Seduta sul treno …

Seduta sul treno sfoglio una rivista femminile con tiepido interesse.

E’ tutto un rutilare di allegre fanciulle che dispensano frivoli sorrisetti appoggiate a muri a secco che danno riparo alle lucertole o a barche capovolte sulla sabbia. Ammiccano contente per avere indosso l’ultimo capo alla moda o l’ultima conturbante creazione di profumo che le invidiose lettrici però non possono sentire, possono solo immaginare. Sulla copertina una signorina è intenta a coltivare cespugli di rose in reggiseno sfoggiando una mini borsetta in lacca nera, nella pagina successiva la stessa signorina è appoggiata ad una barca con un cappellaccio a falde larghe ed un paio di stracci raffazzonati che le scivolano lungo la schiena. Un gatto bianco su un masso la osserva imbronciato. Lei invece no, è di ottimo umore, la signorina.

Sorrido e penso che se fossi entrata conciata così, in un qualunque posto, mi avrebbero immediatamente fatta arrestare seppure con la dovuta discrezione, s’intende.

Dietro la signorina c’è un gruppo di case bianche dove frequente è il geco. Case a picco sul mare. Mare disegnato nella roccia dalla furia di onde spumeggianti che lambiscono la spiaggia di ghiaia. Il paesaggio non ha ancora finito di delineare i confini tra terra e mare in un’accanita lotta contro una natura difficile e aspra. Nelle acque di quel mare si narra siano rimasti prigionieri i colori dell’arcobaleno.

Più su, in cima alla collina, situato in modo da essere ben visibile dalle barche, c’è il piccolo cimitero. E’ lì come ad indicare la direzione della preghiera nel momento dell’estremo pericolo in mare.

Lo riconosco quel mare, riconosco quella spiaggia di ghiaia ed anche quelle case. Conosco bene quel piccolo cimitero. Un cavo d’acciaio luccica al sole, arrotolato sulla spiaggia. Nel cielo si avvistano i gabbiani, avvertono il refolo di vento ottimale e si lasciano cadere nel vuoto, scivolano poi verso l’alto e l’orizzonte si spalanca per loro.

Adesso sì che la sento la neve nel cuore. Pennella di grigio anche l’aria.

Distrattamente torno a dedicarmi alla rivista. E’ il turno di una modella che salta una staccionata ad altezza di ginocchio con un sorriso smagliante e senza mostrare la minima difficoltà per la minigonna attillata che indossa. Un paio di capre sullo sfondo la osservano con sguardo ottuso. Immobili.

Immobili come il piccolo cavallo di legno che un artista del luogo aveva scolpito in un tronco di ulivo ed esposto poi in un angolo della vetrina della sua piccola bottega. Accanto ad una porta a vetri scorrevole è ora all’interno di una casa bianca, una casa proprio a picco sul mare. Una casa col geco.

Ricordo ancora dentro quella piccola bottega i nostri passi, i passi di un padre e di una figlia. Il tocco regolare dei nostri tacchi rimandava un’eco perfetta.

Chiudo la rivista e guardo verso l’alto, è l’unico modo che mi resta per amarti. Da lontano. Questa è la direzione della mia preghiera silenziosa. Silenziosa, perchè la mia voce adesso ha lo stesso timbro di chi ha ingoiato due biglie.

E le sono rimaste in gola.

2014-06-08 11.34.55

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71 thoughts on “Seduta sul treno …

  1. Carissima Affy, come sempre parli col cuore e arrivi al nostro cuore… che post bellissimo! E’ dolce e affascinante vedere il paesaggio attraverso il tuo sguardo, è forte il contrasto tra la vanità di certa apparenza e la verità, la profondità della realtà interiore. Il dolore sincero non ci abbandona mai, resta dentro di noi e si posiziona di solito tra il cuore e la gola, serrandoci ora l’uno ora l’altra.. riusciamo solo a gestirlo col tempo ma non a cancellarlo. Mi sento sempre molto vicina a te. Un abbraccio grande e forte.

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    • Lauretta cara ne abbiamo parlato io e te in più occasioni -sempre con il cuore in mano- della gioia e del dolore, della magia che in fondo è questa vita. Gioia che spesso è speculare a un dolore, una piccola gemma che cresce forte abbarbicandosi sopra vecchie e solide radici.
      Pur distanti siamo vicine nell’anima io e te. Ti abbraccio tenera amica, trascorri una lieta domenica 🙂

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  2. Sento quel nodo in gola e ti leggo facendomi accompagnare dalla musica di abel Korzeniowski. Letters.
    È così lento questo piano che i violini scalano, rapiscono lo spazio tra terra e cielo e rendono lo spazio delle tue parole immenso.
    Uno sguardo che è una mano tesa sino alle nuvole. Fino all’eco di quei passi.
    Letters – abel Korzeniowski
    Notte.

