Chi protegge il “Made in Italy”?

466764Mentre in ufficio tiro via un faldone dall’archivio a completamento di una pratica, l’occhio cade sull’angolo interno della mia giacca.

Sull’etichetta c’è riportato:

“Lavare a secco”

“Puro cotone 100%”

Made in Bangladesh.

Ho letto bene? 😯 Sì, c’è proprio scritto Made in Bangladesh!

Pensare che il completo che indosso l’ho acquistato in un noto negozio della Capitale con il marchio di una famosa casa di moda italiana ad un prezzo squisitamente esoso in questo momento mi fa sorridere. Schiumerei volentieri dalla rabbia ma preferisco soprassedere e stendermi sulle labbra un sorriso alla Monna Lisa.

Il mio abito in fondo è poca cosa se si pensa quante sono le fabbriche, le industrie, i marchi italiani che in pochissimi anni sono finite in mano alle holding straniere.

E’ un’Italia svenduta, caduta a pezzi. E provo ad indagare su questo Made in Italy che piano piano si sta eclissando nonostante si lotti per la sua contraffazione.

A proposito di abbigliamento, borse e calzature posso dire arrivederci a marchi come Krizia, Sergio Tacchini e Fila passati al mercato cinese, a Valentino finito nel Qatar, a Gianfranco Ferrè finito a Dubai, a Fendi, Brioni, Gucci, Loro Piana, Pomellato e Bulgari oggi dei francesi, a Fiorucci in mani giapponesi.

Non va meglio per l’industria degli elettrodomestici. Il colosso Indesit di Merloni parla oggi americano, Zanussi, Zoppas, Molteni e Rex sono sul mercato svedese e la Saeco nei Paesi Bassi.

Consolarmi con alimenti e bevande neppure conviene: i cioccolatini Pernigotti sono toccati ai turchi, l’olio Bertolli, Carapelli e Sasso scivola sugli spagnoli come pure i salumi Fiorucci, l’Algida, La Santa Rosa e il Riso Flora che se le godono gli anglo-olandesi. Per non parlare di Parmalat, Galbani, Invernizzi, Locatelli, Cademartori, Buitoni, SanPellegrino, Perugina, Motta, La Valle degli Orti e L’Antica Gelateria del Corso oggi dei francesi. La Birra Peroni è in Sudafrica e in Russia è finita la Gancia.

La Ducati e la Lamborghini sono finite in Germania. Si dice in giro che la Ferrari diventerà americana.

“Made in Italy” dove sei finito?   😦

Vorrei sprofondare a piangere su quella poltrona rossa messa in un angolo della stanza proprio vicino alla finestra socchiusa. E’ una Poltrona Frau, colosso ceduto di recente agli Stati Uniti.

Dal cassetto della scrivania prendo un paio di forbici e taglio una parte dell’etichetta della mia giacca di cotone.

Con fermezza porto via l’ultima scritta.

Più leggera rimetto al suo posto il faldone nell’archivio.  

La pratica è stata completata. 😉

 

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80 thoughts on “Chi protegge il “Made in Italy”?

    • Purtroppo questo mosaico di creatività che è il made in Italy non lo difendiamo a sufficienza e sapere che tante aziende italiane finiscono all’estero mi rattrista non poco. Difenderlo dovrebbe essere il nostro buon principio quotidiano sarà perchè a me la globalizzazione va un pò stretta.
      Un abbraccio Pier 🙂

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    • Parmesan, Reggianito, Tomato romano, Palenta, Mozzabella, prodotti alimentari che scimmiottano i nostri suonano peggio però! 😦
      Domattina scoprirò che il mio treno è stato comprato dall’Ansaldo Breda ed è finito in Francia.
      Mi hai messo un tarlo con ‘wordpress.com’ che non immagini! 😉

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  1. Dove resta il Made in italy? Roma, Firenze, Venezia, Napoli, Torino, Siena, Pomepei e potrei continuare all’infinito! Tutte queste, e mooooolte altre, tutte Made in Italy invidiate nel mondo. Hanno provato a ricostruire l’Italia in ogni metropoli americana, hanno provato ad imitare Venezia sia a Dubai che ad Amsterdam…… Ma di bel paese ce n’è uno solo. Purtroppo non puntiamo su alcuni aspetti, al giorno d’oggi….
    Argute e simpatiche osservazioni, buona dolce italiana serata, MesserErrante.

