Certe volte …

Certe volte scrivere è facile, certe volte lo è meno.

Il 1 marzo 2012 leggendo il tuo blog ero rimasta colpita da quel racconto così vicino alla mia vita e di getto avevo lasciato un commento. Galeotta fu Erzecovina.

In oltre cinque anni avevamo scoperto di avere diverse cose in comune.

Ricordi? Avevamo la stessa voglia di crederci sempre anche quando la vita si dimostrava disturbante perché, ci dicevamo, non bisogna mai perdere la speranza, sopravvivere si può.

E’ tuo l’ultimo commento al post “Per te” dedicato nel mese di maggio a mio padre ed ancora oggi non ci voglio e non ci posso credere. Cerco di far finta che non sia vero.

In una sera di agosto ti sei immerso in un luogo e in uno spazio senza frastuono.

Sono finite le nostre interminabili telefonate, le nostre lunghe lettere.

Cerco di trattenere in silenzio un’altra lacrima.

Inutilmente.

Ciao    Arthur

 

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Per te

Oggi ho rosicchiato al lavoro un po’ di tempo.

Lungo il tragitto da casa verso te penso a questa relazione a distanza che manteniamo, una traccia d’intimità fatta di ore che contengono una minuscola scheggia di felicità. La felicità non è peccato.

Mi piace raccontarti di me e di quello che c’è intorno a te.

Alcuni giorni fa qui, in questo posto calmo dove la vita scorre a ritmo lento, è arrivato un ragazzo. Oggi c’è una scritta a ricordarlo:

“Zitto zitto così me ne sono andato per via di una manaccia scellerata

che con una botta sola mi ha freddato, togliendomi il gusto della vita.

Ma non rimpiango tanto d’esser morto, lasciare questo mondo avido di pane,

quanto non mi perdono, a giusto o torto, di essere stato ammazzato come un cane”.

Ci sono storie che entrano nella memoria e non ne escono più. Fanno rintoccare paure che ci portiamo dentro alimentate anche da certe favole oscure che un tempo si raccontavano ai piccoli dove si narra di adulti cattivi da cui loro devono imparare a difendersi.

Seduta su un masso di pietra ti guardo fisso negli occhi. Occhi che sorridono come gli angoli della tua bocca. Conosco bene quello sguardo che mi regala una sensazione rassicurante capace di raddrizzare le idee contorte dando una sana scossa a quelle pigre. Ho una mappa interiore segnata dai confini dei vecchi punti di riferimento che non ho mai accantonato e tu, giocoliere fuoriclasse, riesci a tenere tutto in equilibrio.

E’ una conversazione silenziosa la nostra ma attraverso parole mute ho la capacità di imparare ancora qualcosa da te. Ci sono ricordi che emergono dall’oscurità della memoria che sembra di poterli nuovamente incontrare ma poi scivolano sparendo nell’oblio. Qualcuno però rimane a galla, sbilanciato a tuo favore.

A vivere si imparano un sacco di cose, il bello poi è raccontarle agli altri. Chissà se lo sai che in città stanno scomparendo le fontanelle e i gabinetti pubblici non ci sono già più.

In una canzone di Fabrizio De Andrè c’è un strofa che dice:

“Ninetta mia crepare di Maggio ci vuole tanto, troppo coraggio.

Ninetta bella, dritto all’inferno, avrei preferito andarci in inverno”.

Ecco perché oggi sono qui un po’ arrabbiata con te Papà che in un giorno di maggio hai lasciato per sempre la mia mano …

Affy

 

Che vita da … Donald!

Ciao,

sono ancora piccolino ma voglio ringraziarvi tutti per l’affetto che mi state dimostrando. 

La mia mamma non si sta prendendo troppa cura di me, mi lascia spesso solo e senza il suo calore.

Eppure, come potete vedere, sto benone. Mangio, bevo e mi diverto a giocare con Affy.

Stamattina, appena mi sono svegliato ero solo ed ho cercato di buttarmi giù dal vaso per richiamare l’attenzione di Affy ma poichè tardava ad arrivare ho iniziato a sbatacchiare forte le mie piccole ali. Lei è corsa da me e mi ha tenuto nella sua mano, al calduccio.

Per farmi dimenticare la continua assenza di mia madre  ha sistemato un carretto siciliano dentro il vaso ed io mi sono accomodato dentro il calesse. Come stavo bene così, io e lei, qualche minuto in panciolle in mezzo a tutti quei colori!

Mi ha lasciato anche un telefono così stanotte se ho paura la chiamo!

Un piccolo bacino ad ognuno di voi.

Ciao dal vostro Donald                           🙂

(cliccando sulle immagini mi vedrete meglio)

Martedì grasso ma non per tutti

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Ieri sera tra amici abbiamo festeggiato Carnevale.

