Oggi sono nato!

Goditi quest’avventura perché poi ne avrai nostalgia”.

Nei giorni scorsi ho ripetuto a me stessa più volte questa frase. Non m’importava alzarmi di notte pronta a vegliare oppure correre in tutta fretta dall’ufficio a casa aggrappandomi a quel dettaglio significativo che mi dava gioia ed emozione.

Senza far rumore, come per un ingenua scaramanzia, ripetevo a memoria i movimenti. Aprivo piano la finestra, chiudevo gli occhi per paura di trovare il vaso vuoto ed in silenzio aspettavo.  Quando li riaprivo la piccola perla bianca bombata era lì, tra il fogliame, e mi regalava tutta la sua straordinaria rasserenante complicità.

Questa mattina, mentre ancora la città dormiva, la perla si è aperta e da quel guscio bianco è sbucato un piccolo esserino grigio, tutto accartocciato, stropicciato e bagnato.

Ed io in pigiama, inebriata dalla sua forza travolgente, confesso che ho pianto.

Di gioia, naturalmente.           🙂

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Una perla bianca

“Occorre vivere anche quando non sei ispirata” mi diceva papà.

Certe volte è facile, certe volte meno soprattutto quando scegli la solitudine per sfuggire alla marginalità.

La vita non è una musica che puoi accendere o spegnere a tuo piacimento. La vita ogni giorno è una sfida che raccogli, affronti e impari a conviverci. Tanti piccoli passi giornalieri spesso impercettibili condivisi tra limiti, fatiche e conquiste.

Domenica pomeriggio sono stata scelta per accettare una sfida che non ribalterà la mia vita ma che la renderà incredibilmente straordinaria per alcune ore o al massimo per alcuni giorni. Sfida che sarebbe destinata all’oblio se non fosse riscattata almeno dalla scrittura, da poche righe scritte su un blog.

Tu, come una minuscola perla bianca sei entrato incredibilmente dentro la mia vita e ne condividi gli spazi.         🙂

Puliti dentro e belli fuori

 

 

 

 

 

 

Quando “Sua Maestà il cioccolato” chiama io ci sono!     🙂

Il richiamo non deve essere neppure troppo insistente tant’è che nel mese di ottobre ero all’Eurochocolate di  Perugia.

Girare tra le bancarelle allestite in maniera magistrale con fontanelle dispensatrici di cacao e sculture di ogni tipo era stato per me come entrare nel mondo dei balocchi dove tutto profumava di dolci prelibatezze. Che cultura attraverso assaggi e selezioni.

Ieri, dentro un cassetto, ho ritrovato una tavoletta di cioccolato al latte da duecento grammi acquistata durante quell’evento. Scartarla è stato un attimo, sentirmi avvolgere da un intenso sensuale piacere per quel pezzo di cacao – circa trenta grammi – che buonissimo e burroso scivolava in gola è stata esultanza di gioia.

Poi … bolle dalla bocca che solo un processo chimico di saponificazione poteva produrre.

Già, perché la tavoletta di cioccolata in realtà è una saponetta.  😦  Ho contattato il medico di famiglia al quale ho farfugliato di aver deglutito un prodotto strano della Costa d’Avorio.

“ … ma cosa? cocco, banano … “ mi ha chiesto.

“ … no, una specie di cacao” ho risposto evasiva.

“ … hai fatto bene, la serotonina regala buonumore, mette allegria, ti farà bene Affy vedrai” sono state le sue parole.

“ … sarà sicuramente così, grazie dottore”. Ho riattaccato. Puliti dentro e belli fuori recitava in una pubblicità l’attaccante Alessandro Del Piero e se il motto è stato valido per una bottiglia d’acqua figuriamoci per un pezzo di sapone.

Alessandro per un serio problema ai legamenti del ginocchio oggi non gioca più però mi fa tornare in mente la sua Juventus. Domani avrò venti esagitati colleghi che riassumeranno la partita vittoriosa disputata ieri dalla Juventus contro il Chievo per passare poi ad immaginare già vincente quella di martedì con il Barcellona.