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    • ‘giorno vagone che scivoli in rete portando lieti messaggi, grazie 🙂
      La musica di quei violini è semplicemente un incanto, l’ho ascoltata rapita quella pioggerella di note chiusa dentro il mio convoglio. Lunghi istanti di buio e di luce trascorsi in una stazione o in un solitario tratto di strada ferrata.
      Adesso appiccicata al finestrino aspetto l’eco dell’ultimo vagone rimbalzare di galleria in galleria per poi fermarmi laggiù, sotto la fioca luce tremolante dell’ultimo tunnel.
      un abbraccio

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  3. Mi si sono riempiti gli occhi per la tenerezza con cui hai evocato il ricordo. Una velata malinconia ma alleviata da una presenza ancora importante.
    Ho rivisto per un istante il mio papà, camicia bianca, seduto in giardino con il giornale aperto sulla pagina sportiva. Quando lo penso, sembrerà forse paradossale, ringrazio di avere avuto la fortuna di percorrere un buon tratto della mia vita assieme a lui. Sento che è lo stesso anche per te.
    Un abbraccio grande :-*
    Primula

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    • E’ verissimo quel che scrivi Primula.
      Mi reputo tanto fortunata per aver “vissuto” mio padre al di là degli schemi abituali. Ci siamo concessi numerosi spazi nei quali eravamo noi due e nessun altro. Oggi cambio la prospettiva nel cercarlo e anzichè in orizzontale so bene che devo guardare in verticale ed allagarmi gli occhi nell’azzurro del cielo, lui è lì.
      un abbraccio grande anche per te :-*

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  4. ..i ricordi scolpiti nel tuo cuore passano attraverso questa immagine, dove intravedo un cavallo scolpito,e mi lasci emozioni toccanti.Una carezza Affy.
    Buon pomeriggio

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  5. Affy, una stupenda e accorata dedica a tuo padre che ti osserva da lassù.
    Certi valori, certe sensazioni diventano più pregnati d’amore, quando si ricorda qualcuno di speciale non perché il ricordo migliora la personalità ma perché si avverte la sensazione di vuoto che ci lascia dentro.

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    • E’ così Roberta, è un vuoto che neppure i ricordi riescono a colmare. E quando le giornate vanno storte mi basta pensarlo, col suo sorriso, le sue parole ed ecco che arriva come un balsamo ad ammorbidire i contorni delle cose.
      Ti abbraccio forte anch’io, trascorri una felice notte 😉

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  6. Le tue parole sono sempre meravigliose… E splendido è il sentimento d’amore che ti ha legato e ti legherà per sempre al tuo amato papà! Ti abbraccio amica mia! Un baciotto :-* ❤

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  7. Non credo tu possa latitare per giorni e poi ripresentarti così, con questo carico di nostalgia e di malinconia che mi fa venire un groppo in gola…
    Invece in realtà puoi, puoi fare quello che ti pare, ovviamente, così come io continuerò a provare una pena sottile e un’impressione di inutilità non potendo toccarti con una carezza, rincuorarti con uno sguardo diretto nel quale leggeresti affetto, comprensione, desiderio di lenire il dolore delle perdite subite e mai accettate.
    Buona notte Affy. Bentornata comunque.

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  8. Un po’ di tempo per leggerti … per conoscere meglio che persona splendida sei. Cara Affy, la vita è anche questo … oggi ti do, domani ti tolgo … ma abbiamo un cuore, e il tuo è grande, dove conservare ogni buon sentimento e fare spazio per provarne sempre di altri. I ricordi devono essere la forza per andare avanti … non ti ha abbandonato… ti ha lasciato sola per un po’!
    Ti abbraccio forte virtualmente …
    baci
    Manu

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    • Mi ha fatto piacere leggerti. Sono cosciente che i pezzi importanti della mia vita non ci sono più e che devo saper guardare il bene e il bello della vita in prospettiva attraverso la spinta positiva dei ricordi ogni tanto … però è difficile.
      Ti abbraccio forte anch’io Manu, forte forte 🙂
      Affy

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  9. allo stesso modo nel quale passano i treni, ogni piacere, ogni parola, ogni pensiero si cristalizza dietro la saracinesca dei vetri … cosa sarà di chi guarda e non chiede? di chi sa l’ora e non la dice? di chi sfoglia una rivista per cercare la linea curva di un desiderio? quelle biglie magari erano una confessione inudibile ad orecchio alieno, come una richiesta di adesione dell’anima, a quel mare, al padre che guarda, alla figlia che corre

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  10. Carissima Affy questo tuo racconto lo letto giorni fa’e lo riletto stamane ma credimi non si trovano le parole giuste perche’sono ancora chiuse nel loro dolore ognuno col suo il tuo in gola con le biglie il mio in un macigno che mi pesa ancora sul petto,inutile combattere con cose piu’grandi di noi bisogna ringraziarli e portare avanti il loro amore e la loro dignita’.Con tanto affetto per te un abbraccio.Caterina

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  11. cara Affy, bellissimo il tuo scritto che ha ricevuto numerosi bei commenti in cui mi ritrovo a partire da quello delle biglie in gola, ai violini, … e al dato di fatto che arrivi ai nostri cuori. e non solo…
    ti abbraccio

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  12. Pingback: I Viaggiatori – Il ricOrdo – da – diario di una pendolare che..

  13. Quanto hai scritto e’ molto più di una preghiera. In qualunque direzione tu voglia rivolgere. Arriverà. Qui è arrivata. Con tutto l’amore che tuo papà ti ha trasmesso e ti ha insegnato a provare e trasmettere. Sai, nel mio caso, non mi rivolgo al mio papà in verticale. Da quando non c’è più, diversi anni, me lo sono ritrovato accanto. Ogni volta, anche quando ci incontriamo nel mio sogno, sento la sua presenza accanto. Nelle cose che faccio, ritrovo un po’ di lui. È qui accanto a me. Una presenza più “discreta”, ma ugualmente amorevole.

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    • Benvenuto Redbavon 🙂
      E’ vero quello che scrivi, è molto più di una preghiera anche perchè con mio padre spesso dialogo. Sono cosciente che agli occhi di chi legge possano sembrare degli stupidi monologhi ma io so perfettamente quali sarebbero state le sue risposte.
      Sentire vicine le persone care è una sensazione molto bella, un continuo conforto ed una compagnia che pennella d’arcobaleno le giornate grigie.
      Grazie per il commento.

      Liked by 1 persona

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