Macerie e speranza

A luglio, io ed altri amici, eravamo nei comuni del centro Italia colpiti poi dal terremoto. Città sonnolente circondate da mura antiche. Chi vi sostava, soprattutto nell’ora del tramonto, non poteva che rimanere avvinto dalla bellezza irreale dei colori e dei luoghi.

Erano state giornate serene pervase da un’animazione insolita fatta di risate e allegria. Il sole, sempre alto, faceva specchio sulle montagne. C’era soddisfazione per quanto compiuto nell’ultimo ciclo lavorativo e felicità per le vacanze estive, imminenti, che bussavano alle porte.

Quanti ricordi ruotano intorno a me mentre scrivo.

In questi giorni, io con i soliti amici, siamo tornati là. Il paesaggio, solitamente ridente, offre un aspetto di desolazione e abbandono, l’aria è incupita dalla neve e dalla foschia e un miagolio di morte imperversa tutt’intorno. Un uccello solitario passa con il suo volo e scompare lentamente dietro una collina. Non un suono di campana, non uno di quei rumori abituali che formano il colore tanto caro alle campagne ma soltanto un silenzio rassegnato, cupo, che aumenta se possibile l’aspetto sinistro della natura circostante.

Entriamo in un bar deserto, dietro al bancone c’è un ragazzo con una sigaretta spenta tra i denti. Ha gli occhi amichevoli. Dopo aver preso nota delle consumazioni armeggia tranquillo con la macchina del caffè, prende il vassoio e si siede al nostro tavolo. Non aspetta che un nostro cenno per parlarci della sua ragazza e dei progetti che ogni giorno formula:  sposarsi, prendere un fazzoletto di terra sulla quale ha da tempo posato gli occhi e vivere in una rustica casetta.

Oggi che il terremoto ha scavato una brutta ed  indegna fossa in cui si tenta invano di seppellire tutti gli avvenimenti ad esso indissolubilmente legati, è stato bello soffermarsi a raccogliere una pagina di vita sorseggiando un caffè. Grazie Lorenzo per l’incantesimo di questo incontro. Tu che dopo aver perso la casa non ne molli le chiavi, hai rafforzato in me, con apparente leggerezza, il valore dell’infinito e della speranza.

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59 thoughts on “Macerie e speranza

  1. L’esperienza che i terremotati stanno vivendo purtroppo ha formato una cicatrice indelebile nel loro animo. Cicatrice, che per alcuni di loro, sarà un motivo valido per ricordarsi di alzarsi e diventare più forti nonostante le avversità continue della vita!

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  2. Con la tua grande sensibilità hai saputo cogliere un attimo speciale e un insegnamento importante in una giornata apparentemente uguale a tante altre e in un luogo apparentemente gelido e deserto: la vita con il suo calore invece palpita ancora, oggi te l’ha fatta scoprire Lorenzo. Brava Affy e grazie per aver condiviso questa emozione. Un abbraccio. ❤

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  3. Sono persone amichevoli, sorridenti, aperte e ottimiste, della gran brava gente e non per nulla le mie vacanze “brevi”, quelle di primavera, hanno visto quasi sempre la meta del centro Italia, sarà che da figlia di toscano amo quelle zone, ma gli stessi abitanti li sento piacevoli a pelle e tutto questo proprio non lo meritavano. Stanno dimostrando tanta dignità e io ancora una volta, dopo il terremoto del 76 che colpì il Friuli (essendo veneto-giuliana l’ho vissuto direttamente), rivedo le stesse situazioni, la stessa voglia di rinascere, anche se purtroppo solo allora vidi lo stato che veramente si attivò finanziariamente per regalare una speranza, cui seguì una ricostruzione incredibile grazie allo spirito tutto friulano e alla loro fama di gran lavoratori… ma se non vi sono gli stanziamenti necessari la buona volontà a nulla serve…
    Un abbraccio.

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  4. Quelle sono zone magnifiche, in tutto e per tutto. Purtroppo l’incuria umana ci ha messo lo zampino, la natura, che fa il suo corso, non è stata adeguatamente protetta e con lei gli abitanti del luogo. Non recrimino contro nessuno, non è mia abitudine, la fatica dell’oggi dimostra quanta presenza e solidarietà esistano. Vedere tuttavia una geografia quasi completamente cambiata fa solo piangere il cuore, tristezza compensata dalla forza di quelle persone che non mollano e vedono lontano.
    Grazie per questa bellissima testimonianza Affy.
    Un abbraccio. ❤
    Primula

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  5. E’ davanti a fatti del genere che si dovrebbe cambiare direzione, ricominciando (o iniziando davvero?) a fare le cose come si deve, in un Paese che di onesto e giusto ha poco e niente, per far si che certe cose non accadano più o quantomeno, non ci colgano così impreparati e indifesi. Serve più umanità.
    “hai rafforzato in me, con apparente leggerezza, il valore dell’infinito e della speranza.” ❤

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  6. Chi mai se lo poteva immaginare a luglio tutto quello che è venuto dopo? Se solo penso che il ritrovo dove abbiamo mangiato è adesso una distesa di calcinacci mi vengono i brividi come pure guardare le foto dei cavalli allo stato brado, i terreni dai mille colori e tutto il resto.
    Con questo post hai puntellato bei momenti, brava Affy 🙂

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    • Te lo ricordi quel panino? Se ci penso …
      Guardavo una ad una tutte le foto scattate soprattutto quella della transumanza delle mucche sulla strada che non ci permettevano di transitare e che dire? mi sembrava di essere dentro un’altra vita tant’è che volutamente non ho pubblicato foto (la tua arte è rimasta inespressa! 😉 ).
      Grazie amico mio! 🙂

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  7. riempe di tristezza il ricordo di prima al confronto del poi. Guardiamo con occhi diversi quello che prima ci era apparso un mondo allegro e vivacemente sonnolento. Ma è il filtro del ricordo che rende più amaro tornare.
    Quel ragazzo è il simbolo della volontà di rinascere.

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  8. Povera gente,quanta forza ci vuole per rimettersi in piedi, per riprendersi il coraggio perso in quelle macerie che racchiudeva tutta la loro forza.
    La vita vi riserva sempre grandi prove a volte insopportabili.
    Ti abbraccio con tanto affetto dolce Affy ♥
    Caterina

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  9. Che tristezza Affy. Il fato sembra essersi accanito su questa gente semplice e generosa. Quanti di Noi hanno percorso quelle strette vie, in quante chiese siamo entrati ed abbiamo immortalato quelle mura che trasudavano di storia ed ora non è rimasto che un cumulo di macerie. Chi non si scoraggerebbe!? Eppure questa gente c’insegna che si può voltare pagina e ricominciare. Mi sento veramente stupida quando penso che nel nostro tran tran quotidiano osiamo lamentarci per ogni nonnulla. Bellissimo questo tuo racconto scritto con il cuore in mano. Bacio Bea

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