Giornata dei “nasi rossi”

Il diciassette maggio è la “giornata dei nasi rossi”.

Tempo fa sfogliando un giornale avevo letto un articolo che spiegava l’importanza della clownterapia e mi era piaciuto lo slogan: “Se incontri qualcuno senza un sorriso regalagli uno dei tuoi”. E così nel pomeriggio piena di entusiasmo mi ero presentata nel luogo indicato, avevo riempito moduli, ascoltato discorsi e mi era arrivata la consapevolezza che stavo vivendo la mia vita usando filtri al punto da non riuscire a vedere più i colori di niente. Con un’équipe specializzata avevo partecipato ad un corso volontario sulla fiducia, la comunicazione, la sintonia e le emozioni. In quello spirito di partecipazione avevo ritrovato i miei colori ed i sorrisi.

Sorrisi da tenere, sorrisi da regalare.

Da alcuni anni con una pallina di spugna rossa appoggiata sul naso dedico qualche ora di tempo a persone che vivono dentro strutture socio-sanitarie. Non la considero un’attività vera e propria ma piuttosto un fine per donare speranza e gioia a chi vive in un contesto di emarginazione che confonde e assedia e dove al posto della memoria c’è soltanto un buio immenso.

Ieri mi sono ritrovata dentro una struttura tra persone di varie età. C’erano anziani con occhi stanchi e pelle fragile dove il minimo briciolo di aria portava loro freddo sulle spalle ma era presente quella voglia di stringere mani a qualsiasi distanza. E c’era giovantù disabile con occhi assenti che girava nelle stanze dentro un insensato apparente distacco. Due infermieri parlavano delle prossime vacanze davanti la macchinetta del caffè che gracchiava in un angolo mentre poco distanti da loro getti di vomito e pastiglie bianche aspettavano nessuno.

Altri clown del nostro gruppo dopo aver gonfiato palloncini colorati dalle forme più strane erano partiti con il gioco dei nomi. Ognuno ha un nome ma non tutti hanno la faccia del proprio nome e molte volte ti fai un’idea fisica di una persona che non sempre combacia con il nome che porta. Ed è venuto fuori che Fabio è un tipo alto, malinconico piuttosto incline al pessimismo. Patrizia è antipatica, piena di sé e sleale. Aurora è bassina, timida e con i capelli rossi. E Francesco, Attilio, Filomena, Ermanno …

Poi Giuseppe ha voluto raccontarmi la sua storia, io ho fatto cenno di sì e mi sono seduta sul letto accanto a lui. Noi due soli nella sua piccola stanza.

“Nove maggio millenovecentosettantotto Affy è la mia data di nascita”. Questa data me la porto addosso come un marchio del quale vergognarmi. Vergognarmi come se fosse stata colpa mia se Aldo Moro fosse morto. Un senso di colpa che mi perseguita perché l’inizio della mia vita è coinciso con la fine di un’altra. Se avessi visto le cose in maniera diversa, chissà, forse nemmeno mi troverei qui. Magari Affy adesso ci sarebbe anche un’altra persona malata come me”.

Guardo quel vecchietto tremebondo quasi ottantenne attaccato ad uno scampolo di vita, ha un lampo strano negli occhi e capisco che in questi momenti deve essere protetto e non sentirsi solo.

“Millenovecentosettantotto è un numero pari Giuseppe e a me piacciono i numeri pari perché sono lineari, trasmettono calore e sicurezza. In casa ho due divani perfettamente uguali, le cassettiere dei mobili hanno numero pari, tutto è sempre pari, c’è sempre quel uno–due, uno-due che per me è precisione nel suo stato più naturale. Non mi vergogno di questo e non mi sembra di complicarmi la vita. Il mio appagamento viene dai numeri pari perchè sono caldi e rassicuranti. Ora dimmi Giuseppe … quanti malati ci sono in questa stanza?”.

“Due Affy, siamo due malati originali … come lo sono i numeri pari”.

Nella stanza c’è odore di cloroformio, là fuori viavai di camici bianchi.

E Aldo … come te l’immagini?” chiedo a Giuseppe riprendendo il gioco che stanno facendo gli altri ragazzi clown.

Mentre mi risponde si appoggia su un gomito. E’ ancora una volta chiuso fuori da un gioco.