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    • Piano piano anche il formaggio Bel Paese ci sorpassa altro che uno solo … 😉
      Qui è l’imprenditoria italiana che sta andando a ramengo e cede quote agli stranieri soprattutto a quelli provenienti da est che investono alla grande.
      D’altro canto i problemi con le banche, le difficoltà nel rispettare le scadenze e adempimenti fiscali, i ritardi nei pagamenti, i mancati incassi, l’assenza di capitali, i prodotti tarocchi hanno fatto il prezzo per la concorrenza.
      Spero di non restare solo col ricordo di ciò che era il “made in Italy”. 😦
      Buona notte MesserErrante con sogni meno nebulosi di queste riflessioni. 🙂

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    • Dietro ad un paese che si svende ci sono tante cause Daniela. 😦
      L’Italia si è trovata ad affrontare una dura recessione economica, la peggiore dal dopoguerra, con un debito pubblico che ha continuato ad impennarsi. E’ salita la pressione fiscale che ha strangolato sia le persone che le aziende, un bilancio disastroso dove neppure la lotta all’evasione ha regalato quella boccata d’ossigeno che ci si attendeva.
      I toni che descrivi sono però quelli giusti, tutti sbraitano quando invece con calma ci sarebbe da interrogarci in maniera costruttiva. 🙂
      Un abbraccio

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      • LA LOTTA ALL’EVASIONE è UNA BUFALA TERRIFICANTE: i capitali, quelli veri, sono scappati da tempo in altri lidi , qui si gioca a fare i buffoni con la multa per lo scontrino non fatto al gelato … mentre le leggi create ad hoc nel corso degli anni permettono alle aziende (una volta in attivo..) di non pagare nemmeno una lira di tasse con bilanci consolidati ed altre simili amenità… 🙂

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      • E’ vero, ma io credo che si può fare di meglio e di più per la lotta all’evasione per esempio…colpire i piccoli non risolve i problemi grandi…mettere ogni anno tasse con nomi diversi si abbatte sulla classe medio bassa e non scalfisce chi dovrebbe..non so ma tante cose andrebbero ripensate con coraggio anche mettendosi contro i “potenti” e scomodando qualche poltrona….se davvero si vuol fare qualcosa. I tuoi spunti servono a questo, pensiamo, interroghiamoci…e dall’etichetta di una giacca si può arrivare a scuotere le menti! Brava Affy, continua a scuoterci!

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  2. Il Made in Italy andrebbe “spinto” sempre, non tanto perché nel mondo sinonimo d’eccellenza bla bla bla, quanto possibilità di lavoro. In questo senso se tutti i prodotti che acquistiamo non vengono piú fabbricati in Italia, vuol dire che nessuna fabbrica e nessun operaio lavora piú… agghiacciante.

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    • Infatti è proprio questo il punto Ysi.
      Non abbiamo protetto, o non l’abbiamo fatto a sufficienza, il Made in Italy.
      Non abbiamo avuto una cultura imprenditoriale.
      I passaggi di proprietà da imprenditori italiani a imprenditori stranieri sono stati tanti perchè il brand “Made in Italy” porta fatturato, fa gola, inutile negarlo. Queste cessioni di aziende che non fabbricano più in Italia e che quindi sono state delocalizzate all’estero hanno favorito la perdita di occupazione in parecchi settori, i numeri della disoccupazione sono allarmanti.
      Chiuse le fabbriche, gli operai italiani restano a casa.
      Tutto questo è agghiacciante proprio come scrivi tu. 😦

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  3. Sai Affy? Io non credo sia importante tanto il marchio in sé, ossia dove risieda la sede legale di una determinata azienda diventata multinazionale (mi riferisco al mercato della moda e cosmetici ormai in mano al gigante Loréal o a Ducati e Fiat, forse toccherà lo stesso destino alla Ferrari), ma che non chiudano le succursali produttive in Italia, questo è il punto dolente a mio avviso. Tra l’altro, è da tempo che marchi italiani come Prada ad esempio facevano produrre i vari pezzi degli articoli (scarpe e borse) altrove per assemblarli qui, e l’assemblaggio non è garanzia di made in Italy. In buona sintesi, l’essenziale è che si continui a lavorare in Italia e che le multinazionali straniere che hanno preso in mano la gestione non decidano per la fatidica ristrutturazione aziendale alla quale si assiste tuttavia sempre di più. 😦
    Problema annoso Affy … 😦
    Non faccio mancare il mio affettuoso saluto
    Primula

