La riffa dell’Epifania

C’è un bar dove tutte le mattine prendo un caffè prima di salire in ufficio. In occasione dell’Epifania il gestore aveva organizzato una riffa ed io avevo comprato il biglietto numero ventinove.

Il caffè l’avevo consumato in compagnia di Fotograffio e lui aveva acquistato il biglietto proprio successivo al mio, numero trenta.

E il numero trenta, come esposto sulla locandina vicina alla cassa del bar, era stato sorteggiato aggiudicandosi come vincita una chitarra classica.

Domenica scorsa, complice una giornata di sole, dopo aver ritirato il suo premio, per la verità uno strumento senza troppe pretese, Fotograffio un po’ per provarlo senza infastidire il vicinato e un po’ per farmi ascoltare gli stessi pezzi che spesso suona con la chitarra acustica, mi aveva portata in un grande parco e lì ci eravamo seduti su una panchina piuttosto defilata dagli altri. Io, lui e tra noi due lo strumento.

In silenzio lo avevo guardato spostare le dita sull’asta della chitarra con movimenti ridotti, le note combinate in maniera irregolare creavano proprio un bell’effetto, un suono sicuramente  interessante. Qualche passante per ascoltarlo aveva rallentato l’andatura ma lui neppure se n’era accorto.

Imbarazzo totale da parte mia quando un uomo aveva lasciato cadere un paio di monete dentro la custodia nera della chitarra rimasta aperta sulla panchina tra me e lui. “… per un caffè” aveva aggiunto. “La tecnica è scrupolosa e precisa, uno stile essenziale, mi piace questo modo di suonare senza far ricorso a trucchetti spettacolari”.

Avevo annuito per pura gentilezza, rossa in viso per ciò che stava accadendo. Avrei voluto essere mille miglia lontana da quella situazione confusa che stava rischiando di travolgermi. Mi sentivo un facchino in attesa di un treno che non arrivava, non avevo nessuna valigia da portare e mi sentivo stupida.

Fotograffio, ignaro, continuava a suonare. Qualche coppia e una famiglia con un passeggino si erano fermati davanti la nostra panchina, le monetine cadevano sopra la custodia come sparute gocce di pioggia.

E’ stato però quando ha attaccato le note di Isaac Albeniz che anch’io ho dimenticato il parco, la gente, il rumore metallico delle monetine ed ho ricordato l’ultima volta che lui aveva suonato quel pezzo.

Ho ricordato la piccola chiesa, la comunità che quel giorno si era radunata, l’omelia di Padre Gino per quell’uomo che d’improvviso nella notte se n’era andato. Nel silenzio ovattato del posto Fotograffio si era avvicinato con la chitarra a suo padre e aveva iniziato a suonare “Asturias” tra l’odore dei fiori e dell’incenso, tra il rumore sommesso di chi non riusciva più a trattenere il pianto.

Il papà di Fotograffio amava tanto quel brano ed ora lui sulla panchina lo stava suonando nella stessa maniera intensa di quel giorno in chiesa e chissà se suo padre sentiva adesso lo scroscio degli applausi.

Quando ha smesso di suonare ha guardato stupito le monetine sopra la custodia nera e ha detto “grazie” a quella piccola folla che piano piano andava sciogliendosi. Aveva gli zigomi rossi come chi torna da una fatica incredibile, riuscivo a sentire bene ogni sua presa di fiato.

Davanti a noi era rimasto soltanto un ragazzino. Forse sui quattordici, quindici anni. Le mani ficcate nelle tasche del giubbotto e gli occhi incollati alla chitarra che giaceva adesso muta sopra la custodia. I suoi piedi dentro le scarpe da tennis tamburellavano sull’asfalto nella scia della musica appena terminata. Si capiva dai suoi occhi che voleva chiedere qualcosa, fare qualche domanda ma per la timidezza taceva.

E sull’onda della passione e dell’istinto ho visto Fotograffio prendere la chitarra, metterla diligentemente dentro la custodia nera ed infilare nella tasca esterna dove è custodito il plettro tutte le monetine lasciate dai passanti.

“Tieni, adesso questa è tua. Con i soldini puoi comprarti un libro ed iniziare a strimpellarla” ha detto al ragazzo porgendogli lo strumento. Lui incredulo ha balbettato parole di gratitudine ed è andato via con quell’inaspettato dono stretto tra le braccia.

