La forza di un filo sottile

Ci sono giorni in cui sarebbe saggio svegliarmi, annusare l’aria e tornare a dormire perchè c‘è qualcosa che assorbe continuamente il pensiero e che mi lascia, come si può dire, sospesa, a cavalcioni della mia stessa vita con un piede nella fossa e l’altro ancora infilato nell’utero.

Certi giorni però iniziano bene.

Questa domenica è stato Roberto, con quel modo fantastico di raccontare attraverso i disegni, a offrirmi un punto di appoggio. Mi ha lasciato il tempo di credere grazie alla forza di un filo sottile che “a fine binario” non esiste più.   🙂

Grazie di cuore Roberto.

Grazie Marussia.


img_9995Roberto mi vede così …

Tag: perchè ho aperto un blog e wishlist natalizia

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E’ stata Marisa a nominarmi per il tag “perchè ho aperto un blog” ed io la ringrazio pubblicamente.

Come spesso racconto non ho aperto io questo blog ma alcuni cari amici che sollevandomi di peso mi hanno catapultata a bordo di un treno fermo su grigie rotaie di una stazione qualunque. Forse un loro modo silenzioso per coccolarmi con dedizione oppure liberarsi impietosamente di me.

Generalmente se si pensa alla rete si accosta facilmente il pensiero ad un veliero, ad una barca che scivola sull’onda ma pur sapendo del mio sviscerato amore per il mare loro hanno scelto binari e carrozze per questo mio viaggio virtuale o come preferisco dire “a distanza”. Se potessero parlare direbbero che sono stata io un mattino a confessare la malinconica sensazione di sentirmi “a fine binario” ed è da lì che prendendo insieme un caffè tutto è cominciato.

Mai avrei potuto immaginare che da quella laconica risposta avrebbe visto luce un blog, mai avrei pensato che un giorno su di esso avrei lasciato andare in libertà i miei pensieri. L’intento che riconosco oggi a questo mezzo è quello di assorbire uno stato d’animo capace di evocare un passato superstite che integra la mia esistenza senza perdere per questo di vista il presente.

Grazie Marisa!  🙂

E passiamo al secondo tag.

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Ringrazio il blog creatore del tag Mercury Makeup  e  Francesca che mi ha nominata per la “Wishlist natalizia: cosa vorresti trovare sotto l’albero?”. Io di cuore la ringrazio per avermi offerta l’opportunità di tirare la giacchetta al caro Babbo Natale.

Già … perchè io a Babbo Natale due anni fa avevo scritto una letterina rimasta inevasa come la richiesta di Francesca di ricevere un cagnolino. Quel paciarone d’uomo non ha caricato sulla slitta nè il cucciolo di cane per lei nè un’aspettativa migliore per me … però, caro Babbo Natale, se per caso ti trovassi con le tue renne a passare dalle mie parti, la letterina è ancora qui e te la ripropongo proprio come ha fatto Francesca con la sua richiesta.

“Caro Babbo Natale sei arrivato finalmente!

Mettiti comodo davanti al caminetto, la teiera fumante è sopra il tavolo, coraggio, puoi riprendere  fiato.

Lo senti?  è il crepitio della legna. Le renne sono al sicuro in mezzo alla campagna e la tua slitta è custodita nel vicino capanno.

Quante lettere ti ho scritto in questi anni.

Il tuo sguardo vaga sulla cartina geografica appesa alla parete. E’ lì caro Babbo Natale che ho coltivato tutti i miei desideri di fuga.

Cosa chiedevo … te lo ricordi?

Avevo sei anni e mi piaceva l’automobile  rossa con i pedali. La mamma disse però che sulla slitta non potevi portarla ed allora ripiegai sul pane caldo per tutti i bambini poveri che non avevano niente. Sotto l’albero mio padre mi fece trovare l’automobilina dei miei sogni ma nessun telegiornale parlò mai di quel pane caldo portato da Babbo Natale ai bambini che non avevano niente.

Avevo sette anni e sognavo come tutte le bambine una bambola di pezza da cullare, poi mia mamma disse che non era bello chiedere sempre giocattoli e allora ti scrissi di regalarci la pace nel mondo. Non arrivò mai nessuna pace e la bambola di pezza me la regalò mio padre.

Avevo dieci anni, un buon profitto scolastico e sognavo di vedere Parigi, i suoi monumenti, quell’atmosfera incontrollata di desideri romantici, sentire la “erre” rotolare di bocca in bocca nelle persone. Nella letterina ti scrissi di questo mio sogno ma quando la mamma la lesse disse che i viaggi non sono beni di prima necessità e che avrei dovuto chiedere qualcos’altro.

