Per te

Oggi ho rosicchiato al lavoro un po’ di tempo.

Lungo il tragitto da casa verso te penso a questa relazione a distanza che manteniamo, una traccia d’intimità fatta di ore che contengono una minuscola scheggia di felicità. La felicità non è peccato.

Mi piace raccontarti di me e di quello che c’è intorno a te.

Alcuni giorni fa qui, in questo posto calmo dove la vita scorre a ritmo lento, è arrivato un ragazzo. Oggi c’è una scritta a ricordarlo:

“Zitto zitto così me ne sono andato per via di una manaccia scellerata

che con una botta sola mi ha freddato, togliendomi il gusto della vita.

Ma non rimpiango tanto d’esser morto, lasciare questo mondo avido di pane,

quanto non mi perdono, a giusto o torto, di essere stato ammazzato come un cane”.

Ci sono storie che entrano nella memoria e non ne escono più. Fanno rintoccare paure che ci portiamo dentro alimentate anche da certe favole oscure che un tempo si raccontavano ai piccoli dove si narra di adulti cattivi da cui loro devono imparare a difendersi.

Seduta su un masso di pietra ti guardo fisso negli occhi. Occhi che sorridono come gli angoli della tua bocca. Conosco bene quello sguardo che mi regala una sensazione rassicurante capace di raddrizzare le idee contorte dando una sana scossa a quelle pigre. Ho una mappa interiore segnata dai confini dei vecchi punti di riferimento che non ho mai accantonato e tu, giocoliere fuoriclasse, riesci a tenere tutto in equilibrio.

E’ una conversazione silenziosa la nostra ma attraverso parole mute ho la capacità di imparare ancora qualcosa da te. Ci sono ricordi che emergono dall’oscurità della memoria che sembra di poterli nuovamente incontrare ma poi scivolano sparendo nell’oblio. Qualcuno però rimane a galla, sbilanciato a tuo favore.

A vivere si imparano un sacco di cose, il bello poi è raccontarle agli altri. Chissà se lo sai che in città stanno scomparendo le fontanelle e i gabinetti pubblici non ci sono già più.

In una canzone di Fabrizio De Andrè c’è un strofa che dice:

“Ninetta mia crepare di Maggio ci vuole tanto, troppo coraggio.

Ninetta bella, dritto all’inferno, avrei preferito andarci in inverno”.

Ecco perché oggi sono qui un po’ arrabbiata con te Papà che in un giorno di maggio hai lasciato per sempre la mia mano …

Affy

 

Che vita da … Donald!

Ciao,

sono ancora piccolino ma voglio ringraziarvi tutti per l’affetto che mi state dimostrando. 

La mia mamma non si sta prendendo troppa cura di me, mi lascia spesso solo e senza il suo calore.

Eppure, come potete vedere, sto benone. Mangio, bevo e mi diverto a giocare con Affy.

Stamattina, appena mi sono svegliato ero solo ed ho cercato di buttarmi giù dal vaso per richiamare l’attenzione di Affy ma poichè tardava ad arrivare ho iniziato a sbatacchiare forte le mie piccole ali. Lei è corsa da me e mi ha tenuto nella sua mano, al calduccio.

Per farmi dimenticare la continua assenza di mia madre  ha sistemato un carretto siciliano dentro il vaso ed io mi sono accomodato dentro il calesse. Come stavo bene così, io e lei, qualche minuto in panciolle in mezzo a tutti quei colori!

Mi ha lasciato anche un telefono così stanotte se ho paura la chiamo!

Un piccolo bacino ad ognuno di voi.

Ciao dal vostro Donald                           🙂

(cliccando sulle immagini mi vedrete meglio)

Martedì grasso ma non per tutti

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Ieri sera tra amici abbiamo festeggiato Carnevale.

Una grande abbuffata che è terminata con le classiche frappe fritte, castagnole fritte, ravioli fritti, frittelle fritte.

E, per me,  notte in bianco.

Questa mattina è presto, troppo presto. Prima di salire in ufficio faccio un giro al supermercato. L’insegna recita: “Il tuo market”, ma è solo una strategia d’attacco. In realtà è poco più che una grande bottega ma ha un’insegna vintage come quelle cose che durano nel tempo e che oggi sono spesso oggetto di scambio nei mercatini di antiquariato.

