiama il mio nome.

Mi alzo e nel prendere la borsa tintinnano le chiavi.

E sento che per me andrà tutto bene.

 

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75 thoughts on “Profumo di merendine e amicizia

  1. ricordo che ogni tanto mi viene in mente…..

    seconda elementare, mi scappa, mi scappa, mi scappa….non ce la faccio più….ma niente il braccio non si alza e la bocca non si apre per chiedere il permesso di andare in bagno….e niente…me la faccio sotto…
    e capita spesso, molto spesso.

    e quel senso di blocco e di inadeguatezza ancora non mi passa.

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    • Ciao Marianna, innanzi tutto felicitazioni per il nuovo arrivato.
      Credere nelle proprie potenzialità penso sia il primo passo da fare. Non giudicarti, non essere severa verso te stessa, concediti la fiducia e la stima che meriti.
      Io sono uscita da casa molto presto e di errori ne ho fatti tanti. Tornassi indietro però li rifarei tutti. Ho preso in testa pesanti travi ed ho battuto la faccia su tanti muri. Mi son fatta male e mi sono rialzata, alcune volte con sfrontatezza altre leccandomi le ferite chiusa in un angolo. La vita è fatta di salite e di cadute, occorre avere la consapevolezza di questo. Ho imparato a guardare le cose positive che sono presenti nella mia vita e per le quali ho lottato tenacemente ed ho imparato a gioire per le soddisfazioni inaspettate, ho imparato ad accettare tutte le mie debolezze.
      Imparare a volersi bene Marianna questo è il consiglio che, se me lo permetti, sento di darti. Il passato è passato non serve rimuginare, toglieresti inutile tempo al presente su quale invece devi focalizzare tutte le tue forze. Lo devi a te stessa e alla tua famiglia.
      Auguri di cuore
      Affy

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  2. Ho, come te, il ricordo di un nonnino, cieco, che viveva di stenti, accanto alla bella casa dei suoi parenti benestanti. Con mia sorellina, spessissimo, si bussava alla sua porta per regalargli la nostra merenda, la torta di mamma e il succo di frutta. Quegli occhi immersi nel buio erano in contrasto con un sorriso dolce e solare, con un timbro di voce dolcissimo. Per noi era un nonno e, dopo tanti anni, quando era stato portato chissà dove, mia sorella lo ritrovò in ospedale, solo, non più in sè, ad affrontare la fine ….

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  3. immagino gli occhi di giulia, la luce che attraversa la retina del canestro, il senso di infinito che a 10 anni stringiamo nelle labbra ancora fragili … chissà se quelle lacrime erano petali di rosa, se il suono della memoria assomiglia, senza pausa, a quello dell’anima quando si spalanca

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  4. Mi hai comosso, Affy… è bellissimo questo tuo ricordo! Ed è bello che tu lo abbia voluto condividere con i tuo amici bloggettari… 😉 Buon pomeriggio, dolcissima! 🙂

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  5. Che ricordo commovente! Purtroppo sono stata anch’io in collegio nelle superiori, ma non ho un bel ricordo. Le insegnanti erano molto attaccate alle alunne che non avevano difficoltà di apprendimento e che avevano una buona dialettica; chi era un pochino riservata era messa da parte! Soprattutto la mia insegnane di italiano diceva che “Le alunne brave sono le mie cocche”. Secondo te, un’insegnante che esce con queste frasi è da considerarsi brava? Assolutamente no! Per non parlare poi delle suore, con la loro mentalità arretrata, i loro rimproveri, e molto spesso le punizioni. Ho dovuto lasciare il collegio perché ero esasperata, e nella scuola dove sono andata in seguito ho trovato un ambiente molto più accogliente e collaborativo, ma soprattutto aperto al mondo.
    Un abbraccio cara Affy!

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    • Non ho neppure io avuto un buon rapporto con le suore e non ho infatti proseguito i miei studi all’interno di quel plesso scolastico gestito da loro.
      Capisco molto bene le tue parole e il senso di emarginazione che si vive causato proprio da chi dovrebbe “educare” con le parole e con l’esempio, non con assurde punizioni.
      A causa di quegli anni oggi faccio un distinguo netto tra la Chiesa e il clero.
      Un abbraccio Roberta 🙂

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  6. (da me ti ho risposto cosi’…)
    Ciao!!! Il fatto e’ che i beatles erano piu'”immediati” (orecchiabili), mentre i Rolling forse sono-in genere- meno “gradevoli all’orecchio” (pensa alla differenza tra “satisfation” e “let it be”, una rokeggiante e l’altra melodica e lenta. “Beatles” e “Rolling” sono stati comunque un binomio insuperabile..tipo la canzone che dice “c’era un ragazzo che come me amava i beatlese i rolling stones..”. Un abbraccio anche da me .. (((^-^))) io lo disegno cosi’, l’abbraccio. Ciao 🙂

    Marghian

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    • Ho letto la tua risposta da te. 🙂
      Bellissimo il tuo abbraccio (((^-^))) mi piace!
      Non tutte le canzoni dei Beatles mi piacciono, i Rolling Stones sono stati una ri-scoperta.
      p.s. certo che il tuo avatar un po’ … m’inquieta 😉

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      • Ti inquieta? Forse perche’ ti fa pensare ad un teschio? Niente di tutto questo!!! E’ una immagine che ricorre spesso in ufologia, e rappresenta solo un particolare-ed ipotetico- tipo di alieno. Per la precisione, l’alieno di quelli che i militari dell’aeronautica americana avrebbero trovato dentro ad un veicolo che sarebe precipitato nei primi giorni di luglio del 1947 in una tenuta agricola nei pressi di Roswell, una cittadina nel New Mexico. Io ci sono affezionato, dato gli argomenti che tratto (l’universo eccetera).

