L’oliera, la locanda e Caterina

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Conta soltanto otto tavoli la locanda che si trova nella piazza del paese. Per raggiungerla si percorre un viottolo, si sale su una scala di marmo riparata da un pergolato di glicine e l’entrata è lì, sotto un lampione nero in ferro battuto. I piani affacciati dentro questo cortile minuscolo hanno rampe brevi, ci sono panni perennemente stesi e fili elettrici che penzolano dai muri scrostati.

E’ una piccola locanda a conduzione familiare. Padre, madre e Caterina.

Non ricordo con precisione la prima volta che sono stata lì, è un ricordo che si perde nel tempo come un maglione, una fotografia o una canzone. Il tempo c’è passato sopra portando via ogni utile connotazione regalandomi una nuova fotografia, un nuovo maglione e una nuova canzone. La locanda invece è rimasta sempre la stessa.

Cosa mi spinga a frequentare questo locale, che rimane fuori dai miei spazi, è molto semplice: la qualità eccellente del cibo e l’abitudine a un calore che si respira all’interno, un clima di familiarità che mi fa sentire davvero bene. Io lì dentro mi sento “a casa”. Ogni volta che sono lì non consulto neppure i piatti del giorno, mi affido completamente a Pietro che ha sempre centrato ogni mio desiderio coccolandolo e firmando a modo suo ogni primo piatto riservato a me con un ciuffetto di basilico sistemato come un fiore. C’è poi sua moglie Angela che da dietro il bancone ogni volta che incrocia il mio sguardo dispensa un sorriso dal quale faccio spesso fatica a staccarmi, è una donna ancora bella con una luce speciale negli occhi ed ha quel mio stesso modo di girare la testa inclinandola un po’ da una parte. Caterina è poco più che adolescente, molto timida e graziosa, ha lunghi capelli scuri e gli occhi leggermente a mandorla. Ha la dolcezza particolare di chi è affetto dalla sindrome di Down e quando ti si avvicina per rendersi utile la strapazzeresti di coccole e baci perchè un solo abbraccio ti sembra sempre sia poca cosa.

Con il mio gruppo di lavoro o con un’amica spesso mi ritrovo a consumare la cena dentro questo piccolo locale. Quando Fotograffio ci raggiunge non arriva mai da solo ma con la sua inseparabile chitarra e la serata grazie a quelle note moltiplica il piacere della convivenza, quando poi il mitico collega non può essere dei nostri lo sguardo di Caterina sembra triste e la sua voce di velluto mentre serve con gentilezza ai tavoli si fa ruvida perchè non nasconde il suo affetto per lui come per tutti noi.

Circa dieci giorni fa sono entrata come di solito in questa locanda con un gruppo di amici ma il clima familiare, affettuoso e caldo di sempre l’ho avvertito meno, in certi momenti mi veniva perfino il dubbio di averlo mai provato ma di essermelo soltanto immaginato. Caterina sembrava molto nervosa, a tratti assente, lo sguardo pieno di rammarico si perdeva nel vuoto come il suo modo naturale di staccare i contatti. Io la guardavo con aria interrogativa cercando un minimo sprazzo che aprisse una comunicazione tra noi.

E’ stato quando Caterina ha servito i secondi che tutto mi è diventato chiaro. Su un tovagliolino di carta ha scritto con calligrafia incerta “per colpa mia c’è stata la multa”. Ho rigirato quel foglietto tra le mani senza avere la minima idea di come muovermi, poi con la scusa di andare a prendere in macchina una cosa l’ho chiamata fuori. E fuori, tra le lacrime, mi ha raccontato che per sbaglio il giorno prima aveva portato a due signori con la divisa, seduti al tavolo, l’oliera sbagliata -il papà Pietro si era tanto raccomandato su questo- e dunque alla fine del pranzo inevitabilmente era arrivata la multa.

L’oliera sbagliata?