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    • Infatti uno dei pilastri cardine doveva e deve essere proprio la “non chiusura” di ciò che garantisce produzione in Italia con l’assoluta conservazione dei poli produttivi. Servono regole precise, accordi che salvaguardino i diritti.
      Serve attrarre portando a casa i risultati di investimenti esteri.
      Altro che annoso è il problema, qui diventa secolare 🙂
      Un abbraccio cara Primula

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  4. Ero a conoscenza solo di alcuni di questi “passaggi”:oddio come siamo caduti in basso, cioè … ancora più in basso di quanto già lo siamo! Ci siamo proprio svenduti ma per che cosa? sai alcune volte parlando con mio marito ci verrebbe voglia di fare i bagagli e partire: che futuro hanno qui le mie bimbe?
    Baci cara Affy, teniamo botta!!!
    baci e buona serata
    Manu

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    • Porcaccia miseria, eri finita in spam mio Capitano! 😦
      Quante volte Manu l’idea di andarmene è transitata nella mia testa, quante volte sono stata sul punto di fare anch’io i bagagli, c’era sempre però quel tarlo di non cedere alla rassegnazione che mi rodeva dentro. Non sono partita, ho mantenuto qui le mie radici, il mio destino ed un barlume di speranza, quella speranza oggi rappresentata dai giovani ai quali auguro di riuscire a trovare in quest’Italia martoriata un lembo di terra da dissodare per ripartire con nuovi slanci e soprattutto con tante nuove idee. Un grande impegno li aspetta ma possono ancora farcela.
      Teniamo botta dunque! 😉
      un bacione

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  5. È che tutto ruota intorno al denaro: i costi del lavoro in Italia sono esorbitanti, dunque si produce all’estero. Con marchi italiani, su modelli italiani, per un pubblico italiano. E ci sembra tutto o.k. finché non ci cade sotto gli occhi l’etichetta interna della nostra giacca…

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  6. Bellissimo post Affy e tristissima verita’, anche la fabbrica dove lavorava mio papa’ non e’ piu’ italiana, 😦 pero’ posso dirti che resistono le industrie di scarpe, le grandi firme, il Prosciutto di Parma è il prodotto della salumeria italiana più venduto all’estero, gli occhiali che esportiamo in tutto il mondo e la pasta che come l’Italia non la fa nessuno, questi prodotti sono tutti Made in Italy! Ci saranno altri prodotti, sono sicura, spero di averti fatto sorridere, 🙂 baci cara, tvb!!! ❤

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    • Quanti tiramisù ho gustato da Pompi a San Giovanni ed ora … cinciunlai! 😦
      Saprai che anche la storica gelateria Fassi all’Esquilino ha ceduto ad un gruppo industriale coreano. Lì oltre il gelato artigianale era forte la specialità della casa “il Sanpietrino”, ora il Palazzo del Freddo non mi sembra più il solito!
      Che rabbia mi fa tutto questo! 😦
      un abbraccio

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      • Credo che Roma sia una grande città dove c’è posto per tutti e mi piace molto vedere che vi trovino posto anche altri cittadini del mondo. Quello che mi dispiace è che si perdano tradizioni e memoria. È non poter tramandare a mio figlio molti di quei segreti sul dove trovare questo o quello raccolti in tutta la mia vita che solo chi abita una città conosce e apprezza. Me ne farò una ragione e glieli racconterò come quando gli parlo dei dischi in vinile…. Buona serata!