“… come un figlio di trentasette anni che si vergogna da sempre del padre nonostante il millenovecentosettantotto sia un numero pari.”

“Il nove non è un numero pari e maggio non è un mese pari “… vorrei gridargli, trattengo però a fatica le parole.

Gli regalo invece il migliore dei miei sorrisi come fosse una scorta di ottimismo da far durare. Non gli dico della mia profonda tristezza, dello smarrimento per la sua storia di padre mancato, del suo sguardo che mi comunica un senso di perdita intenso.

Vorrei tanto allontanare quello sguardo di incertezza e paura di chi è comunque condannato a vivere dopo che tutto è diventato buio, vuoto e vecchio. Abbandonato e dimenticato. Sogni e illusioni sono diventati un catasto di polvere e granelli di sabbia in cui tutto si è distrutto in mille pezzi, alcuni dei quali si sono persi per sempre e di quello che rimane c’è solo dolore.

… vorrei che questa pallina rossa possa portare una piccola luce nell’ombra scura della tua vita Giuseppe. Qui dentro sono soltanto un clown, mi sento al riparo dentro questa maschera, non posso mostrarmi fragile anche se conosco il peso della vita, della lentezza e della rapidità del tempo.

Vorrei raccontarti del mio cuore che sta battendo a vuoto. A zero, proprio come un numero pari.

Qualcosa che toglie il respiro.

Di caldo e rassicurante, credimi Giuseppe … stavolta non c’è proprio niente.

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45 thoughts on “Giornata dei “nasi rossi”

  1. Cara Affy che post bellissimo e profondo.
    Penso che la cosa che fai, regalare un sorriso a qualcuno, sia davvero unica e speciale.
    Io avevo seguito tutte le iniziative che venivano proposte sul web in onore del 15 marzo, il red nose day. Penso sia un’iniziativa incredibile, un sorriso non costa nulla, ma è in grado di cambiare la giornata di una persona.
    Brava Affy ti faccio i miei più sentiti complimenti per questa tua iniziativa!

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  2. Affy….. ❤
    è bellissimo quello che racconti! Ho provato anche io queste sensazioni; in maniera minore, forse, perché sono sempre stato in un centro anziani con gli altri clown. Comunque, hai ragione: in quelle situazioni devi dimostrarti forte, nonostante la tua fragilità, le tue insicurezze: rischierebbero di far vacillare i pazienti che hai di fronte, e questo sarebbe fuori luogo. Mi fermo qui, facendoti il mio più grande in bocca al lupo per questa iniziativa! Poi ne parliamo…
    un bacino

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    • Ciao Luca, mi fa piacere leggere che anche tu hai conosciuta l’esperienza con i clown. E’ un’esperienza senza dubbio forte perché ci si approccia con il dolore, la sofferenza che a volte è inimmaginabile.
      Tutto quello che mi riguarda lo lascio sempre fuori, sono lì in fondo per incoraggiare, stimolare pensieri positivi ma quando torno indietro, tolta la pallina rossa dal naso, è capitato sovente a qualcuno di aver visto piangere un pagliaccio …
      Buon fine settimana Luca, ricambio il bacino

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  3. Affy….. trovo tanta difficoltà ad esprimere quello che provo dinnanzi al tuo post…. anche io mi sono approcciata e confrontata con talune realtà; dapprima vivendole intensamente in famiglia: malattie e perdite importanti che hanno segnato e caratterizzato la mia vita e dopo, volendo appunto cercare di fare un minimo per gli altri con il volontariato. …. ma dopo l’ultima perdita nn ce l’ho più fatta a continuare….. come si può dare coraggio, forza e fiducia nella vita, quando stai ancora raccogliendo i pezzi della tua??? Quindi “chapeaux mia Dolce Amica” perché di fronte ai “tuoi personali bui” tu riesci ancora a cercare la forza e l’energia in ogni angolo nascosto della tua delicata anima e ad impiegarlo per fini così alti e alla fine regali il tuo sorriso, proprio là dove rappresa l’unica e sola terapia vincente. …