Li ascolterò come ho sempre fatto, forse gli racconterò che anche il mio sabato è stato in qualche modo  juventino perché non sarò bella fuori ma sul pulita dentro stavolta cari colleghi proprio non ci piove!.

p.s. domattina doccia al cioccolato, attirerò qualche moscone?       😉

The versatile blogger award

Ringrazio la padrona di casa  Carla   per la nomination e, molto volentieri, partecipo.
Regole:
mostrare il premio sul tuo blog
– ringraziare chi nomina, fornendo il suo link
– condividere 7 fatti della propria vita
– nominare 10 blogger e avvisarli.

Cosa dire di me che ancora non si conosce? Rischio di essere ripetitiva o di annoiare, comunque ci provo!

  1. Tempo fa mi era venuta la brillante idea di tagliare i capelli ed avevo scelto un parrucchiere dove non ero mai stata prima e per il quale non serviva prendere appuntamento. Per raggiungere questo sforbiciatore dovevo percorrere una strada costeggiata da pini. Pini come l’albero che vedete nella foto. Non so, sarà stata una premonizione, un avvertimento ma ho sentito che stavo per finire così. Rapida inversione di marcia e felice ritorno a casa. Con tutti i capelli in testa.
  2. Senza un vero motivo ho provato a fumare ma ho subito smesso.
  3. Una mattina di luglio ero in fila alla posta insieme ad altri utenti  per pagare un conto corrente. Improvvisamente tre malviventi con armi in pugno e passamontagna sul viso hanno fatto irruzione intimandoci di sdraiarci tutti a terra. Ricordo che erano molto nervosi, agitati e il pianto terrorizzato di un bambino accanto alla sua mamma mi aveva fatto temere il peggio.  Sono stati i tre-quattro minuti più lunghi della mia vita, ancora oggi ripensando a quella rapina sento la stessa sensazione di impotenza e paura.
  4. Non ho nessun tatuaggio.
  5. A volte consumo il pranzo in un bar vicino l’ufficio dove confezionano panini gradevoli nell’aspetto e ottimi nel ripieno. Dopo tanto tempo non ho ancora capito però a cosa servano quei due lunghi pericolosi stuzzicadenti infilzati in superficie e che si vedono nella fotografia.
  6. Non amo la caccia. Nonostante ciò conosco un gruppo di persone che praticano la “falconeria” e addestrano i rapaci. Grazie a loro ho avuto modo di avvicinare i falchi e posso affermare che sono animali bellissimi.
  7. Non ascolto volentieri  le persone arroganti, lunatiche, boriose, maleducate e incoerenti. E mi comporto come un gatto. Conquisto una comoda poltrona, rallento il respiro e pacificamente gli regalo la mia attenzione: l’apertura di mezzo occhio!

Nomino tutti coloro che mi seguono.

Un abbraccio da Affy                     🙂

Un bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto

L’Ingegner Rinaldi è molto apprezzato nel nostro lavoro, è un anziano consulente capace di assumersi i rischi.

Ha una mentalità aperta che nel comunicare riesce a fare squadra.

Stamattina parlava di calcio con i miei colleghi ed io digiuna di pallone stavo in silenzio. Le sue parole smozzicate nei contenuti ma accese nei toni mi arrivavano come una corrente di risacca, quel riflusso tipico e ondoso del mare.

Un bicchiere è mezzo vuoto e mezzo pieno nello stesso momento.

Mezzo pieno. Per me è stato inevitabile pensare a mio padre.

