Puliti dentro e belli fuori

 

 

 

 

 

 

Quando “Sua Maestà il cioccolato” chiama io ci sono!     🙂

Il richiamo non deve essere neppure troppo insistente tant’è che nel mese di ottobre ero all’Eurochocolate di  Perugia.

Girare tra le bancarelle allestite in maniera magistrale con fontanelle dispensatrici di cacao e sculture di ogni tipo era stato per me come entrare nel mondo dei balocchi dove tutto profumava di dolci prelibatezze. Che cultura attraverso assaggi e selezioni.

Ieri, dentro un cassetto, ho ritrovato una tavoletta di cioccolato al latte da duecento grammi acquistata durante quell’evento. Scartarla è stato un attimo, sentirmi avvolgere da un intenso sensuale piacere per quel pezzo di cacao – circa trenta grammi – che buonissimo e burroso scivolava in gola è stata esultanza di gioia.

Poi … bolle dalla bocca che solo un processo chimico di saponificazione poteva produrre.

Già, perché la tavoletta di cioccolata in realtà è una saponetta.  😦  Ho contattato il medico di famiglia al quale ho farfugliato di aver deglutito un prodotto strano della Costa d’Avorio.

“ … ma cosa? cocco, banano … “ mi ha chiesto.

“ … no, una specie di cacao” ho risposto evasiva.

“ … hai fatto bene, la serotonina regala buonumore, mette allegria, ti farà bene Affy vedrai” sono state le sue parole.

“ … sarà sicuramente così, grazie dottore”. Ho riattaccato. Puliti dentro e belli fuori recitava in una pubblicità l’attaccante Alessandro Del Piero e se il motto è stato valido per una bottiglia d’acqua figuriamoci per un pezzo di sapone.

Alessandro per un serio problema ai legamenti del ginocchio oggi non gioca più però mi fa tornare in mente la sua Juventus. Domani avrò venti esagitati colleghi che riassumeranno la partita vittoriosa disputata ieri dalla Juventus contro il Chievo per passare poi ad immaginare già vincente quella di martedì con il Barcellona.

Li ascolterò come ho sempre fatto, forse gli racconterò che anche il mio sabato è stato in qualche modo  juventino perché non sarò bella fuori ma sul pulita dentro stavolta cari colleghi proprio non ci piove!.

p.s. domattina doccia al cioccolato, attirerò qualche moscone?       😉

The versatile blogger award

Ringrazio la padrona di casa  Carla   per la nomination e, molto volentieri, partecipo.
Regole:
mostrare il premio sul tuo blog
– ringraziare chi nomina, fornendo il suo link
– condividere 7 fatti della propria vita
– nominare 10 blogger e avvisarli.

Cosa dire di me che ancora non si conosce? Rischio di essere ripetitiva o di annoiare, comunque ci provo!

  1. Tempo fa mi era venuta la brillante idea di tagliare i capelli ed avevo scelto un parrucchiere dove non ero mai stata prima e per il quale non serviva prendere appuntamento. Per raggiungere questo sforbiciatore dovevo percorrere una strada costeggiata da pini. Pini come l’albero che vedete nella foto. Non so, sarà stata una premonizione, un avvertimento ma ho sentito che stavo per finire così. Rapida inversione di marcia e felice ritorno a casa. Con tutti i capelli in testa.
  2. Senza un vero motivo ho provato a fumare ma ho subito smesso.
  3. Una mattina di luglio ero in fila alla posta insieme ad altri utenti  per pagare un conto corrente. Improvvisamente tre malviventi con armi in pugno e passamontagna sul viso hanno fatto irruzione intimandoci di sdraiarci tutti a terra. Ricordo che erano molto nervosi, agitati e il pianto terrorizzato di un bambino accanto alla sua mamma mi aveva fatto temere il peggio.  Sono stati i tre-quattro minuti più lunghi della mia vita, ancora oggi ripensando a quella rapina sento la stessa sensazione di impotenza e paura.
  4. Non ho nessun tatuaggio.
  5. A volte consumo il pranzo in un bar vicino l’ufficio dove confezionano panini gradevoli nell’aspetto e ottimi nel ripieno. Dopo tanto tempo non ho ancora capito però a cosa servano quei due lunghi pericolosi stuzzicadenti infilzati in superficie e che si vedono nella fotografia.
  6. Non amo la caccia. Nonostante ciò conosco un gruppo di persone che praticano la “falconeria” e addestrano i rapaci. Grazie a loro ho avuto modo di avvicinare i falchi e posso affermare che sono animali bellissimi.
  7. Non ascolto volentieri  le persone arroganti, lunatiche, boriose, maleducate e incoerenti. E mi comporto come un gatto. Conquisto una comoda poltrona, rallento il respiro e pacificamente gli regalo la mia attenzione: l’apertura di mezzo occhio!