E’ al reparto della frutta che la vedo. E’ chiusa nel suo cappottino, un turbante di lana a raccogliere la bianca chioma. Si leva un guanto e conta poche monetine racchiuse nel palmo della mano destra. Sono di fronte a lei e lo sguardo mi cade su quella mano aperta, su quei pochi soldi che non arrivano neppure a due euro. Smarrita si guarda intorno e posa su una cassetta una busta bianca che contiene fette biscottate, marmellata e latte. Trattiene nelle mani soltanto due mele e un’arancia, la sua scelta d’acquisto.

Conosco il personale del supermercato e Sara è perspicace nell’incontrare il mio sguardo ed a capire la situazione. Rapida batte lo scontrino con la spesa abbandonata che le porgo. Vado fuori ad aspettare la signora e quando è a pochi passi da me le consegno il sacchetto.

Mi guarda sorpresa, imbarazzata.

Io non trovo le parole.

Le chiedo solo scusa.

far domande è un gioco dei bambini

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La figlia di una mia collega è una bimbetta curiosa. All’arrivo ti tempesta di baci salvo poi rifilarti in volata,  quando meno te l’aspetti, una domanda apparentemente innocua.

Prende fiato, mi guarda e …

“… ma tu zia Affy sei sempre calma?”

Ed io mi sento come quando il computer non parte. Poi gli assesti un colpo, un piccolo colpo di lato e il monitor si accende.

Guardo la piccola e penso a tutti i tentativi striduli per ritagliarmi un modello di persona calma. Tentativi naturalmente sconfitti che hanno lasciato il tempo ad una irritazione con la quale convivo in un equilibrio che mi rifiuto di spezzare.

Prendo fiato anch’io ed inizio ad elencarle tutte le piccole cose quotidiane che mi irritano:

  • mi irritano le persone arroganti e superficiali
  • mi irritano le persone che pretendono di entrare nei vagoni del treno o della metro prima di far scendere gli altri viaggiatori
  • mi irritano le persone che come avvoltoi te le ritrovi dietro al tavolo di un ristorante in attesa del posto che stai ancora occupando
  • mi irritano le persone che da un call center ad ogni ora,  nei momenti meno opportuni, ti chiamano per proporti un’offerta o sollecitare acquisti non richiesti
  • mi irritano le persone che amano alla follia gli animali ma pur possedendone non provvedono a raccogliere i loro bisogni
  • mi irritano le persone che all’interno di un supermercato conversano con persone occasionali al centro della corsia formando un’inutile fila
  • mi irritano quelli che dal finestrino dell’auto sputano
  • mi irrita chi nel parcheggiare occupa due spazi
  • mi irritano le persone che salgono su bus e metro nelle ore di punta con lo zaino sulle spalle e si muovono come cavalli
  • mi irritano quelli che vogliono venderti rose o collanine non richieste
  • mi irritano le persone che cercano a tutti i costi di apparire naturali perchè di se stesse accettano ben poco, persone leggere come filo di vento che non si sa da dove arriva e dove va.
  • mi irritano …

La bimbetta curiosa interrompe il mio elenco, fa volteggiare nell’aria un mestolo con la stessa maestrìa di chi fa della cucina un luogo di pensiero ed io la imprigiono dentro il mio abbraccio.

Mi guarda con aria furba e mi tempesta di baci.

Prende nuovamente fiato.

Ci siamo.

Un’altra domanda apparentemente innocua è già sospesa nell’aria …       🙂

Non si vede bene che col cuore

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Avrei voluto averti ancora per continuare incursioni dentro mondi diversi. Ricordi?  il nostro modo di essere non ha vissuto le trasformazioni  della tecnologia perché nel tempo è stato capace di smuovere emozioni vere, reali.

Tra noi una sottotraccia comune dove tu eri il talento pieno di passioni ed io una semplice apprendista. Imperfezioni capaci  di regalarci attimi di felicità.

Ancora oggi, ad un anno di distanza, mentre cammino con le mie debolezze torno spesso da te nella tua casa virtuale per ritrovare l’incanto di una fiaba, l’energia e il coraggio, l’idea che da qualche parte ci sia una persona che è la risposta a tutto.