Mio padre amava il calcio e quando la domenica pomeriggio Paolo Valenti commentava i risultati sportivi io accanto a lui disegnavo. Erano disegni semplici. Talvolta solo un albero spelacchiato, una casetta sghemba o un piccolo zoo dove sarebbe stata impresa coraggiosa riconoscere un cane da un gatto. Per mio padre però quei disegni erano bellissimi ed io mi ero convinta che lo fossero davvero. Mentre coloravo, lui, seduto in poltrona, s’infervorava per le azioni commesse dai giocatori. Lo sentivo gioire per un gol, stizzirsi se uno di loro faceva catenaccio o peggio ancora favorire con un falso contatto il rigore alla propria squadra. In quel caso alzavo gli occhi dal disegno e spostavo lo sguardo sul televisore senza capirci poi un granché.  Quello che vedevo erano i giocatori correre da una parte all’altra, un paio di loro fermarsi per sistemarsi i calzettoni o con le mani ferme sulle ginocchia, piegati, a riprendere fiato. Una domenica avevo anche visto l’attaccante alzare il braccio destro e mandare a Falcone l’arbitro. La squadra in quel momento perdeva punti e pezzi, il pubblico sugli spalti dello stadio rumorosamente fischiava. Mio padre masticava la rabbia, io soffrivo per lui ed allora bucavo il foglio del disegno con la punta della matita. Ogni disegno aveva i suoi forellini, le sue prese d’aria. Quando a fine partita gli consegnavo il disegno lui mi chiedeva notizia di quei forellini e io gli spiegavo che a bucare erano stati i rami dell’albero, il fumo del comignolo di una casa o un topolino che inseguito dal gatto da quel forellino era appena scappato. Mi abbracciava forte forte e mi faceva il solletico, io mi spanciavo dalle risate.

L’Ingegner Rinaldi sta adesso parlando della carriera di un grande calciatore, Tommaso Maestrelli. Apre il portafoglio ed estrae un francobollo con il ritratto del giocatore, un bel primo piano sullo scorcio di un campo di calcio con le gradinate di uno stadio “perché a quarant’anni dalla scomparsa di Maestrelli è stato così che si è voluto ricordare”.

Mio padre amava la classe esemplare di Gaetano Scirea, di Gigi Riva, di …” dico sottovoce. Avverto su di me lo sguardo comprensivo dell’Ingegnere e quasi mi dispiace aver interrotto a mezz’aria la sua ultima frase.

Un bicchiere è mezzo vuoto e mezzo pieno nello stesso momento.

Mezzo vuoto. E’ forte il peso della tua assenza. Stamattina in ufficio si parlava di calcio ed io che sono a digiuno sono rimasta in silenzio per tutto il tempo. Solo alla fine ho riempito di ricordi un pallone e simbolicamente l’ho tirato verso il cielo.

L’ho tirato lassù per te papà perché, come insegna Rinaldi …  insieme possiamo fare ancora squadra.

  ❤

 

Martedì grasso ma non per tutti

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Ieri sera tra amici abbiamo festeggiato Carnevale.

Una grande abbuffata che è terminata con le classiche frappe fritte, castagnole fritte, ravioli fritti, frittelle fritte.

E, per me,  notte in bianco.

Questa mattina è presto, troppo presto. Prima di salire in ufficio faccio un giro al supermercato. L’insegna recita: “Il tuo market”, ma è solo una strategia d’attacco. In realtà è poco più che una grande bottega ma ha un’insegna vintage come quelle cose che durano nel tempo e che oggi sono spesso oggetto di scambio nei mercatini di antiquariato.

E’ al reparto della frutta che la vedo. E’ chiusa nel suo cappottino, un turbante di lana a raccogliere la bianca chioma. Si leva un guanto e conta poche monetine racchiuse nel palmo della mano destra. Sono di fronte a lei e lo sguardo mi cade su quella mano aperta, su quei pochi soldi che non arrivano neppure a due euro. Smarrita si guarda intorno e posa su una cassetta una busta bianca che contiene fette biscottate, marmellata e latte. Trattiene nelle mani soltanto due mele e un’arancia, la sua scelta d’acquisto.

Conosco il personale del supermercato e Sara è perspicace nell’incontrare il mio sguardo ed a capire la situazione. Rapida batte lo scontrino con la spesa abbandonata che le porgo. Vado fuori ad aspettare la signora e quando è a pochi passi da me le consegno il sacchetto.

Mi guarda sorpresa, imbarazzata.

Io non trovo le parole.

Le chiedo solo scusa.