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  7. Io girerei la domanda in questo modo: ” Chi difende il cittadino made in italy? ” perchè prima s’è distrutto il tessuto sociale con 30 anni di sindacalismo ottuso e violento atto a disfare senza cervello e con politici intenti esclusivamente ai propri interessi , poi la crisi mondiale invece di suggerire una prudente chiusura a riccio per mantenere quelle supremazie imprenditoriali che avevamo ha spinto a vendere, vendere, vendere. L’idiozia ( ed incapacità se non malafede vera e propria ) degli ultimi 3 abusivi governi ha dato il colpo di grazia con follie tipo Mare Nostrum e tutte le minchate che leggiamo ogni giorno sui quotidiani . Ormai anche nei mercati rionali la maggioranza dei venditori è cinese perchè chissà per quale motivo godono di particolari agevolazioni nelle “chiusure” di occhi…. nel rispettare le leggi che invece sono ferree per l’italico popolo. Avendo distrutto il cittadino autoctono ( con nessi e connessi) , non avendo fatto sparire per tempo i parassiti della società ora siamo ridotti come tu ha ben descritto come pure ad importare frutta mentre qui marcisce sugli alberi o riso coltivato non si sa come e dove. Ho parecchi conoscenti alla disperazione esistenziale: disoccupati senza sussidi perchè riservati agli amici degli amici (qui solo rossi ..) mentre finti e presunti esuli da paesi NON in guerra soggiornano in alberghi con paghetta quotidiana . Chi protegge il disgraziato cittadino italiano ? NESSUNO SFIDO CHIUNQUE A DIMOSTRARE IL CONTRARIO. 🙂

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    • Noi popolo di eroi, santi, poeti e navigatori non riusciamo a risollevarci “soprattutto” grazie al popolo delle istituzioni che escogitando tasse e leggi ha privilegiato astuti meccanismi, troppe sono le politiche sbagliate che hanno depresso l’economia a cominciare dalle troppe riforme, senza precise regole né tantomeno un calendario.
      La frutta che marcisce sugli alberi. Basti pensare che anche quest’anno per la sola produzione delle pesche ai coltivatori è convenuto distruggere il raccolto perché i benefici erogati dallo Stato per quella distruzione erano di gran lunga superiori a quelli della stessa raccolta.
      Chi difende il cittadino made in Italy? Te lo chiedi Tu, me lo chiedo purtroppo spesso anch’io.
      Grazie per il commento 🙂

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      • un piacere ! Resta da capire perchè uno stato tassatore ed abusivo debba foraggiare per distruggere la frutta dop o che i coltivatori hanno avvelenato l’aere ed il terreno per tutta la stagione…… 🙂

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  8. Mi agrappo alla mia pelle 🙂 che non c’è prezzo che tenga ….del nostro stivale non rimmarranno neache i chiodi che tanto non li fanno più. …solo cartone e colla quasi quasi me li faccio come ce li facevamo da bambine almeno c’era la soddisfazione che nessuno te li fregava…..siamo troppo belli lo dico sempre siamo unici non ce la faranno Mai a toglierci la BELLEZZA.
    Un grande abbraccio.
    Caterina

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  9. Eravamo una delle maggiori cinque potenze economiche ed industriali del mondo. Oggi siamo diventati un paese di riformisti senza riuscire a fare una riforma seria.
    Con la dolcezza che ti distingue spolveri la nostra unicità, la nostra bellezza. 🙂
    Auguriamoci che almeno quella buchi il video e una holding straniera salvi tutti.
    Ti abbraccio dolce amica 😉

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  10. Hai fatto una carrellata esaustiva di marchi finiti in mano estere e non è finita, perché il nostro ineffavile premier invita tutti alla gran tavola italiana.
    Le uniche cose che, per il momento si salvano, sono i beni culturali. Ma non appena si inviterà qualcuno, parlo dei privati, vedremo spuntare come funghi tanti stranieri.
    Se poi passiamo al calcio, L’inter è indonesiana, la Roma americana come il Bologna da pochi giorni.
    Il made in Italy? Non esiste più, nemmeno nella frutta e verdura.
    Perché? Sono finiti i nonni e i padri che aprivano fabbriche e le gestivano con acume. Le seconde o terze generazioni pensano solo a godersi i soldi dei genitori e dei nonni. Prendi gli Agnelli. Morto il patriarca è stato solo uno sfacelo.