C’è una panchina vuota nell’immagine ma non importa … “non si vede bene che col cuore, l’essenziale è invisibile agli occhi”.

Dal mio cuore tu non sei mai andata via.

Ciao Silva   

… e ancora “Amicizia” – “Tag d’Arte” –

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Apprezzo molto il gesto dell’amica Carla che attraverso un tag accarezza un tema importante, quello dell’Amicizia. L’Amicizia è un dono. Non ho dimenticato le volte che ho ritirato quel dono con imbarazzo ritenendolo immeritato e altre volte quando l’ho invece accettato con eterna gratitudine.

Regole:
Utilizza il logo
Menziona chi lo ha creato ( https://ladimoradelpensiero.wordpress.com ) e ringrazia chi ti nomina
Coinvolgi una persona amica
Rispondi alle 10 domande
Nomina 10 bloggers e avvisali della nomination

E proprio perché si parla di amicizia mi è piaciuta la sua idea di coinvolgere una persona amica per una partecipazione all’unisono.

Con me partecipa Fotograffio, valido pilastro sempre presente dietro le quinte del blog.

Domande e risposte:

1 – Quando e dove vi siete conosciute/i?
Affy: Lavoriamo nella stessa Azienda.

Fotograffio: Lo ha detto lei, lavoriamo dentro la stessa baracca.

2 – Cosa ti ha colpito di lei/lui da farla/lo diventare tua/o Amica/o?
Affy: Le sue gesta non passano mai inosservate e poi è una persona molto simpatica, professionalmente preparata, brillante, disponibile.

Fotograffio: Con la sua predisposizione a stare vicina agli altri, oltre tutti i luoghi comuni, riesci a sentire Affy proprio vicina. E per stare vicina ad un orso come me, credetemi, ci vuole una marcia in più che non sia né una ridotta né la retromarcia.

3 – Da quanti anni dura la vostra amicizia?
Affy: La matematica è una materia che è sempre sfuggita dalla mia memoria, sono anni che ci sopportiamo con grande reciproco … coraggio.

Fotograffio: A me neppure di striscio la matematica mi ha sfiorato per cui non ricordando gli esordi posso affermare con certezza che la nostra amicizia durerà fino alla morte sopportandoci sempre con grande reciproco coraggio.

4 – Tre parole per sottolineare i suoi pregi.
Affy: Lui è un leader in ogni situazione, sempre presente ma in modo non ossessivo e sa risolvere in poco tempo un qualsiasi imprevisto.

Fotograffio: Lei è capace di galleggiare sopra ogni tempesta, prepara dolcetti da favola e poi è un’ottima “zia” naturale o acquisita.

5- Tre parole per sottolineare i suoi difetti.
Affy: E’ un fumatore, è un Ducatista-dipendente, legge solo libri tecnici, storici e riviste specializzate.

Fotograffio: Affy non ha il senso dell’orientamento per cui mai lasciarla entrare da sola in un centro commerciale perché non uscirà più da quella stessa porta. Quando per strada incontra un cane a passeggio con il legittimo proprietario, anche se è in ritardo, si ferma sempre per una carezza (al cane s’intende!). Tra la grappa e il limoncello preferisce … il limoncello, ma dico “come si può”?

6 – Racconta un aneddoto del passato.
Affy: In procinto di partire per il mare durante una pausa di lavoro Fotograffio si è recato in un negozio specializzato ed ha acquistato una maschera subacquea. Tornato in ufficio,  è andato in bagno, ha messo il tappo al lavandino, ha lasciato scorrere abbondante acqua ed ha provato la maschera con la faccia immersa nel lavabo per sincerarsi della sua perfetta tenuta. Preso dall’entusiasmo, ancora con indosso sul viso la maschera di colore giallo e il tubo nero, tutto gocciolante è entrato nella nostra stanza gridando “eureka, tiene che è una bellezza”. Nella stanza era presente un altezzoso Dirigente che ci stava illustrando la possibilità di dover partecipare ad un corso sul tema della comunicazione. Alla comparsa di Fotograffio ha ritenuto bene di sollevarci da quelle sedute constatando che sulla comunicazione non avevamo niente di nuovo da apprendere, comunicavamo perfettamente “senza parole”… è andato via che rideva come non lo avevamo mai visto!