        Pensa al mio avatar come un possibile essere di un altro pianeta, diverso da noi solo per la forma del viso e per il colore della pelle-si dice “grigia”, ma con dentro cuore ed intelligenza. Forse da qualche parte, su qualche pianeta, un essere come questo, esiste. Forse. Ciao, Afi (ah, grazie per aver messo il “mi piace” sul mio post…)

        Marghian

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  7. Bello il tuo racconto.
    Devo dire che ti invidio un pò !
    Se tu riesci a staccare così bene la spina dalle turbolenze della vita, hai già realizzato metà dell’opera !
    Io mi sento d’aver ancora un paio di scarpe di cemento !
    E più ci piccono sopra e più diventano pesanti !
    Ti piace l’allegoria ?
    Ciao. Stefano.

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    • L’allegoria mi piace e pure tanto 😉
      Sai … perchè riesco a staccare così bene la spina?
      Perchè spesso cammino scalza.
      Solo così sono libera di giudicare, capire, analizzare senza lacci, pesi, fronzoli che mi costringono a “una mia non vita”. La libertà può essere mentale ma non fisica e la differenza cambia molto.
      p.s. Noi non siamo nati nè con gli abiti nè con le calzature (qualcuno dice di essere “nato con la camicia” ma non è il nostro caso!). Le scarpe le abbiamo messe noi ai nostri piedi, di cuoio o di cemento che siano … adesso con chi vogliamo prendercela? 😉

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      • … Con la TAC per fare le foto di famiglia !
        Una nuova tecnologia che fa splendide foto !
        … Che ti devo dire ! Beata te ! Sarà l’età, sarà che sono rimba, sarà quel che sarà ma per me ci vuole una buona dose di Alka Seltzer !
        Almeno 600 grammi in una botta !
        … Almeno ci facciamo due risate ! 🙂
        A presto.
        ciao e Grazie dei tuoi graditi e simpatici contribuiti !

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  8. Io non ho bei ricordi delle scuole elementari dove le insegnanti si permettevano di prendere a bacchettate sulle mani per un nonnulla!
    Grazie per il tuo sostegno Affy,un bacio♥
    liù

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  9. Le chiavi che tintinnano. Ho pensato alle campanelle degli angeli. Ci proteggono …
    Bellissima condivisione, mi ha riportato indietro e mi sono persa nel cortile della mia scuola … tra giochi, amiche, tante piante e i panni stesi delle suore 🙂

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  10. Molto dolce questo racconto, cara Affy. Ci sono persone della nostra infanzia che a volte ci lasciano un ricordo indelebile e spesso si creano legami speciali tra i bambini e gli anziani. Il tuo animo generoso e gentile già si manifestava quando eri una bambina. Grazie per queste belle emozioni che ci regali. Ti abbraccio forte anch’io. :-9

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    • E’ proprio così Laura. Alcune persone restano affrancate alla nostra vita in maniera forte e basta niente per ricordarle, ora come allora.
      Le persone anziane hanno sempre avuto un forte ascendente su di me e quando le vedo raggomitolate su se stesse, indifese come pulcini, inermi e rassegnate ti confesso che provo subito un forte affetto nei loro confronti. Farei proprio come canta Baglioni nella sua canzone “I vecchi”.
      Un abbraccione Laura cara 😆

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  11. Un bel ricordo, anche se Pietro non potè venire né quel giorno, né quelli dopo.
    Leggendoti, ho immaginato la scena. La bambina di otto anni e il vecchio Pietro.
    Complimenti per come hai descritto ricordo e sensazioni.

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    • Grazie Nuovo Orso Bianco 😉
      Se lo dici tu che scrivi in maniera superba (i tuoi bellissimi racconti hanno lasciato il segno) arrossisco 😳 ti ringrazio veramente tanto. Scrivo le mie emozioni così per come vengono … 🙂
      un abbraccio sincero 😉

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      • Sono io che dovrei arrossire per i tuoi complimenti.
        In effetti è un pezzo piacevole da leggere e che fa meditare sulla condizione di molti anziani, sistemati come pacchi in contesti che distano anni luce da quello nel quale viveavno. Però spesso è l’unica soluzione.
        Un abbraccio

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  12. Il tuo toccante ricordo, me ne ha scoperto uno dei miei…di suore e di bambini…una storia raccontata da mia nonna e anche lì c’era un qualcosa che divideva le persone; da te una rete verde, nel mio ricordo un cancello di ferro…ne scriverò da me, ma intanto ti ringrazio per questo tuo ricordo e per questo scintillio di chiavi che mi pare d’intravedere….

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