Andando verso la macchina sentivo Fotograffio fischiettare di nuovo quel brano quasi a non voler perdere il contatto con suo padre e fargli arrivare ancora una volta le note di quella musica fin lassù dove si trova adesso. Di tanto in tanto con la punta della scarpa lo vedevo scalciare un sasso, forse per prendere a calci la tristezza dentro i suoi respiri contratti. 

Gli camminavo accanto in silenzio ma avevo la pelle d’oca.

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76 thoughts on “La riffa dell’Epifania

  1. Affy, in rete torno sempre meno, ma qui da te non posso fare a meno di fermarmi… Ogni volta me ne vado da questa pagina un po’ più ricca… Grazie… Grazie per cosa scrivi e per come lo fai. Ti abbraccio…stavolta… Vi abbraccio…sia Te che a Fotograffio.
    Buon tutto 🙂 solo sorrisi per voi…

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    • Affy ha saputo descrivere benissimo una giornata particolare che abbiamo vissuto insieme, sono orgoglioso di lei e non mi aspettavo ci scrivesse un post.
      Tanti sorrisi per te Laura e, se permetti, anche il mio abbraccio. :*

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  2. Che tenerezza leggere questo racconto cara Affy. E che strano dover vivere tu e Fotograffio momenti simili di dolore . Tutto ritorna, sempre, quando ad esempio un rapporto intenso vissuto con i nostri genitori, nel vostro caso un papà, è stato importante. E ritorna all’improvviso quasi senza rendersene conto. Vuol dire solo che c’è stato un grande amore reciproco. Bellissimo. Vi abbraccio . Isabella

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    • Ho perso all’improvviso mio padre al quale ero legato oltre l’immaginabile, un pò come lo è stata Affy con il suo.
      In questo post ho rivissuto tante emozioni Isabella tra l’altro espresse da Affy con grande delicatezza.
      Grande il mio abbraccio per te :*

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      • Di Affy e della sua delicatezza non si discute caro Fotograffio, la conosco bene. Ma apprezzo molto il fatto che tu abbia voluto commentare il mio di commento. Già a suo tempo leggendo un post di Affy mi commossi molto leggendo e ascoltando il suo dolore per la morte del padre. Anch’io scrissi, avevo perso il mio quando proprio non immaginavo , ormai molti anni fa, che non lo avrei avuto più vicino. Un dolore che mi porto dietro ancora adesso, più addolcito forse dal passare del tempo. La sua morte a 62 anni soltanto, quando sembrava ancora un uomo pieno di risorse, col suo sorriso bonario stampato sulla faccia, fu per tutti noi una perdita incolmabile. E fu la prima e per fortuna ultima in casa mia. Poi ne sono venute altre da parte di mio marito ma non sono state traumatiche come la perdita di mio padre. Con lui, uomo dai molteplici interessi, ho perso tanto di me ma la vita è anche dolore , non solo gioia purtroppo. Ogni suo aspetto va preso facendone frutto e quando il frutto matura vuol dire che siamo cresciuti. Il dolore fortifica anche se fa stare molto male. Ti sono , lo avrai capito, molto vicina. Ti abbraccio forte e ti ringrazio per avermi dato l’opportunità di riparlare di mio padre. Isabella

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  3. Siete persone bellissime e straordinariamente sensibili, vive, piene di sentimento, di interessi, di ricordi che generosamente tu coi tuoi post condividi. E io sono così fortunata da avervi incrociati e in parte conosciuti. Non posso pensare a quanto povera sarei se non ti avessi incontrata almeno qui nella blogosfera.

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  4. La storia da te raccontata e scritta divinamente è chiaramente tratta da un film.

    L’atmosfera provoca sin dalle prime righe la pelle d’oca al lettore.

    I due protagonisti sembrano non parlare tra di loro e come per incanto si ritrovano teletrasportati in un parco non troppo affollato di una non ben nota cittadina.
    Sulla panchina il graffiante chitarrista comincia a suonare.. no non è suonare quello.
    Sulla panchina il graffiante chitarrista comincia ad ammaliare i pochi ma sempre più folti passanti con le note della sua chitarra; pian piano arriva al culmine del viaggio ipnotico attraverso La Melodia dedicata a\di suo padre. Una pioggia di monete cade dal cielo nella custodia dello strumento musicale che prima di essere suonato era stato un dono; al termine di quel imperdibile concerto dono è tornato ad essere tra le mani tremanti di un sognante Monkey D. Luffy (citazione manga da nerd).
    E poi di nuovo il silenzio rotto dal fischiettio.

