Quattro valigie, infiniti ricordi

20151231_170636-1 - Copia - CopiaIn cantina ci sono quattro valigie.

Questa mattina ancora sonnolente ho preso un caffè e sono scesa là sotto per riordinare un pò. Ci sono scaffalature allineate in buon ordine e contenitori nei quali cercare, riconoscere, scoprire. Un lavoro piuttosto noioso da fare in questa domenica soleggiata ed il primo pensiero è stato quello di lasciar perdere per pensare ad altro.

Poi … lo sguardo è finito in quell’angolo nascosto che come sempre mi zavorra e in un attimo ho ritrovato nell’anima i tuoi infiniti racconti.

Guardo le tue valigie chiuse da tanto tempo, armeggio intorno con difficoltà ma alla fine riesco ad aprire la più piccola.

Il cuore accelera il battito come quando dopo cena io e te restavamo soli e la cucina si popolava di immagini. Fotografie di uomini in divisa grigioverde dal cui bavero emergeva, umano e amichevole, il viso. Di alcuni di loro, anche se piccola, avevo imparato a memorizzare il nome di battesimo: Alberto, Mario, Eugenio.

Ti vedevo sai, seduto sulla sedia, piangere sommessamente. In certe circostanze anche un nonno poteva piangere. E non era debolezza di donnicciola ma intima profonda commozione per la storia passata attraverso una strada tortuosa dove uomini e bestie giacevano alla rinfusa.

Mi ricordo che mi raccontavi di una canzone che cantavate spesso al Circolo Ufficiali. La cantavate un pò tutti, chi più forte, pensando al combattimento del giorno dopo, chi a fior di labbra pensando agli occhi di Anna splendenti alla pallida luce della luna, là nel giardino di casa.

… un pò di luna

un pò di mare

un pò di navi

da conquistar …

Tu pizzicavi forte sulla chitarra ammiccando a Mario che cantava a squarciagola con un bicchiere di vino in mano.

Poi il cielo si era riempito di nuvolette ed i colpi erano diventati fitti, il sole si era oscurato sotto il fumo delle esplosioni ed era stato un inferno di colpi e scoppi. Mario era caduto.

Al Circolo la sera dopo gli Ufficiali erano in piedi, bevevano in silenzio, un silenzio troppo lungo per essere sopportato. Avevi preso la chitarra e piano piano avevi cominciato a pizzicarla. Solo la musica usciva piano

… un pò di luna

un pò di mare

ma non c’era nessuno ad accompagnare le tue note. Ed allora continuando a suonare provavi a cantare a fior di labbra

… un pò di luna

e pensavi agli occhi di Anna splendenti alla pallida luce della luna, ma c’era qualcosa che ti serrava la gola, che ti impediva di cantare. Abbassavi lo sguardo, posavi la chitarra e con un mozzicone di matita appuntavi qualcosa sul diario.

“…  stanotte ho perduto Mario, il mio migliore amico, un ragazzo dai capelli liberi sulla fronte alta, gli occhi neri e le gambe dagli stinchi magri. E’ morto sotto un cielo pesante, qua e là screpolato così come si trova negli affreschi del Carmine. Io sono qui, sono vivo, da un momento all’altro potrebbe toccare a me.”

Invece sei tornato a casa e mi hai condotta per mano nei primi difficili passi della mia nuova vita. Hai illuminato la mia infanzia tra affetto e ricordi ed io avrei dato un braccio per te.

Nei tuoi racconti i soldati camminavano sempre, andavano avanti anche quando altri soldati sostavano sfiniti o giacevano immobili sulla terra illuminata dai bagliori delle granate. Quelli che tornavano, decimati e stanchi, si mettevano ricurvi, accartocciati come foglie d’autunno e scrivevano a casa con un mozzicone di matita.

Quella stessa matita con la quale hai scritto tanti diari oggi conservati dentro questa piccola valigia dove c’è anche un giocattolo dei vecchi tempi, una scimmietta con il muso di legno che grazie ad una carica meccanica suona un tamburo. E’ appartenuta a te, Nonno. Provo a girare la manovella di ferro collocata sul ventre e quest’animale spelacchiato, con in testa un cappuccio di panno rosso,  dimenandosi comincia a battere ritmicamente il tempo.2016-02-21 15.16.12

Giro ancora una volta la chiave metallica sulla pancia della scimmietta.

Tatatata … tatatata … tatatata …  la riconosci Nonno? chissà se lassù ti arriva il suono del suo tamburo.