Non feci in tempo a scriverti nulla perchè finii dentro una camera, sulla parete bianca ricordo una croce, un crocifisso appeso storto. Era la vigilia di Natale e il traffico rombava, nei locali si stava già ballando. Pensavo che anche a Parigi era Natale e la cometa brillava bassa nel cielo e il Bambino era finalmente nelle braccia della Madonna. Il soffitto e il viso di mio padre era tutto quello che riuscivo a vedere e di te non ebbi notizie quell’anno. Se avessi potuto ti avrei chiesto un destino migliore invece chiesi a mio padre di raddrizzarmi quella croce.

Sono passati tanti inverni e tanti Natali, tanti sentimenti di disillusione e di malinconia mi sono scesi addosso. Il tempo mi ha teso un legittimo agguato e la vita ha ritirato le sue promesse eppure quel desiderio, quella voglia, quel bisogno di avere una fetta di felicità nessuna ubriacatura è mai riuscita a liquidare.

Conservo il ricordo di quell’automobilina rossa con i pedali. E la bambola di pezza. Ho ancora negli occhi la parete bianca con il suo crocifisso storto.

A Te Babbo Natale chiedo oggi di portar via quella cartina geografica e di regalarla a chi ha ancora desideri di fuga e lascia stare quel mio sogno di un destino migliore, certe croci non si raddrizzano mica.   Affy”

Lo so, è difficile avere quello che chiedo e capisco che tu Babbo Natale porti doni e non fai miracoli.

E poi cosa credi, io me ne sono fatta una ragione mica mi definisco per caso “a fine binario” ma se quest’anno puoi, per favore, porta almeno il cagnolino a Francesca.  😉

Se volete partecipare ad uno o entrambi questi tag potete farlo, io vi nomino tutti!  😀

Un abbraccio da Affy

Emozionami! Tag

emozionamitag

Ha creato proprio un bel Tag  Dora  ed io partecipo volentieri grazie alla nomination della mia amica Bea.

Ho conosciuto Bea un pò di tempo fa grazie al suo blog. Un blog ricco di spunti golosi che raccontano di cucina, di fantastici viaggi e di ineccepibile fotografia. In ogni post c’è un pezzetto della sua sensibilità, un frammento del suo quotidiano e per me è stato facile affezionarmi a quelle parole, condividere uno spazio distante che mi ha fatto sentire subito vicina a lei.

Mi sono commossa nel riconoscermi nella sua nomination e quel rospo in gola è tornato prepotente a farmi visita. Lo temevo e me l’aspettavo. Sento che sto perdendomi in questa cosa che ho dentro, mi accade ogni volta che penso a Silva, apprezzata in rete sia per la lodevole arte culinaria sia per quella gentilezza e fine eleganza con le quali sapeva presentare ogni ricetta accompagnandola da fotografie per facilitarne al meglio la realizzazione. Diceva “sbagliando s’impana” e tutto sembrava davvero facile, piatti che fino a un paio di anni fa guardavo estasiata sui libri di cucina si materializzavano come per incanto tra le mie mani sorprendendo chi, fino a quel momento e a ragion veduta, non avrebbe scommesso un solo centesimo sulle mie capacità ai fornelli. Lei mi sollecitava, mi spronava a crederci, ha reso possibile quello che non avrei mai sperato: riuscire a cucinare degli autentici manicaretti. Spesso le raccontavo compiaciuta dei miei progressi in cucina e sentivo vera gioia venirmi incontro dalle sue parole e poi quando qualcosa bruciava nei tegami ci ridevamo sopra con una complicità senza pari, io naturalmente sbagliavo ancora ma grazie alla sua inarrestabile fiducia tornavo di nuovo ad impanare. Questo fino ad un mese fa.

Regole del Tag :

  • Usare l’immagine sopra riportata
  • Far riferimento alla pagina Emozionami! Tag e nominare l’ideatrice del Tag Dora Buonfino
  • Citare chi vi ha nominato per il vostro articolo e specificare di quale articolo si tratta
  • Scegliere 10 articoli di 10 blogger che vi hanno regalato emozioni e spiegare perché
  • Avvertire i blogger che hanno scritto gli articoli

Adesso dovrei scegliere 10 articoli di 10 blogger che mi hanno regalato emozioni e spiegare perché …

Recito a memoria le parole di una famosa canzone di Battisti, “Emozioni”:

“sdraiarsi felice sopra l’erba ad ascoltare un sottile dispiacere”: non è poi così sottile il dispiacere che oggi mi attraversa, mi sento orfana di qualcosa, di quel filo che mi legava a te e che si è lacerato

domandarsi perchè quando cade la tristezza in fondo al cuore come la neve non fa rumore” : la tristezza che sento è lì ancor più fredda della neve stessa e ancor più grande di una voragine aperta all’improvviso e sento che sto per crollare un attimo prima che crollo per davvero.