    Il cortometraggio si conclude con il ritorno in silenzio dei due protagonisti muti li dove non si sa.

    Grazie, questa notte andrò a dormire con un emozione dentro.

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    • Sai Marilena, quel pezzo “Asturias” suonato alla chitarra (inizialmente era stato scritto per il pianoforte) ti cattura molto, è proprio emozionante. Magari tu fossi stata lì, troppo bello 🙂
      abbraccione grande 😀

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  5. Beh! la pelle d’oca l’hai fatta venire a me e mi sono anche commosso. Che orso piagnone sono! 😀
    Direi molto bello questo pezzo, che stavo per commentare. sta a vedere che Affy e Fotograffio hanno trovato un mestiere più redditizio. Poi mi sono trattenuto per quello che hai scritto.
    Serena notte.
    Un abbraccio

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  6. fantastico,
    personaggio interessante Fotograffio, a metà tra il Felliniano e il Freudiano, consentimi di fare il dissacrante avvocato del diavolo, può essere che il suo nobile gesto sia nato dalla voglia di stupire te, di far breccia nella tua corazza???

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    • Tads ti consento eccome 😀 però Fotograffio non ha bisogno di ricorrere agli effetti speciali, suona da illo tempore la chitarra, ne ha diverse e il suo repertorio lo conosco bene, spesso strimpellando ha regalato a una tiepida serata una manciata di emozioni.
      Il suo nobile gesto è assolutamente nato al momento, niente di preventivato.
      E siamo amici, fallo lo sforzo di crederci che è cosa vera! 😉

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  7. Cara Affy, che bellissimo racconto, sembra uno a lieto fine di Dickens! Che emozioni devi aver provato, oltre ad un po’ d’imbarazzo durante l’arrivo inaspettato delle monetine… 😉 ma sicuramente tu e Fotograffio avete vissuto un momento speciale, intenso e indimenticabile. Sono felice per voi. Sicuramente anche per quel ragazzino che si è visto fare un dono così bello è stata una gioia infinita e gli avrà anche fatto capire alcune cose sulla vita… E’ una bella sorpresa inoltre scoprire che, oltre ad avere un grande cuore ed essere un bravo fotografo, il tuo amico è anche un talento della chitarra! Complimenti, siete una coppia fantastica di artisti e di persone speciali!
    Un abbraccio grande grande ❤

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    • Carissima Aurore grazie. Sono felice per come sei riuscita ad inquadrare bene Fotograffio, io spesso ci scherzo su ma so bene che un amico come lui è una fortuna averlo conosciuto. Ogni tanto quando siamo in ufficio e c’è bagarre non la penso esattamente così ma poi, decantando gli umori, è solo il meglio di entrambi che viene a galla. 😉
      un forte abbraccio ♥

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  8. Quarda caso…ieri era l’anniversario di quando mamma e venuta a mancare e adorava la musica ,ebbene anche lei nella chiesa quel giorno una nipote cantava per lei ,e mentre leggevo il tuo scritto ogni nota della chitarra di Fotograffio volavano da lei .Grazie di cuore insieme a voi ognuno di noi a vissuto ricordi particolari pieni di sentimenti d’amore. UN Bacio a te cara Affy e a Fotograffio. ..con affetto.
    Caterina

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    • Quando il papà di Fotograffio è venuto a mancare, io insieme ad altri amici-colleghi di lavoro abbiamo presenziato al funerale. Non sapevo fosse possibile suonare la chitarra nel corso di una funzione ma ti assicuro quando l’ho visto allontanarsi dal banco e avvicinarsi all’altare iniziando a suonare credo non fossi l’unica ad avere un groppo in gola.
      Mi ha fatto piacere farti rivivere un ricordo e un’emozione, dove c’è amore c’è una terra che deve essere sempre dissodata. 🙂
      Un bacione con affetto ❤

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  9. “Di tanto in tanto con la punta della scarpa lo vedevo scalciare un *sasso, forse per prendere a calci la tristezza dentro i suoi respiri contratti”.
    “..e dare un calcio ad un *sasso, residuo di inferno, farlo rotolar giu’, giu’….” (Mogol, su musica di Lucio Battisti). Ciao, Affy 🙂

    Marghian

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