Nomino tutti coloro che mi seguono.

Un abbraccio da Affy                     🙂

Un bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto

L’Ingegner Rinaldi è molto apprezzato nel nostro lavoro, è un anziano consulente capace di assumersi i rischi.

Ha una mentalità aperta che nel comunicare riesce a fare squadra.

Stamattina parlava di calcio con i miei colleghi ed io digiuna di pallone stavo in silenzio. Le sue parole smozzicate nei contenuti ma accese nei toni mi arrivavano come una corrente di risacca, quel riflusso tipico e ondoso del mare.

Un bicchiere è mezzo vuoto e mezzo pieno nello stesso momento.

Mezzo pieno. Per me è stato inevitabile pensare a mio padre.

Mio padre amava il calcio e quando la domenica pomeriggio Paolo Valenti commentava i risultati sportivi io accanto a lui disegnavo. Erano disegni semplici. Talvolta solo un albero spelacchiato, una casetta sghemba o un piccolo zoo dove sarebbe stata impresa coraggiosa riconoscere un cane da un gatto. Per mio padre però quei disegni erano bellissimi ed io mi ero convinta che lo fossero davvero. Mentre coloravo, lui, seduto in poltrona, s’infervorava per le azioni commesse dai giocatori. Lo sentivo gioire per un gol, stizzirsi se uno di loro faceva catenaccio o peggio ancora favorire con un falso contatto il rigore alla propria squadra. In quel caso alzavo gli occhi dal disegno e spostavo lo sguardo sul televisore senza capirci poi un granché.  Quello che vedevo erano i giocatori correre da una parte all’altra, un paio di loro fermarsi per sistemarsi i calzettoni o con le mani ferme sulle ginocchia, piegati, a riprendere fiato. Una domenica avevo anche visto l’attaccante alzare il braccio destro e mandare a Falcone l’arbitro. La squadra in quel momento perdeva punti e pezzi, il pubblico sugli spalti dello stadio rumorosamente fischiava. Mio padre masticava la rabbia, io soffrivo per lui ed allora bucavo il foglio del disegno con la punta della matita. Ogni disegno aveva i suoi forellini, le sue prese d’aria. Quando a fine partita gli consegnavo il disegno lui mi chiedeva notizia di quei forellini e io gli spiegavo che a bucare erano stati i rami dell’albero, il fumo del comignolo di una casa o un topolino che inseguito dal gatto da quel forellino era appena scappato. Mi abbracciava forte forte e mi faceva il solletico, io mi spanciavo dalle risate.

L’Ingegner Rinaldi sta adesso parlando della carriera di un grande calciatore, Tommaso Maestrelli. Apre il portafoglio ed estrae un francobollo con il ritratto del giocatore, un bel primo piano sullo scorcio di un campo di calcio con le gradinate di uno stadio “perché a quarant’anni dalla scomparsa di Maestrelli è stato così che si è voluto ricordare”.

Mio padre amava la classe esemplare di Gaetano Scirea, di Gigi Riva, di …” dico sottovoce. Avverto su di me lo sguardo comprensivo dell’Ingegnere e quasi mi dispiace aver interrotto a mezz’aria la sua ultima frase.

Un bicchiere è mezzo vuoto e mezzo pieno nello stesso momento.