Una grande abbuffata che è terminata con le classiche frappe fritte, castagnole fritte, ravioli fritti, frittelle fritte.

E, per me,  notte in bianco.

Questa mattina è presto, troppo presto. Prima di salire in ufficio faccio un giro al supermercato. L’insegna recita: “Il tuo market”, ma è solo una strategia d’attacco. In realtà è poco più che una grande bottega ma ha un’insegna vintage come quelle cose che durano nel tempo e che oggi sono spesso oggetto di scambio nei mercatini di antiquariato.

E’ al reparto della frutta che la vedo. E’ chiusa nel suo cappottino, un turbante di lana a raccogliere la bianca chioma. Si leva un guanto e conta poche monetine racchiuse nel palmo della mano destra. Sono di fronte a lei e lo sguardo mi cade su quella mano aperta, su quei pochi soldi che non arrivano neppure a due euro. Smarrita si guarda intorno e posa su una cassetta una busta bianca che contiene fette biscottate, marmellata e latte. Trattiene nelle mani soltanto due mele e un’arancia, la sua scelta d’acquisto.

Conosco il personale del supermercato e Sara è perspicace nell’incontrare il mio sguardo ed a capire la situazione. Rapida batte lo scontrino con la spesa abbandonata che le porgo. Vado fuori ad aspettare la signora e quando è a pochi passi da me le consegno il sacchetto.

Mi guarda sorpresa, imbarazzata.

Io non trovo le parole.

Le chiedo solo scusa.

far domande è un gioco dei bambini

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La figlia di una mia collega è una bimbetta curiosa. All’arrivo ti tempesta di baci salvo poi rifilarti in volata,  quando meno te l’aspetti, una domanda apparentemente innocua.

Prende fiato, mi guarda e …

“… ma tu zia Affy sei sempre calma?”

Ed io mi sento come quando il computer non parte. Poi gli assesti un colpo, un piccolo colpo di lato e il monitor si accende.

Guardo la piccola e penso a tutti i tentativi striduli per ritagliarmi un modello di persona calma. Tentativi naturalmente sconfitti che hanno lasciato il tempo ad una irritazione con la quale convivo in un equilibrio che mi rifiuto di spezzare.

Prendo fiato anch’io ed inizio ad elencarle tutte le piccole cose quotidiane che mi irritano:

  • mi irritano le persone arroganti e superficiali
  • mi irritano le persone che pretendono di entrare nei vagoni del treno o della metro prima di far scendere gli altri viaggiatori
  • mi irritano le persone che come avvoltoi te le ritrovi dietro al tavolo di un ristorante in attesa del posto che stai ancora occupando
  • mi irritano le persone che da un call center ad ogni ora,  nei momenti meno opportuni, ti chiamano per proporti un’offerta o sollecitare acquisti non richiesti
  • mi irritano le persone che amano alla follia gli animali ma pur possedendone non provvedono a raccogliere i loro bisogni
  • mi irritano le persone che all’interno di un supermercato conversano con persone occasionali al centro della corsia formando un’inutile fila
  • mi irritano quelli che dal finestrino dell’auto sputano
  • mi irrita chi nel parcheggiare occupa due spazi
  • mi irritano le persone che salgono su bus e metro nelle ore di punta con lo zaino sulle spalle e si muovono come cavalli
  • mi irritano quelli che vogliono venderti rose o collanine non richieste
  • mi irritano le persone che cercano a tutti i costi di apparire naturali perchè di se stesse accettano ben poco, persone leggere come filo di vento che non si sa da dove arriva e dove va.
  • mi irritano …

La bimbetta curiosa interrompe il mio elenco, fa volteggiare nell’aria un mestolo con la stessa maestrìa di chi fa della cucina un luogo di pensiero ed io la imprigiono dentro il mio abbraccio.

Mi guarda con aria furba e mi tempesta di baci.

Prende nuovamente fiato.

Ci siamo.

Un’altra domanda apparentemente innocua è già sospesa nell’aria …       🙂

Non si vede bene che col cuore

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Avrei voluto averti ancora per continuare incursioni dentro mondi diversi. Ricordi?  il nostro modo di essere non ha vissuto le trasformazioni  della tecnologia perché nel tempo è stato capace di smuovere emozioni vere, reali.

Tra noi una sottotraccia comune dove tu eri il talento pieno di passioni ed io una semplice apprendista. Imperfezioni capaci  di regalarci attimi di felicità.

Ancora oggi, ad un anno di distanza, mentre cammino con le mie debolezze torno spesso da te nella tua casa virtuale per ritrovare l’incanto di una fiaba, l’energia e il coraggio, l’idea che da qualche parte ci sia una persona che è la risposta a tutto.

C’è una panchina vuota nell’immagine ma non importa … “non si vede bene che col cuore, l’essenziale è invisibile agli occhi”.

Dal mio cuore tu non sei mai andata via.

Ciao Silva