Oggi sposi

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Seguo la cerimonia seduta su un banco in un angolo della chiesa. Ho accanto un uomo con i capelli bianchi e la cravatta di raso nera. Il viso sembra scolpito nel marmo, se ne sta immobile con lo sguardo deciso, ha la pelle tesa e non un accenno di sorriso. D’impulso allenta il nodo, io avverto un odore di muschio e tabacco.

Ascolto un’omelia piena di promesse ed è come se volessi ricongiungere una parte smarrita di me, pezzi di un puzzle che sfuggono dalle mie mani. Emozioni incluse, smorzate in gola.

Il  mio sguardo corre sugli sposi, rimbalza da lei a lui come una pallina da tennis schiacciata dalle racchette sul campo di terra rossa. Sbrigativo si spinge verso un dipinto di Cristo appeso dietro la sacralità dell’altare. Percettibile nell’aria è il profumo di rose e gigli. Gli odori possono essere però carezze o incubi. Li colleghi a una persona che hai amato, una situazione che hai vissuto. E poi questa cosa degli odori è più forte di me, ho un naso che non perdona e alla fine traspiro a getti sbandando dentro un buco nero nelle quotidiane collisioni della vita. Mi hanno raccontato che dentro certi buchi neri ci sono finiti in tanti ma poi se ne esce tutti, magari diversi, ma se ne esce. Mi sono ricordata Alessandro, per la prima volta da quando ti odio, che una volta ti amavo. E mi sono sentita morire. Chi subisce ricorda. Con la memoria sono entrata nello spazio ristretto della nostra storia deteriorata. Alzavi le mani con quel tuo modo frontale e crudele di agire, io che dicevo “non ti preoccupare” parlando come ad un malato a cui si cerca di evitare una crisi. Spesso intimavo a Dio di aiutarmi, terrorizzata da quell’abisso che mi circondava. E poi quella spinta voluta, maldestra, raccontata agli altri come una caduta accidentale dalla scala. Un pomeriggio balordo franato sul mio corpo e adesso l’ultimo intervento per restituirmi un’apparente normalità.

L’uomo dai capelli bianchi e la cravatta di raso nera sembra leggere uno ad uno tutti i miei pensieri, ha il respiro affannato per una rabbia inespressa, soffocata nel passato. Mi guarda conciliante, tra noi un’intesa complicata da interpretare, sembra  dirmi senza averne le parole “… non avere paura di volare”.

Guardo i dipinti sul soffitto di questa enorme chiesa, c’è un arciere che tira con l’arco. Mi piace. Io non amo gli sport di squadra dove si ha a che fare con una mezza vittoria e una sconfitta annacquata. Preferisco di gran lunga dar conto solo a me stessa, il che mi pone il più delle volte di fronte a un giudizio doppiamente implacabile perché tra sé  e sé non ce la si racconta.

E nel dar conto a me stessa mi viene in mente la storia di una ragazza borghesemente trasgressiva diventata donna orgogliosa di esserlo.

Storia di una ragazza che aveva sogni semplici, perfetti per la loro assoluta mancanza di problemi.

Tutto andava per il verso giusto e il mondo sembrava essere a portata di mano: gli studi, gli amici, l’amore, il lavoro.

Fino al giorno in cui dal tetto era volata giù una tegola …

L’inferno sulla terra si era costellato all’improvviso di repentine fughe e ritorni alla fede, tanti amici spariti nel nulla, un amore fatto dolorosamente a pezzi nonostante la voglia insaziabile di dare un senso a tutto ignorando gli sguardi di chi non poteva nemmeno immaginare quale guerra stava combattendo in silenzio aggrappata alla voglia di vivere.

Alessandro.

La nostra storia è stata un farmaco mal dosato,  gli effetti sono stati disastrosi. Oggi per te l’inizio di una nuova vita con Veronica inconsapevole di tutto. Chissà se le avrai raccontato la nostra realtà, con le sue incongruenze, le assurdità e infine gli strappi.

Dall’altare il prete invita gli sposi a scambiarsi le fedi. Mi viene da piangere ma non so bene per cosa. Mentalmente auguro a questa unione lunga vita e tanta, tanta felicità.