“Da fine novembre una legge europea ha vietato di utilizzare le tradizionali oliere in bar, mense, ristoranti e pizzerie con multe da uno fino a ottomila euro per evitare che vengano riempite o allungate con prodotti diversi da quelli indicati. Da quella data devono essere utilizzate oliere con tappo antirabbocco ed un’accentuata rilevanza cromatica sulla natura e la qualità degli oli utilizzati che mette in guardia il consumatore …”.

Non contesto la bontà del provvedimento, una legge deve essere giustamente applicata. Non conosco l’entità precisa della multa in parola ma ho letto tutta la colpa, il rimorso e la disperazione negli occhi di Caterina per quella sua disattenzione costata cara alla famiglia.

Ieri nella tarda serata con Fotograffio e un paio di amici siamo tornati alla Locanda. Pietro ci ha accolti con il sorriso di un tempo ed Angela da dietro il bancone ci ha salutati con gli occhi che le illuminavano il viso.

Ci siamo seduti e Caterina ci ha subito raggiunti portandoci da bere. I capelli raccolti con una treccia, il grembiule ben ordinato, un’irrequietezza che tradiva i movimenti ripetitivi. L’affetto che provo per lei non è riuscito a coprire il mio smottamento interiore.

“Come vanno gli affari, piccola?” le ha chiesto con una finta aria estranea Fotograffio riuscendo a non uscire nemmeno di un millimetro dal suo registro.

Caterina ha guardato prima lui, poi ha guardato me, sembrava riprendere l’ultima conversazione di dieci giorni prima.

“Per la prima volta ci hanno commissionato un catering. I miei hanno preparato panini, tramezzini, pizzette e antipastini vari per la festa di pensionamento di un importante Dirigente. Papà ha lavorato sodo durante tutta la notte ma il suo lavoro è stato ben remunerato da quella Società”. Caterina parlava con un timbro di voce ricca di toni bassi e medi, una voce che accellerava e inebriava, si sentiva che era tanto felice.

Poi mi ha fissata a lungo, come dentro un lampo improvviso l’ho vista sobbalzare, ha fatto un gesto come se buttasse una pallina in aria. E’ corsa via verso la cucina ed è tornata poco dopo con la vecchia oliera, l’ha posizionata al centro del nostro tavolo. Dentro c’era una bellissima rosa rossa.

Un pò nascosto … un ciuffetto di basilico era stato sistemato come fosse un fiore.

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68 thoughts on “L’oliera, la locanda e Caterina

  1. Affy cara, da un pò non passo dal tuo blog, ma non per negligenza ma per mancanza di tempo…i tuoi articoli sono così ricchi di sentimento, di passione, e come ti ho detto in altri post faresti parlare anche un tavolo, una sedia, un vaso. Hai veramente qualcosa di magico nei tuoi racconti, sai tenere la penna in mano, sei veramente un fenomeno! Roberta.

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    • Ciao Roberta, il tuo commento mi fa piacere anche se mi confonde un pò, non merito tanto.
      Sono stata poco presente in questi ultimi giorni ma ti porto nel cuore e recupero presto tutti i tuoi scritti. Da te ci sono sempre cose buone, imperdibili. 🙂
      un abbraccio grande

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  2. E’ bellissimo il tuo racconto Affy, in quella locanda c’e’ cosi’ tanto amore e tu che sei una persona cosi’ sensibile ti accorgi subito se c’e’ qualcosa che non va, mi e’ piaciutissimo, dovresti scrivere un libro di racconti di vita, sei bravissima, un abbraccio forte, buona serata e buon inizio settimana, ❤ ❤ ❤

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    • Lo farò sicuramente Isabella, avrà molto piacere nel sentirsi apprezzata, Caterina ha una sensibilità molto spiccata ed è di una dolcezza disarmante.
      Per il resto non posso che ringraziarti di cuore. ♥
      Ricambio forte il tuo abbraccio.