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    • Sai Marilena io ho avuto prova proprio sulla mia pelle del valore del volontariato. Sono stata in ospedale per un lungo periodo e non ho mai visto alcuni di quelli che si definivano “amici”, ho visto invece perfetti sconosciuti volontari che mi venivano a far visita, alcuni addirittura tutti i giorni, questa cosa inutile dire che ha creato amicizie oggi inossidabili.
      La mia vita la posso definire un puzzle a cui mancano i pezzi più importanti ma non ho perso la voglia di credere negli altri, di aiutarli condividendo percorsi non sempre facili, il dolore ti fa uscire dal guscio, ti rende spoglio di ogni difesa ed è lì che puoi confrontarti, capire quello che puoi dare e meravigliarti subito dopo di tutto quello che ne consegue.
      Vedrai che con il tempo tornerà anche per te la spinta necessaria per avvicinarti agli altri, per regalare e ricevere lo stesso sorriso, ne abbiamo in fondo bisogno tutti.
      Un bacione mia cara amica ❤

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  4. Ho amato questo post!. Anche io sono una volontaria, ormai da 5 anni. Il mio reparto è molto difficile da vivere, oncologia pediatrica, ma quello che ho imparato, quello che mi regalano quei bambini e le loro famiglie è unico e davvero difficile da raccontare. I miei amici mi chiedono dove trovi la forza per stare lì e io rispondo che è facile trovarla nei loro sorrisi, nel loro coraggio. Un abbraccio 🙂

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    • Benvenuta 🙂
      Grazie per le tue parole, concordo pienamente con il tuo commento.
      L’approccio con i bambini malati è qualcosa che se da una parte stimola dall’altra annienta. E’ incredibile la forza che riescono a dare a te che sei lì per dar forza a loro.
      Hanno il coraggio di non mollare, hanno la voglia di vivere.
      Il tempo trascorso insieme a loro è un’esperienza che non si può dimenticare, è fatta di attesa, di conquista, di speranza. Si genera una mutua comprensione con le famiglie dove a volte anche un semplice silenzio o un abbraccio di solidarietà possono colmare un vuoto che neppure un oratore sopraffino saprebbe decifrare.
      Un abbraccio a te e ancora grazie di cuore.

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    • E allora fermiamoci Bea ogni tanto e proviamo ad ascoltarci. 🙂
      La gioia è un bene che possiamo donare e ricevere, regalare un sorriso è questione di un attimo eppure resta nel cuore di chi lo riceve a lungo, molto a lungo. Forse basterebbe soltanto lasciarsi andare per riscoprirci migliori.
      E comunque sei una bella persona, sono convinta di questo! 😀
      Ti abbraccio tanto

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    • Un sorriso lo accetto sempre volentieri, grazie Marco 😀
      Mi sono avvicinata alla clownterapia per caso e da allora appena posso ritagliare momenti liberi mi piace essere con loro nel partecipare alle iniziative, agli incontri ed alle visite nei contesti ospedalieri e nelle strutture in generale.
      Abbraccio ricambiato. 😉

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  5. ciao Affy,
    bel post, come sempre, spaccati di vita che profumano di verità,
    quando mia madre era nel “braccio della morte”, oncologia per malati terminali, clinica sì ma sembrava un resort a cinque stelle, totalmente diverso dagli altri reparti, una umanità inaspettata, oltre alla tv in camera, il bagno in camera, aria condizionata, assistenza fuori dal comune, ecc. ecc. regolarmente arrivavano quelli dei “nasi rossi”, ragazzi e ragazze che meriterebbero riconoscenza dalle istituzioni, alla grande. In quel periodo ho vissuto sulla mia pelle il significato del bisogno di sorridere, magari anche solo per pochi secondi. E’ un bisogno che noi non capiamo, ce l’hanno i bambini, che l’hanno i vecchi, ce l’hanno quelli giovani e di mezza età, questi ragazzi fanno qualcosa di veramente GRANDE, mi complimento con te che sensibilizzi.
    un sincero abbraccio

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    • Il bisogno di sorridere è nulla e tutto quando il tempo scorre lentissimo e non resta altro che aspettare.
      Un sorriso allenta la tensione, si sovrappone ai pensieri cupi, distoglie la mente da diagnosi e cartelle mediche e per una manciata di minuti permette di dimenticare un destino tracciato. Confermo che la clownterapia attraversa quel tempo che sembra non passare mai con umiltà ed un approccio gioioso arrivando al cuore delle persone con un nasino rosso ed un sorriso che vorremmo tutti non finisse mai.
      Grazie di cuore Tads per aver condiviso questa tua personale esperienza.
      Ricambio il tuo abbraccio, buon fine settimana

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  6. Ho un collega molto particolare che ha la tua stessa passione per il naso rosso. La trovo una occupazione non per tutti ma sicuramente essenziale per la nostra società. Sinceramente non so se ne sarei capace, non saprei se riuscirei ad essere duro per reagire a certe realtà che purtroppo esistono nel mondo intorno a noi ma che vengono tenute nascoste o che devono essere tenute protette.
    Il tuo post, le tue parole finali, mi hanno lasciato un po’ così.. diciamo smarrito!