Accanto a me, in quest’angolo di chiesa,  c’è ancora la presenza di un padre con i capelli bianchi, il viso duro scolpito nel marmo e un odore di muschio e tabacco. La sua voce galleggiando nell’aria mi ricorda che nella vita non ci sono che inizi, che le brave ragazze se proprio non riusciranno ad andare in Paradiso andranno comunque lontano.

Ho sollevato la testa e ritrovato la mia storia. Anche senza fede al dito la vita mi ha regalato un nuovo spazio.

 

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61 thoughts on “Oggi sposi

    • Pfuiii …. e meno male che non ti sei fermato alle prime righe perchè alla fine del post c’è tutta la mia ripresa! 🙂
      Sai, ieri al matrimonio di Alessandro è stato un pò come chiudere per sempre una scatola piena di ricordi, alcuni molto belli altri un pò dolorosi.
      Ricambio il tuo abbraccio, grazie di cuore.

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  1. Cara Affy..

    “E poi quella spinta voluta, maldestra, raccontata agli altri come una caduta accidentale dalla scala”

    Ma vero è? Cioè… trattasi di allegoria o di vita reale? Sono allibito.. Sto post lo vedrei adatto come uno di quei post da presentare il giorno “Contro la violenza alle donne”.

    Nonostante nelle tue parole ci sia tanta tristezze io penso, e ne sono convinto, che questo giorno non possa essere altro che un giorno di liberazione, un giorno di nuovo inizio per te,

    Accidenti, nulla è facile in questa vita, ma con l’animo giusto, la vita sa essere bella.

    Cara Affy…
    Carissima Affy…
    Un bacio sulla fronte ed un fortissimo abbraccio

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    • Eppure un post come questo lo avevo già pubblicato un paio di anni fa perchè ho sempre raccontato nel blog la mia storia, il mio vissuto che in alcune circostanze non è stato proprio una bella favola.
      Avevo parlato di me, (forse velatamente?), di questo “incidente” il 20 maggio 2014 sul post “E’ ancora … Book nomination” dove avevo addirittura pubblicato un mio disegno molto colorato per bilanciare la rabbia che portavo dentro.
      E, lasciati certi ricordi alle spalle, è ora finalmente di guardare avanti. Nuove strade attendono di essere percorse, gambe in spalla … adesso è ora di andare!
      Grazie per tutte le parole, un grazie proprio di cuore! ;))))

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      • Sai cosa, uno dietro a questo mondo a forma di campana si aspetta sempre belle cose. Ed invece dietro ognuno di noi c’è sempre qualcosa dietro, qualche mostro o qualche scheletro nell’armadio che trasforma un’immagine di una persona in un’altra non appena si viene a conoscenza di certi particolari!
        Mi spiace.. tanto.. troppo.. per quello che ti è accaduto, spero (e credo) tu abbia la forza per andare avanti e rendere quella parte di passato che sicuramente ti ha lasciato una cicatrice, sempre più lontana, mandala via lontana dal tuo cuore per far spazio alle cose belle che la vita ci riserva!
        Ed ora ti becchi un altro grande abbraccio nonostante il caldo

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        • Ho sorriso nel leggere la tua definizione “uno dietro a questo mondo a forma di campana si aspetta sempre belle cose”. 🙂
          La vita, reale o virtuale che sia, è accettazione e conoscenza e sono mille le situazioni contorte o nascoste che si incontrano e che, a volte, ci lasciano basiti per una realtà che sfugge da quella che era la nostra reale percezione.
          Ho imparato che non si finisce mai di conoscersi ed è tremendamente sbagliato fissare le persone in un frame, fosse pure per quello che hanno sempre raccontato, perché alla lunga diventano altro, diventano personaggi che non riconosciamo più.
          Quello che mi è accaduto è spiacevole, un insolente voltafaccia della normalità e lo racconto qui, sul blog, dove l’anonimato non condiziona la mia libertà.
          La cicatrice è inevitabile che ci sia, peccato solo non sia stata accidentale.
          Sai che fa proprio caldo? Io lo sopporto bene… ehmmm… tra una doccia e l’altra, s’intende.
          Però a un altro abbraccio non rinuncio. Grazie Cix.