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  3. Ciao Affy, la penso proprio come Laura. Dovresti scrivere un libro di racconti di vita. Sai guardare oltre e far posare lo sguardo nel punto giusto e poi riesci a far guardare chi non c’è. Non so cosa darei per sedermi al tavolo di quella locanda. Immagino che sia difficile trovare posto, però. Dì a Caterina che il profumo della sua rosa mi ha raggiunto.

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    • Ehilà, mi commuovi ma nello stesso tempo mi fa piacere sapere che ti arrivo. Scrivo com’è nella mia natura, guardando la vita che ho intorno con le sue sfumature e con le sue occasioni. 🙂
      Riferirò il tuo messaggio a Caterina, ne sarà felice. 😉
      Buon inizio di settimana con un abbraccio

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    • Nuuuuuu … è troppo, è troppo! 😉
      Come posso replicare? Mi hai stracciata Cix! 😦 Te possino! 🙂
      Ti rigiro quel fantastico perchè lo sei anche tu! Grazie, davvero.
      un abbraccio forte

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  4. Le magie accadono per ragazzine come Caterina, l’ingrediente della pozione magica è un ciuffetto di basilico…poi ci vogliono grandi occhi e un cuore profondo come un pozzo affinchè il tutto accada davvero,,.
    e in ultimo una penna delicata e sensibile come la tua, mia cara Affi, cara amica che leggendoti fai luccicare gli occhi. Dispiace sempre arrivare in fondo ad ogni tuo articolo, verrebbe spontaneo voltare pagina come se si avesse fra le mani un libro; te lo hanno già detto, ma se io fossi in te un pensierino ce lo farei a mettere su carta i tuoi racconti 🙂 Ti abbraccio

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    • E così adesso gli occhi li hai fatti luccicare per bene anche a me … mi emozioni sempre Laura.
      Penso che il blog possa soddisfare tranquillamente la mia voglia di mettere i pensieri su carta, anche se virtuale, comunque per questo tuo pensiero ti ringrazio infinitamente.
      un mega abbraccio cara amica

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  5. Sono senza parole … almeno in quel caso potevano certo chiudere un occhio! Le persone buone ci rimettono sempre! Mi auguro di tutto cuore che la serenità e la gioia ritorni tra loro e che riescano senza problemi ad affrontare questo intoppo!
    Grazie di aver condiviso con noi un altro spaccato della tua vita… raccontato sempre con una dolcezza unica che solo tu, cara Affy, possiedi ! La prossima volta che torni in questo luogo magico salutaci tanto Caterina: queste creature meravigliose ti toccano il cuore come nessun altro!
    un abbraccio tesoro, buona serata!

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    • Queste creature sono persone con una dolcezza incontaminata, hanno un cuore enorme 🙂
      Manu grazie mille per il tuo commento, generosa come sempre, grazie davvero.
      Ti saluterò Caterina con molto piacere.
      Buon inizio di settimana, abbraccio te e la ciurma intera! 😉

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  6. Un post lungo che ho letto tutto d’un fiato e guarda che non mi capita spesso. Mi sono accigliata quando Caterina si è sentita in colpa, mi sono rattristata per la multa, ho gioito della presenza di fotograffio (perché neanche io ti nascondo che mi sta proprio simpatico) e poi … sono stata felice di riaverti qui sullo schermo del mio mac. Brava come sempre. Un buon inizio settimana, Bea
    Ps: possiamo venire anche noi follower in questa magica locanda?