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    • Passaggi generazionali che hanno visto gli eredi infischiarsene di investire in innovazione e non avendo quest’ultimi vissuto la lezione della guerra, dei sacrifici e della fatica hanno continuato a vivere di quel benessere raggiunto con la ricostruzione dell’Italia distrutta.
      Per quanto riguarda i beni culturali spero non accada che invece di attirare gli investimenti sulle nostre opere riusciremo ad attirarli cedendole. Non voglio neppure pensarci 😦
      un abbraccio Gian Paolo

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  11. Hai ragione, una tristezza! Ad iniziare anche dai marchi locali e storici della mia città che improvvisamente sono stati svenduti a stabilimenti di altre zone d’Italia, svilendo spesso anche il prodotto originale; su larga scala avviene quanto hai descritto nel tuo post… cosa posso fare? Boicottare i prodotti? Applicare una sorta di embargo e non acquistarli più? Ci provo, ma la scelta che rimane è molto esigua… certo che se tutti agissero in tal senso forse qualcosa si otterrebbe, a tutto vantaggio della qualità dei manufatti e anche del lavoro dei nostri connazionali.
    Un abbraccio!

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  12. Cara Afy, come puoi ben vedere l’italia è in crisi soprattutto perché le aziende, se possono espatriano per salvarsi la pelle! Peccato che in questa situazione si crea sempre più disoccupazione e l’economia andrà sempre più in crisi. Lo sai quanta gente si trova a casa (Me compresa) ed avrebbe bisogno di lavorare? Le statistiche sulla disoccupazione sono sempre alte, ma a quanto pare finora è stato fatto ben poco….

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    • Non immagini Roberta quante persone a me vicine, a me care galleggiano per sbarcare il lunario. La chiusure delle fabbriche e delle industrie ha comportato anche la perdita di un artigianato che piano piano scompare, il licenziamento di persone di mezza età ha precluso ai giovani quella trasmissione dei segreti, quella conoscenza migliorativa che appartiene a qualunque professione, il famoso affiancamento per apprendere la tecnica.
      Oggi sono scomparsi circa ottocentomila posti di lavoro tra operai e personale qualificato e questo è un dato molto più che allarmante. Dal fondo occorre adesso risalire e per farlo occorrerà puntare sulle risorse delle opere pubbliche, riqualificare attraverso denaro privato, valorizzare il turismo, impiegare le risorse stanziate dall’Unione Europea, attribuire alle tasse un valore chiaro e in ultimo restituire ai cittadini italiani quella fiducia che gli ultimi governi hanno spazzato via.
      Un bacione, buona domenica cara amica.
      Affy

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  13. Hai ragione Affy. Recentemente avevo pensato anch’io di scrivere un post simile. Avevo anche già ritagliato alcune etichette da vari oggetti ed indumenti. Made in India, Cina, Tunisia, Bangladesh, e chi ne ha più ne metta. La cosa più triste di tutto questo è che, se da una parte abbiamo oggetti a buon mercato (anche se di dubbia provenienza e di scarsa qualità), dall’altra abbiamo fabbriche italiane costrette a chiudere dislocando la produzione in capo al mondo. Di questo passo il “Made in Italy” finirà con lo scomparire e con lui anche l’Italia intera… 😦

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    • Sai Ale che ho provato a vedere per pura curiosità le etichette degli abiti e oggetti e anch’io raramente ho letto “made in Italy”? 😦
      Tristezza unica!
      Speriamo vivamente con tutta la forza che una ripresa possa esserci,non vorrei dover ammettere che del nostro bel stivale c’è ora solo una vecchia ciabatta …
      Buona domenica pomeriggio Ale 🙂

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  14. Cara Affy, purtroppo è diventato sempre più difficile trovare prodotti made in Italy… io leggo tutte le etichette dei prodotti e della merce dei negozi soprattutto per cercare appunto l’origine e non sai quanto tempo ci metto a fare la spesa e come spesso depongo cose prese tra le mani perché non sono di produzione italiana. Ma non si può fare sempre e per tutto, ci tocca rassegnarci. 😦
    Molto interessante questo post. Sapevo com’erano finiti alcuni marchi ma non di tutti quelli che hai elencato, complimenti per l’esauriente informazione!
    Un bacio della buona notte. :-*