Mezzo vuoto. E’ forte il peso della tua assenza. Stamattina in ufficio si parlava di calcio ed io che sono a digiuno sono rimasta in silenzio per tutto il tempo. Solo alla fine ho riempito di ricordi un pallone e simbolicamente l’ho tirato verso il cielo.

L’ho tirato lassù per te papà perché, come insegna Rinaldi …  insieme possiamo fare ancora squadra.

  ❤

 

Martedì grasso ma non per tutti

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Ieri sera tra amici abbiamo festeggiato Carnevale.

Una grande abbuffata che è terminata con le classiche frappe fritte, castagnole fritte, ravioli fritti, frittelle fritte.

E, per me,  notte in bianco.

Questa mattina è presto, troppo presto. Prima di salire in ufficio faccio un giro al supermercato. L’insegna recita: “Il tuo market”, ma è solo una strategia d’attacco. In realtà è poco più che una grande bottega ma ha un’insegna vintage come quelle cose che durano nel tempo e che oggi sono spesso oggetto di scambio nei mercatini di antiquariato.

E’ al reparto della frutta che la vedo. E’ chiusa nel suo cappottino, un turbante di lana a raccogliere la bianca chioma. Si leva un guanto e conta poche monetine racchiuse nel palmo della mano destra. Sono di fronte a lei e lo sguardo mi cade su quella mano aperta, su quei pochi soldi che non arrivano neppure a due euro. Smarrita si guarda intorno e posa su una cassetta una busta bianca che contiene fette biscottate, marmellata e latte. Trattiene nelle mani soltanto due mele e un’arancia, la sua scelta d’acquisto.

Conosco il personale del supermercato e Sara è perspicace nell’incontrare il mio sguardo ed a capire la situazione. Rapida batte lo scontrino con la spesa abbandonata che le porgo. Vado fuori ad aspettare la signora e quando è a pochi passi da me le consegno il sacchetto.

Mi guarda sorpresa, imbarazzata.

Io non trovo le parole.

Le chiedo solo scusa.

Tag: la carta d’identità dell’anima

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La cara amica blogger

Carla

mi ha taggata ed io ben volentieri partecipo!

Questa è la carta d’identità dell’anima. Il TAG nasce infatti dalla voglia di scoprire i tratti “autentici” di ciascuno di noi, di poter attribuire loro il valore che meritano e di poterci scoprire diversi nella copertina ma simili nelle pagine della nostra storia. Ciascuno di noi si presenta con le fattezze che coglie lo sguardo e, finchè non si sgretola il silenzio, l’immagine conduce il gioco. Ma se potessimo esibire, per prima, la CARTA D’IDENTITA’ dell’Anima, cosa cambierebbe? Per alcuni nulla, per altri tanto, tutto, potendo mostrare che la vera bellezza ha sede nel cuore.

Regole:

Menzionare chi ha creato il TAG     …. lei, Carla
Utilizzare la stessa immagine o crearne una nuova (cimentatevi, saprete fare di meglio!)
Compilare la CARTA D’IDENTITA’
Nominare tutte le persone che vorrete ed avvisarle di essere state taggate.

Cognome Afinebinario

Nome: Affy

nata il: in un mattino d’autunno mentre tamburellava sui vetri una fitta pioggerellina. Avvertivo il pianto di mia  madre e la gioia di mio padre. Oggi nei cassetti della memoria conservo quelle “lacrime di gioia” che sono consolatorie nella fragilità delle mie emozioni trovando spesso il modo di scivolare nella profondità del cuore.

a: una città che è stata spesso Paradiso e alcune volte Inferno

cittadinanza: nei posti dove fiorisce il seme della poesia

residenza: nei silenzi quando sono i battiti a far rumore

via: del coraggio per la diversità

stato civile: un quadro non convenzionale

professione: scrutatrice degli altrui pensieri, degli sguardi e delle parole non dette

statura: quando l’anima si eleva tutto il resto non conta

capelli: lunghi fili per tenere stretti i sogni

occhi: sempre alla ricerca di una scintilla speciale

segni particolari: ho alcune cicatrici in risposta ad un amore ma non mi sono arresa perchè l’amore sa andare “oltre”.