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    • Vedi Cix quando ho iniziato questo percorso avevo le tue stesse perplessità. Quali parole avrei potuto dire ad una sconosciuta in lotta con il male? Sarei stata così forte da non lasciarmi travolgere dalle emozioni?
      Il corso per clown di corsia aiuta a dipanare molte perplessità, dubbi che sono assolutamente leciti spianando la strada per cercare le soluzioni ottimali per ogni evenienza, ci sono state comunque anche le volte che con una scusa sono scappata in bagno prima che un singhiozzo mi travolgesse.
      Per le parole finali del mio post, tranquillo … solo il tempo di indossare la pallina rossa sul naso e regalarmi un sorriso … tutto per me.
      Un abbraccio

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  7. Mi ricordo quando c’era mio suocero in oncologia, quei ragazzi sono fantastici, Affy che post stupendo, mi sono emozionata, tu sei un angelo, lo sai vero, ti voglio un mondo di bene, buon weekend cara, un abbraccio forte, non riesco a scrivere altro, ho tanti ricordi, sto pensando a lei, la mia dolce mamma, ❤

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  8. Lodevole davvero l’iniziativa dei “nasi rossi” e brava tu, cara Affy, che vi hai aderito. Ancora una volta ti dimostri una persona meravigliosa! Lavorando con i bambini, sono particolarmente sensibile a certe sofferenze che li toccano e a volte mi capita di pensare anche a quelli malati in ospedale. Non so però se avrei la forza di farli ridere… bisogna essere forti e speciali per riuscire a fare questo.
    Scusa se come sempre sono di corsa… continua il mio periodo difficile.
    Un bacione. ❤
    Aurore

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    • Apprezzo particolarmente la tua presenza Aurore sapendo ciò che stai affrontando.
      Quando sono a contatto con i bambini sento una grande sintonia e questo mi sprona ad inventare per loro la migliore “giocoleria” dimenticando io stessa che il luogo non è propriamente un luna park.
      Un bacione anche a te e sempre in gamba. ♥

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  9. Quanto è bello quel sorriso di cui hai voluto raccontarci. Ha la forza di innescare una reazione a catena anche sul volto di chi sa di avere poche speranze e di chi gli sta accanto. Quanto è prezioso quel sorriso. Che dono grande, hai! Custodiscilo, difendilo e continua a donarlo.

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    • La clownterapia svolge un buon lavoro a contatto con gli altri.
      Sensibilizzare tutto questo mi è sembrato doveroso.
      Grazie per le tue belle parole, io continuerò a regalare un sorriso. 😉
      Felice fine settimana, un abbraccio

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  10. Penso che ognuno di noi debba dare la sua parte verso il prossimo piu sfortunato,ognuno con le sue esperienze di dolore, la mia e stata fare la donatrice di sangue per molti anni ….finché l’ultima volta sono stata male la pressione stava scendendo troppo. Ma la vita ci chiama sempre per altre emmergenze la suocera, la mamma ,il marito.Grazie cara Affy, e giusto donare un pò d’amore per alleviare le pene.Ti abbraccio con affetto.
    Caterina

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    • Sono felice che l’Associazione trovi apprezzamento anche da chi negli ospedali lavora o ha lavorato ed è per questo che ho inteso sensibilizzare questa realtà.
      Ti ringrazio molto Antonio, un caro saluto 🙂

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  11. Trovo toccante le tue parole e ci fai vedere quanto farebbe bene, almeno ogni tanto, un sorriso a tutti noi. Osservo, purtroppo, spesso le persone in strada con delle faccie scontente e mi chiedo se tutto questo comportamento non è una cattiva abitudine! Non ho saputo che il 15.5. è il giorno dei nasi rossi. Grazie di cuore per queste tue parole.:)

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