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          • Ho pensato una cosa e mi chiedo un’altra:
            1) Non so come mai ma quell’uomo che hai descritto mi ha fatto pensare a tuo padre che reincarndandosi per qualche attimo ti strizzava l’occhiolino
            2) mi chiedo come mai tu sia voluta andare alla cerimonia

            notte a domani, cioè a oggi visto che è mezzanotte 🙂

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            • Hai pensato giusto, l’uomo che sentivo vicino a me era mio padre. 🙂
              Sono andata alla cerimonia perché è in quella chiesa che io e lui avevamo fatto sogni fantasticando sul futuro ed era giusto riconsegnare lì, pur se dopo diverso tempo, oggi che provo da sola a bastarmi, quel progetto di vita.
              Grazie Cix.

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  2. Affy, è bello rileggerti dopo unpò. Quello che hai scritto supera ogni aspettativa, è delicato, corretto, emozionante, triste, fa sorridere e commuovere. Lunga vita agli sposi. Ma lunga vita a te, splendidamente donna nelle circostanze più soffocanti. Andrai lontanissimo

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  3. Credo che all’inizio avrai sofferto ma poi hai capito che il buco nero era un ricordo, doloroso ma un ricordo.
    Però se quel Alessandro è manesco, dubito che non si ripeta ancora. Certi vizi non si dimenticano.
    Un sereno pomeriggio, Affy
    Un grande abbraccio

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  4. Carissima Affy, quando i tuoi racconti mi fanno stringere il cuore faccio fatica a trovare le parole giuste per commentarli… è un po’ come quando un dolore improvviso ci colpisce e ci si sente impotenti e attoniti. Mi consola un po’ che proprio in questi giorni ti pensavo, avevo in mente di passare a salutarti sul blog comunque, vedi la vita è strana e per lo più molto dura ma a volte permette alle persone che hanno sintonia tra loro di trovarsi, di comunicare anche a distanza con il cuore. Ecco nel mio cuore c’era già un posto per te, adesso è ancora più grande. E’ assurdo che nel 21° secolo molte cose restino così difficili per noi donne, ma tu cara sei speciale e saprai andare avanti e “volare” , essere ancora felice, ne sono certa. Come hanno detto altri amici, considera questo matrimonio come la chiusura definitva di un capitolo amaro della tua vita, non voltarti più indietro ma spalanca altre porte alle cose e alle persone belle che incontrerai.
    Ti sono e ti sento sempre vicina. Ti abbraccio anch’io forte forte con affetto. ❤ 🙂

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    • Abbiamo condiviso e condivideremo ancora tanti pensieri cara Aurore, per me sarà sempre un piacere interagire con te. 🙂
      Ci capita spesso di ragionare all’unisono e questa è la storia fantastica del web.
      Un grazie di cuore per la tua presenza, la tua vicinanza 🙂
      Un abbraccio speciale! ❤

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  5. Cara Affy, mi stupisco sempre di come tu sia brava a raccontare certi aspetti della vita umana. Hai una semplicità e insieme una profondità che non ho trovato in molte persone. Conosciute virtualmente e non.
    Ti abbraccio forte.
    L’importante è sempre ripartire. E tu lo sai fare sempre molto bene.

    Elena

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    • Ehilà, che complimento mi fai Elena, non posso che ringraziarti di cuore! 🙂
      Il mio è un semplice blog, nessuna pretesa e nessuna velleità. Racconto di me e della vita che mi cammina intorno, nulla più di questo.
      Di nuovo grazie, ricambio con forza l’abbraccio ♥

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    • Grazie Neda. 🙂
      E’ un articolo scritto di getto, dentro ci sono sentimenti contrastanti che sembrano fare a pugni tra di loro ma sono anelli di una stessa catena.
      Ogni bene anche a te, alla tua vita, con il mio abbraccio ♥

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  6. Cara Affy,
    comprendo perfettamente il simbolismo dell’essere voluta andare al matrimonio nonostante la circostanza.
    E’ un po’ più chiudere davvero, non so se mi sono spiegata bene.
    Ho visto tuo padre nell’uomo di cui parlavi.
    Mi incuriosisce solo capire come sei finita nella lista degli invitati, perdona l’impertinenza!
    Mi fa strano un invito al proprio matrimonio da un ex, per giunta non proprio con un lascito leggero alle spalle.