Nomination:

Nomino tutti coloro che hanno voglia di partecipare a questo tag!

Un caldo abbraccio      

far domande è un gioco dei bambini

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La figlia di una mia collega è una bimbetta curiosa. All’arrivo ti tempesta di baci salvo poi rifilarti in volata,  quando meno te l’aspetti, una domanda apparentemente innocua.

Prende fiato, mi guarda e …

“… ma tu zia Affy sei sempre calma?”

Ed io mi sento come quando il computer non parte. Poi gli assesti un colpo, un piccolo colpo di lato e il monitor si accende.

Guardo la piccola e penso a tutti i tentativi striduli per ritagliarmi un modello di persona calma. Tentativi naturalmente sconfitti che hanno lasciato il tempo ad una irritazione con la quale convivo in un equilibrio che mi rifiuto di spezzare.

Prendo fiato anch’io ed inizio ad elencarle tutte le piccole cose quotidiane che mi irritano:

  • mi irritano le persone arroganti e superficiali
  • mi irritano le persone che pretendono di entrare nei vagoni del treno o della metro prima di far scendere gli altri viaggiatori
  • mi irritano le persone che come avvoltoi te le ritrovi dietro al tavolo di un ristorante in attesa del posto che stai ancora occupando
  • mi irritano le persone che da un call center ad ogni ora,  nei momenti meno opportuni, ti chiamano per proporti un’offerta o sollecitare acquisti non richiesti
  • mi irritano le persone che amano alla follia gli animali ma pur possedendone non provvedono a raccogliere i loro bisogni
  • mi irritano le persone che all’interno di un supermercato conversano con persone occasionali al centro della corsia formando un’inutile fila
  • mi irritano quelli che dal finestrino dell’auto sputano
  • mi irrita chi nel parcheggiare occupa due spazi
  • mi irritano le persone che salgono su bus e metro nelle ore di punta con lo zaino sulle spalle e si muovono come cavalli
  • mi irritano quelli che vogliono venderti rose o collanine non richieste
  • mi irritano le persone che cercano a tutti i costi di apparire naturali perchè di se stesse accettano ben poco, persone leggere come filo di vento che non si sa da dove arriva e dove va.
  • mi irritano …

La bimbetta curiosa interrompe il mio elenco, fa volteggiare nell’aria un mestolo con la stessa maestrìa di chi fa della cucina un luogo di pensiero ed io la imprigiono dentro il mio abbraccio.

Mi guarda con aria furba e mi tempesta di baci.

Prende nuovamente fiato.

Ci siamo.

Un’altra domanda apparentemente innocua è già sospesa nell’aria …       🙂

Il piacere si serve fuori orario

Questa insegna è affissa sulla porta di un locale aperto nella zona da appena due settimane.

Il locale è vicino all’ufficio e per rispettare la regola del “servizio fuori orario” io e Fotograffio siamo entrati alle quindici.

Zelanti camerieri in un ambiente informale ma con un servizio attento hanno servito pasti della cucina scientifica. Il menu oggi contemplava cucchiaiate di un brodino color albicocca e qualche ghirigoro incollato a bordo piatto. Per solidarietà con gli altri avventori abbiamo assaggiato quel liquido, abbiamo posato compostamente i cucchiai e lui con il cellulare ha scattato una fotografia.

Siamo rientrati, digiuni,  in ufficio. Abbiamo infilato una chiavetta nella macchina distributrice di cibo e bevande finchè non abbiamo letto la scritta  “credito zero”. Dal cassetto abbiamo raccolto tutti gli alimenti e ci siamo avviati ai nostri posti di lavoro.

Tarallucci, buondì, barrette di cioccolata, mini-patatine fritte ed altro valgono quest’oggi ben oltre un tesoro.

Ripenso a quella mezza dozzina di platani imponenti fuori quel locale,  a quei tavolini deserti all’aperto, alla mancanza totale di sentori di spezie, erbe e profumi di cucina e penso ancora al gusto di quel brodino color albicocca.

E penso pure che un fanculo alla cucina scientifica da parte nostra oggi ci sta, oh se ci sta!     😉

il-pasto