Chissà …   🙂

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67 thoughts on “Quattro valigie, infiniti ricordi

  1. Affy, tu ci fai vivere questi ricordi come se fossimo tutti lì con te ad aprire questa valigetta. Le parole scorrono fluide nel pc e tanti cuoricini mi rimbalzano addosso. Sei magica e quanto amore c’è in te per le persone care. Ci racconti del tuo papà e adesso di tuo nonno che ti ha preso per mano aiutandoti ad affrontare i primi passi della tua vita. Sei meravigliosamente brava. Ecco questi racconti mi mancavano proprio, mi mancava lo stare lì con il muso incollato al pc e leggere i tuoi racconti. Un bacione Bea

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  2. “la riconosci Nonno? chissà se lassù ti arriva il suono del suo tamburo. chissà …”. I suoni degli affetti arrivano tutti, lassu’. Tutto vi arriva, perché li’ nulla si perde. Ed ogni piccolo suono, anche la caduta di una foglia, fa vibrare tutto l’universo, ed i cieli immensi. Lassu’, dove c’e chi ci ascolta, sempre. Ciao, Affy!!! 🙂

    Marghian

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  3. Cara Affy, sono sicura che il suono del piccolo tamburo è giunto fino al tuo caro nonno così come gli giunge ogni giorno il battito del tuo cuore così pieno d’amore e che lui sorrida felice nell’ascoltarlo! Come il tuo papà anche tuo nonno è sempre con te e puoi stare sicura che sempre ti tiene per mano anche adesso che non sei più una bambina. Bellissimo e commovente questo tuo racconto. Sei sempre meravigliosa! Grazie per aver condiviso queste tue emozioni con noi. Un grande forte forte abbraccio. ❤

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    • Loro due sono lassù nell’infinito cielo ed io ogni tanto alzo lo sguardo per cercarli.
      I ricordi ogni tanto spingono per venire fuori, sembrano un fiume in piena.
      Grazie Aurore per le tue parole, per la tua amicizia. Ti sento vicina.
      E ti abbraccio forte anch’io ❤

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  4. Cara Affy tu fai vivere quello che scrivi; è impressionante come descrivi bene ciò che ti raccontava tuo nonno, lo sai che leggendo questo post mi è venuta in mente una canzone? Il ritornello faceva così “Vecchio scarpone quanto tempo è passato”. Raccontava delle fatiche dei soldati, di chi era morto in guerra e di chi era ritornato, le fatiche che hanno dovuto subire, i ricordi di chi era sopravvissuto ed ha visto morire sotto gli occhi altri compagni! Ti abbraccio forte forte. Roberta.

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  5. veramente splendido è questo ricordo di un nonno, che è passato attraverso le forche caudine di una guerra, che ha strappato tante vite umane.
    Veramente notevole è il taglio senza enfasi o mielosi ricordi. Credo che tuo nonno possa andare fiero di te. Stessa tempra, stesso carattere.
    Sereno pomeriggio

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  6. Ciao Affy. I tuoi ricordi del nonno mi ricordano..i miei ricordi (gioco di parole spontaneo, non faci caso :)) di mio padre. In soffitta, questa estate trovai un vecchio paio di scarpe. Erano del mio papa’. Pensai”ma guarda li’, mi sta succedendo come nella canzone della quale lui ci parlava!”. Infatti, ci parlava di come era nato un celebre canto della montagna (sai, i cori alpini…). Diceva infatti “issu iad’agattàu una crappitta in su sobàriu e ‘ndia fattu sa canzoni”(egli -l’autore della canzone- trovo’ una scarpa in soffitta e ne fece la canzone). Poi accennava alla canzone: “vecchio scarpone, quanto tempo e’ passato! Quante illusioni fai rivivere tu! Quante canzoni sul tuo passo ho cantato..senza riposar..” al che mio padre si commuoveva. Come capito’ a me: con la sua vecchia scarpa in mano, canticchiai commosso “vecchio scarpone…..”. Ci vuole poco, Affy, per ricordare. Ciao 🙂

    Marghian

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  7. Un grazie non basta, dovrei donarti una porzione di cuore, per restituiti la gioia di un ricordo che scorre in due grosse lacrime. La scimmietta della foto la possedevo pure io, era un regalino di mio nonno paterno, un uomo bambino che per 6 anni della mia vita mi ha regalato il meglio. Non voglio piangere … Sarebbe sporcare la tua pagina e tradire un nonno tutto mio. 💋

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    • I ricordi piacevoli portano gioia al cuore cara Carla. 🙂
      I nostri nonni ci hanno lasciato una grande eredità di emozioni ed ogni tanto è un piacere ritrovarle tra gli spigoli della memoria …
      Ti abbraccio forte forte!

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  8. Che bella storia..Hai il dono di far vivere le tue esperienze come se tutti i tuoi lettori fossero vicino a te. E’ una fortuna avere avuto la possibilità di ascoltare così da vicino le persone care. Bellissimi ricordi. Ti ringrazio di condividerli.

    Un abbraccio e buonanotte !

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