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    • Un privilegio per me averti qui: 🙂
      Caterina era davvero dispiaciuta, quella multa non ci voleva. Per fortuna un nostro Dirigente è andato in pensione e insieme a Fotograffio e a tutti gli altri uffici abbiamo potuto organizzargli una festa “a sorpresa” -peraltro riuscita benissimo- proprio grazie a tutte le bontà preparate ad hoc dal Sig. Pietro che non ha sospettato minimamente ci fossimo noi dietro quella nutrita ordinazione.
      Fotograffio è un simpaticone ed è stato bravissimo ad organizzare il catering. Somma rientrata e festa riuscita! 🙂
      Magari ritrovarci tutti nella locanda magica … sarebbe un bellissimo sogno! 😀
      ti abbraccio forte, buona settimana Bea 😉

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  7. Dolcissime queste righe e bellissima l’immagine che dai di quest’anima gentile: non sai quanto mi abbia irritata invece l’atteggiamento dei due “signori” in divisa (che tanto signori non sono), perché una cosa sono le norme e l’altra è il buonsenso… e detto che da una che nella pubblica amministrazione ci lavora (e pure in una di quelle che sanzionano), ma prima guardo sempre a chi ho davanti e alle possibili conseguenze di una penalizzazione di questo tipo: per me la buona fede ha la priorità e davanti ad una persona così tenera dubito non se ne possa ravvisare… (e comunque ho dei fondati dubbi anche sulla legittimità relativa alle modalità di irrogazione della sanzione). Assolutamente vergognoso.
    Un abbraccio!

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    • Sai Tatiana, io sono arrivata “a cose fatte”. Tutto quello che ho potuto fare è stato garantire un gettito extra, attraverso quel catering provvidenziale, per poter fronteggiare la spesa imprevista. Sembra che ci siamo riusciti. 🙂
      Mi ha fatto piacere leggere nel tuo commento che tieni conto dell’interlocutore che hai davanti e le possibili ripercussioni che una spesa imprevista possa causare, segno di grande civiltà e sensibilità.
      Ti auguro una buona giornata, un abbraccio

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  8. La delicatezza del tuo modo di raccontare mi emoziona sempre tantissimo… E sai una cosa? Anche io penso che dovresti scrivere un libro, sono certa che ne uscirebbe una lettura molto coivolgente! 🙂 Un abbraccio dolcissima Affy, felice nuova settimana! ❤ :-*

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  9. Cara Affy, quanta tenerezza che mi ha fatto la piccola Caterina! Con la tua sensibilità e abilità a descrivere sei riuscita a farci “sentire” quanto amore regna in quella famiglia, quanta luce ci sia in Caterina e come sia accogliente l’ambiente della locanda. Ancora una volta ci hai regalato un piccolo “video” in diretta dalla tua vita e ci hai fatto sentire come una famiglia che condivide le cose più belle, Grazie cara amica, sei davvero speciale. Un abbraccio grande grande a te e uno anche a Caterina. ❤

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    • Aurore ormai il blog è anche “casa” e mi piace condividere con voi quello che attraversa il mio cammino.
      Sono contenta per la tenerezza che suscita Caterina e quella famiglia dove vado spesso.
      Grazie dolce amica per la tua preziosa presenza, un bacione grande ❤

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  10. Mi sono sentita vicina a te, ho visto il muro scrostato ed i panni stesi, mi sono sentita avvolta in una nebbiolina e quando sono entrata nella locanda il profumo dei piatti e lo sguardo dolce di Caterina mi sono mi hanno dato calore…Uffa per l’oliera..! Ma grazie per avermi fatto passare una serata con i tuoi amici!
    Un abbraccio

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  11. Come sempre trovo tra queste pagine virtuali una grande sensibilità e tanta voglia di condividere con gli altri le emozioni …
    Certo che se ci fosse un po’ di buon senso le truffe le andrebbero a cercare altrove, non in una piccola locanda!!
    Buona settimana.

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  12. Non ho parole per descrivere quanto mi tocchino i tuoi racconti. La dolcezza di Caterina è favolosa e mi immagino la sua tristezza per la multa inflitta a causa dell’oliera non a norma. Non avevo ancora saputo di una legge del genere. In questa società ormai manca il buon senso se accadono cose del genere. Comunque quanti bei post mi ero perso!

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