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    • Nessuna impertinenza Laura, ci mancherebbe, è legittimo porsi domande.
      Per rispondere al tuo commento occorre però fare un passo indietro, capire che un rapporto può arrivare a travolgere al pari di uno tsunami – a me è successo – ed io potrei parlarti fino allo sfinimento della bellezza della parte “buona, sana, vera”, di quello che c’era nella nostra unione fatta di speranza e gioia, passione e futuro. I segni visibili dei suoi eccessi che ne hanno poi decretato la fine e dei quali parlo in questo post sono la parte dolorosa: ogni tanto sul blog, tra i vari articoli, se ne trova accenno.
      Insieme ad amici comuni ho ricevuto l’invito a presenziare al suo matrimonio.
      Non mi sono chiesta le motivazioni per lui della mia presenza, ho dato ascolto ad una di quelle rare volte dove ha prevalso l’istinto di rispondere ad un sano egoismo non essendo affetta dalla sindrome di Stoccolma né dall’illusione di voler cambiare le persone. Sono andata, rimanendo in disparte tra gli ultimi, per chiudere il mio personale cerchio con un legame traumatico e una passione devastatrice che minano ancora oggi il mio rapporto con gli altri. Non ho aspettato la coppia sul sagrato per gli auguri di rito, non sono andata al banchetto serale, la mia partecipazione finiva lì.
      In quella chiesa c’eravamo scambiati delle promesse ed è stato giusto per me dentro quella chiesa fermare e riconsegnare il conto della nostra storia travagliata.
      Hai visto bene, l’uomo di cui parlo è mio padre. Nei momenti difficili lo sento sempre accanto.
      Un abbraccio forte 🙂

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  7. Cara Affy, ogni volta che percepisco, tra le righe, che hai avuto una vita difficile non riesco mai a capire dove finisce la fantasia e dove inizia la realtà. Mi stai talmente a cuore che non riesco ad accettare che tu abbia veramente subito questi torti. Alessandro lo odi e lo odio pure io. Vorrei farti tante domande ma non oso, sforerei troppo nella tua privacy, ma anch’io mi domando come mai eri anche tu tra gli invitati. O prima o poi devo proprio riprendere i tuoi vecchi post e leggere di più di te. Un caro abbraccio questa volta dal mio lato materno. Ciaoo e bacioo

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    • Carissima Bea, la mia vita non è difficile … è semplicemente “Vita”.
      Ho avuto l’immensa fortuna di avere con me un papà (e un nonno) che sono stati il cardine di questa parte della mia esistenza e come dico spesso, se qualcosa di buono si riscontra in me, si deve assolutamente a loro. Le cadute ci sono state, inevitabili e dolorose, mi sono però sempre rialzata e guardando avanti ho continuato a sperare e a volte anche a credere.
      Oggi sono una persona serena con vizi e virtù, lavoro e affetti. Non c’è sempre il sole sopra la mia testa ma ai temporali mi sono abituata anche se a volte, come facevo da bambina, mi nascondo e mi tappo le orecchie per non sentire i tuoni.
      E’ realtà quella che leggi, magari in certi punti appare brutale, mi scuso se non riesco ad edulcorare sempre le parole.
      Ero tra gli invitati perché ho accettato io di esserci. Senza nessun clamore, in un angolo, in disparte.
      Grazie per quel lato materno col quale mi regali il tuo abbraccio. La parte materna un po’ mi manca, ho una madre vivente ma assolutamente inesistente, come vedi parlo solo di un padre e di un nonno che non ci sono in vita neppure più. Non parlo mai di una madre che ha cessato per me di esserlo. Anche questa è la mia vita, vita reale, inevitabile e dolorosa.
      E’ un altro discorso però.
      Un bacione grande 🙂

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  8. Cara Affy, leggo ora il tuo post. Da quello che hai passato e da come ti conosco sul blog devo dedurre che, oltre che ad essere una persona dolce, se anche una persona molto forte. Quello che hai passato con quest’uomo è veramente brutto, eppure tu hai saputo perdonare! Non è da tutti questo atteggiamento, soprattutto se si ha avuto a che fare con persone che alzano le mani per un nonnulla. La vita ci riserva sermpre delle sorprese che molto spesso hanno un sapore non gradito, ma se si vuole andare avanti bisogna farsi forza e coraggio.
    Un abbraccio grande! Roberta.

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    • Grazie Roberta.
      Ho avuto tante gioie nella vita ma anche qualche sofferenza più o meno spinosa.
      Sto superando un momento non proprio felice. Ce la farò.
      Nella vita si va avanti, sempre, a testa alta con forza e coraggio! 🙂
      Abbraccione per te ❤

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