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  15. Hallo! Il problema non è il fatto che imprenditori stranieri comprino i nostri marchi, il problema è che gli imprenditori italiani spostano le fabbriche all’estero (vedi la FIAT, altro che made in italy quando le auto sono prodotte in Polonia o ex Jugoslavia…) E’ così che l’economia cade. Perché gli acquirenti pensano di comprare cose made in italy, ma che di italy hanno solamente il nome del marchio. Questa è la vera truffa. Per non parlare del fatto che se sposti la produzione all’estero mandi fuori dal territorio anche il nostro stile ed il nostro metodo, così che un domani anche gli stranieri non compreranno più cose italiane perché magari le possono avere a meno costo da una ditta di casa loro. Lo dico per esperienza. Quando sono stata in Russia la guida di Mosca parlava di quanto fosse stato buono per la loro economia il fatto che alcune fabbriche di scarpe e di pasta made in italy si fossero spostate da loro. Dei nostri artigiani e specialisti del settore erano andati a svelargli i nostri segreti, quanto pensi che ci voglia prima che una manciata di operai si metta in proprio e produca le stesse cose con marchio russo? A questo punto io non faccio più caso a cosa compro. E sinceramente nemmeno mi sento in colpa se invece di un marchio italiano usufruisco di uno straniero. Se devo ritrovarmi con qualcosa fabbricata all’estero allora preferisco che anche il marchio sia straniero. Mi sento meno presa in giro. 😉
    Mchan

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    • Hallo Mchan 😉 … beh qualche problema si avverte nel constatare l’acquisto delle nostre aziende da parte di imprenditori stranieri perché è attraverso questo momento di debolezza rappresentato dalla mancanza di fondi degli ultimi capitalisti nostrani che scompare l’imprenditoria italiana col suo made in Italy autoctono a favore di un capitalismo globalizzato. Noi che eravamo i creativi, gli operosi, i brillanti, noi così adulati nel campo della moda, del cinema, della gastronomia. Quante dichiarazioni sullo stile, sull’inventiva, sul gusto, sulla superiorità italica. Oggi si sono rotti i meccanismi di controllo, si è persa la catena di comando e diversi gruppi economici-finanziari fiutando l’affare acquistano pezzi di un’Italia dissestata dove tutti si deresponsabilizzano. Veniamo comprati e deindustrializzati. 😦
      La Fiat oggi non si può definire una casa automobilistica made in Italy, gli Agnelli un tempo erano veri capitalisti italiani con un ruolo di primissimo piano ma dopo la morte dell’Avvocato Gianni la Fiat è stata fusa con la Chrysler, oggi è una società di diritto olandese, ha cambiato marchio e nome, paga le tasse in Gran Bretagna ed è quotata a New York.
      Per il resto ha ragione la guida che hai incontrato a Mosca perchè in fondo siamo stati noi a non aver saputo valorizzare ed esprimere le competenze nel nostro territorio, non abbiamo saputo investire in innovazione nell’industria del tricolore. Nonostante i successi e i riconoscimenti in tutto il mondo abbiamo ceduto ai rastrellatori stranieri la nostra produzione e professionalità senza alcuna possibilità di riscatto.
      Piangere sul latte versato non serve a niente possiamo però appoggiare la tesi sulle famiglie allargate, cambiamento dei tempi.
      Grazie per il tuo commento, un abbraccio 🙂

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      • Infatti.
        Comunque la Fiat anche se non è più italiana ci gioca ancora su questo fatto. E la gente continua a comprare le loro auto perché crede che così facciano bene all’economia italiana.
        Io ormai gli unici prodotti che compro e che controllo che siano davvero italiani sono quelli agricoli. Al mercato vado al banco della frutta dei contadini, i loro prodotti arrivano sul serio dal territorio, così aiuto davvero la nostra economia. 😉
        Mchan

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          • Eccomi qui😨 arrabbiata nera con WordPress. …. come dicevo anche a Silva, questa volta sta durando tanto boh? Cmq sono molto amareggiata anch’io per la perdita del nostro lavoro, tutto il nostro sapere svenduto al miglior offerente😢 Se solo si pensasse a tutto il lavoro ed il duro sacrificio che c’è dietro il raggiungimento di un marchio riconosciuto in tutto il mondo forse nn si agirebbe allo stesso modo, o forse si? Viviamo un momento di forte instabilità sotto tutti i fronti e questo nn fa che destabilizzarci sempre più. … Carezza☺