Fotograffio: Sono amante delle due ruote e sono iscritto a un motoclub. Qualche tempo fa  ho invitato Affy a partecipare ad un motoraduno ben organizzato ma piuttosto lontano, lei non sapeva che tra i vari riconoscimenti sarebbe stata premiata anche la ragazza- passeggero con il maggior numero di chilometri percorsi tra la  città di partenza e l’arrivo nella città di destinazione e vedere la sua espressione imbarazzata e stupita nel ritirare il premio è un ricordo bellissimo che mi porto dietro.

7 – Attribuiscile/gli una dote che pensi possiedano poche persone.
Affy: E’ un grande appassionato di musica e con la chitarra sa intrattenere piacevolmente gli amici.

Fotograffio: Riesce a vedere un arcobaleno nella più cupa delle giornate.

8 – Che lavoro avrebbe voluto fare da grande?
Affy: Lo scansafatiche tipo “collaudatore di materassi” 24 ore su 24.

Fotograffio: La veterinaria. Ai bipedi non dedica molto tempo ma ai quattrozampe sì.

9 – Come si è evoluta la vostra amicizia?
Affy: Tanti momenti di mutuo soccorso dovuti a cause più disparate hanno cementato un’amicizia che è andata via via crescendo.

Fotograffio: A piccoli passi ma con grande determinazione. Sapevo di poter contare su di lei e lei non è mai venuta meno … alla mia conta!

10 – L’ultima volta che l’hai fatta/o ridere?
Affy: Quando gli ho ricordato di prendersi un nuovo costume-pantaloncino per il mare. Al precedente aveva tagliato la parte interna bianca traforata (e contenitiva) perché, a suo avviso, stringeva troppo! Il risultato si può immaginare …

Fotograffio: Ieri, ora di pranzo. Compro un bel cocco consigliatomi dal fruttivendolo all’angolo della piazza: “lo prenda che è bello dissetante”. Affy sceglie invece delle pesche succulente. Tornati in ufficio, rigiro il cocco tra le mani in attesa di un’ispirazione che mi suggerisca come aprirlo. Lo giro e lo rigiro, niente da fare, prenderei volentieri  la mira dalla finestra, cocco in mano, verso la frutteria. Affy sbuccia invece con grande tranquillità le percoche :“belle dissetanti ma soprattutto tenere, non come … ” dice sibillina, sottovoce, poi me ne porge diversi spicchi. E lo fa col suo modo di fare … sempre maledettamente … ridendo!

Grazie Carla  

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Apprezzo e ringrazio   Laura   che mi ha nominata per questo insolito tag:

LE REGOLE:

Usare l’immagine
ringraziare chi ti ha taggato
rispondere alla domanda
taggare chiunque tu voglia

LA DOMANDA:

In quale opera d’arte riconosci maggiormente te stesso/un tuo personaggio/un tuo amico?

In quale opera d’arte riconosco me stessa:  mi riconosco in questa opera di un pittore sconosciuto a tutti ma non a me. L’ho conosciuto tempo fa e tra una chiacchierata e l’altra gli ho raccontato della mia Sicilia, di un posto al mare al quale sono troppo affezionata. Un luogo che è arsura in un paradiso d’acqua. Gli ho descritto le casette che scendono a picco sul mare, le barchette a vela che sostano sull’acqua limpida, i gerani e i fichi d’india che adornano i vialetti e le ringhiere. Qualche giorno dopo mi ha regalato questo quadro che mi ha lasciata proprio senza parole, ha dipinto attraverso i miei occhi!

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In quale opera d’arte riconosco un mio personaggio … e chi meglio di lui? Veee …. che bellino!   🙂

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In quale opera d’arte riconosco un mio amico.

Un’opera d’arte? E chi si azzarda! Questo è un mio brutto disegno, lo ammetto, rappresenta indegnamente la “Fontana del Tritone” di Gian Lorenzo Bernini ed io idealmente lo dedico a Fotograffio in tutto il suo splendore … ora va a capire se è lui che non splende o io che non so disegnare!    🙂

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Grazie Laura!  

Nomino tutti i miei amici-blogger a partecipare, non sono proprio in grado di scegliere.

Un abbraccio grande grande da Affy