“capire tu non puoi, tu chiamale se vuoi, emozioni”: le emozioni sono silenziose, non vanno né su né giù e come le lacrime sono capaci di restare sospese in equilibrio.

E ancora adesso nonostante quel filo lacerato, quella voragine aperta e il silenzio delle lacrime sei tu che mi regali emozioni nascoste fra le pagine di un libro o tra le righe profumate di ogni articolo del tuo blog. E non mi chiedo perchè.

Affy

A Silva

I dolci non erano la Tua vera passione ma quando realizzavi una torta o dei semplici biscotti postando poi la ricetta sul blog apprezzavo comunque la capacità di eccellere a trecentosessanta gradi.
Gli arrosti erano la Tua  grande specialità e sapevi proporli con ricette dai mille sapori abbinando odori e profumi che esaltando il gusto non lasciavano il minimo spazio al dubbio.
E poi c’erano i tuoi amati tortelli con i loro ripieni, gli enormi panini compagni indiscussi di tanti viaggi, le minestre ed i primi piatti che accompagnavano  i Tuoi fantastici racconti spensierati.
E le code di gambero. Ho imparato da Te a conservarne una scorta nel surgelatore perché arriva sempre il giorno che hai voglia di coccolarti in maniera speciale.
Scrivo queste righe mentre gli occhi si posano sui Tuoi meravigliosi libri di cucina. Accarezzano una ad una quelle pagine che profumano di Te, tutto quello che mi resta per continuare a credere che la favola non sia davvero finita.
Attraverso le lacrime che non smettono di venir giù mi fermo su una ricetta che ho amato più di ogni altra, quella del “pollo zoppo”, un piatto che parla di Te, della Tua famiglia e della Tua infanzia e lo fa con quella sobria elegante semplicità alla quale mi avevi abituata.
Non ti dimenticherò Silva cara, sei stata una grande Amica in questo viaggio virtuale. Mi chiamavi affettuosamente “Affy del mio cuore” (*) e pensarci mi fa male ora che il Tuo sorriso è quello di un Angelo, un Angelo vestito da “grande chef ”. Ti confesso un segreto Silva … se la tua divisa avesse le bretelle io non ci penserei un attimo a tirarti giù per condividere ancora questo nostro cammino insieme perchè quegli occhi che brillano e quel sorriso radioso io faccio proprio tanta fatica a non trovarli più.
Un abbraccio infinito
Affy

http://silvarigobello.com/2015/10/31/ricetta-damore/

(*) Mia moglie ti chiamava “Affy del mio cuore “e io so che aveva per te un affetto speciale.
Riuscirò col tempo a trovare la forza per leggere tutto il blog e capirò i sentimenti che aveva per te e le altre amiche e diventeranno i miei
Sto cercando un modo per stampare tutto quanto e ‘ stato scritto sul blog , in modo che nulla vada perso, vorrei poi in sua memoria farne un libro da riservare solo alle persone che lei amava e che l’amavano. La prima copia sarà per te se la vorrai
Non ti conosco ma dalle tue parole sento la vicinanza che avevi con il mio adorato amore.
Sai , tu non ci conoscevi, ma noi non eravamo solo sposi, amici, amanti, eravamo una cosa sola ed io ora non riesco a darmi pace, a capire, ad accettare, a credere, a continuare
Spero che il tuo mondo reale sia felice, il mio purtroppo si è fermato qui
Grazie delle tue parole e di quelle di tutte le altre amiche e amici che le seguite e le leggete con immutato piacere so che ne sarebbe contenta
Cercherò di rispondere a tutti se lei mi aiuterà.
Sai stamattina me la sono portata a casa, è qui vicino a me e mi suggerisce le parole che ti sto scrivendo
Buona notte dolce Affy
Lino Avanzi

Camminando …

Domanda: “Ciao, cosa fai di bello?”
A fine binario:Niente di particolare… parlo molto e scrivo”
Domanda: “Ma io intendevo… come lavoro”
A fine binario:Anch’io”   🙂

La mia avventura in rete cominciava così.

Mi chiedevo cosa sarebbe successo, se stavo andando dalla parte giusta, non vedevo occhi e nè sorrisi, non sentivo parole nè ascoltavo respiri.

Il sonno prepotente tardava ad arrivare e le dita affondavano rapide sulla tastiera.

Quando il silenzio apriva complice la notte alla luna era però come partire per un viaggio non pianificato.

Quanti viaggi da allora hanno annullato le distanze, incontri che hanno cambiato irrimediabilmente il modo di vedere e di pensare.

Sono passati due anni.

Ad ognuno di voi che mi ha accompagnata fin qui … grazie!   ❤

2015-01-03 17.33.14