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            • Condivido tutto Marilena, ormai è un Paese destabilizzato il nostro, ci aspetterà un duro lavoro per risalire la china. 😦
              Wordpress sta facendo altro che bizze. Non leggo più il reader, sparita la lista dei blog che seguo. Attraverso i commenti al post cerco di far le veci del lettore WP. 😦
              A furia di smanettare ho visto che cliccando sopra l’iconcina del mio blog in alto a destra, quella accanto a “nuovo articolo” mi compare una pagina con su scritto “lettore” “i miei siti” “statistiche”. Cliccando su “lettore” si apre una nuova pagina con le notifiche degli articoli pubblicati dai bloggers. Un percorso che non facevo prima. Non so però se dura e soprattutto per quanto perchè mi sembra piuttosto un sistema ballerino. Vedo che tu hai come tema “Confit” chissà se questi passaggi possono andar bene anche per te. Fammi sapere eventualmente cerco di essere più chiara. 😉
              Vado a mettere qualcosa in pentola ma resto in ascolto 🙂

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    • Benvenuto Sergio 😉
      Il Tuo è un commento amaro, senza dubbio realista.
      Io voglio essere però un pochino ottimista, abbiamo toccato il fondo è vero ma in più occasioni abbiamo dimostrato di essere un popolo forte. Spero che quella forza non ci abbia del tutto abbandonati perchè io voglio ancora crederci. 😉
      un cordiale saluto
      Affy

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  16. Il made in Italy ce lo siamo venduti altro che storie.
    Questo post è interessante e riporta dei pensieri che sono anche i miei.
    Che dire, una tristezza infinita.
    Un mio amico non compra capi che non siano Made in Italy. La sua ricerca è davvero sfiancante.
    Luna

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  17. in Italia fino a circa 30anni fa esistevano i “fassonisti”, aziende che assemblavano capi di abbigliamento per i vari brand, 250.000 posti di lavori, nel giro di un decennio o poco più, sono letteralmente spariti, rimpiazzati dai cinesi che con i loro costi ridottissimi hanno RUBATO tutto il lavoro alle imprese di settore Italiane.
    I posti di lavoro e quindi la qualità del made in italy non si proteggono urlando in piazza e facendo casino, si proteggono colpendo duro la concorrenza sleale clandestina fatta di padroni e schiavisti. Il passo successivo, per non finire nelle maglie della illegalità, è stato quello di rivolgersi a fassonisti esteri, quasi tutti in cina, spiace di dirlo ma è praticamente impossibile acquistare un indumento prodotto totalmente qui da noi. Tutto questo ha creato sinergie che si sono trasformate in acquisizioni estere.
    Le cose più semplici diventano sempre invisibili, ormai anche un bambino ha capito che l’economia e il lavoro, quindi il benessere, dipendono solo dalle aziende, dalla imprenditoria, le imprese dovrebbero essere coccolate, protette, difese a spada tratta dallo Stato, invece vengono considerate vacche da mungere fino al midollo, fino al dissanguamento.
    Esiste un’altra logica, chiamiamola contadina, quelle dei tre passaggi (mediamente), la ricchezza vive tre fasi, c’è chi la costruisce, c’è chi se la goda e infine c’è chi se la mangia o se la vende.

    Bel post, complimenti

    TADS

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  18. Politica, sindacalismo e interessi di pochi da far pagare a tanti.
    Per quello che vale, io vado in sartoria e mi faccio confezionare l’abito su misura. Risparmio, i lanifici sono italiani e ho capi esclusivi. Purtroppo abbiamo venduto l’anima al diavolo. Globalizzazione può andar bene se il mondo è casa tua, ma non devi mai dimenticare da dove arrivi per capire dove vuoi andare. E invece. No. Stiamo perdendo sempre più la nostra identità di nazione e di cittadini. Io purtroppo sono tra quelli che si commuovono quando parte l’Inno Nazionale, giusto per capirci.

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  19. Ciao cara Affy! Rieccomi finalmente nella tua stazione! Sto facendo un bel giro tra i tuoi post! 🙂 Hai perfettamente ragione, che tristezza questo Made in Italy che non c’è più, sparito, trasferito, scippato. Davvero dura pensare che tutto ormai ha sede altrove, in posti lontani lontani. Purtroppo crisi economica e globalizzazione hanno prodotto anche questi effetti e per un’inversione di tendenza dovremo attendere a lungo. Nel frattempo coglierò il tuo suggerimento e mi armerò di forbici per tagliare le etichette incriminate. Occhio non vede, cuore non duole, si dice! 😉

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